Il lavoro irregolare nelle campagne, il caporalato, le condizioni dei lavoratori stranieri e la prevenzione degli infortuni. Sono alcuni dei temi al centro della missione che ieri, lunedì 12 ottobre, ha portato ad Asti la presidenza della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Le audizioni si sono svolte nella sede della Prefettura, alla presenza del prefetto Claudio Ventrice, dell’onorevole Chiara Gribaudo, dei parlamentari astigiani Marcello Coppo e Andrea Giaccone, insieme ai rappresentanti delle forze dell’ordine, degli enti preposti alla vigilanza e delle organizzazioni sindacali e datoriali.
"La prefettura di Asti si è rimboccata le maniche e sta facendo un lavoro importante, serve però sostenere il lavoro agricolo e al contempo dare dignità a chi lavora sul territorio e merita di non entrare in circuiti di caporalato lavorativo e abitativo", dice Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia.
La deputata piemontese non nega ci siano criticità. "Nell’Astigiano è stata attivata la rete del lavoro agricolo di qualità all’Inps, una legge disattesa in altri territori", sottolinea.
Restano le criticità dei Cas, spesso contenitori di lavoro nero: "Una prassi che accomuna l’intero stivale e che va contrastata con ogni mezzo anche se si scontra con una legislazione che lascia ancora troppo a desiderare, come il famigerato Decreto Flussi", ha rimarcato.
La tappa astigiana si inserisce in una missione più ampia, che nella stessa giornata ha interessato anche Saluzzo e Cuneo. L’obiettivo è raccogliere elementi utili all’attività parlamentare, approfondendo le condizioni di lavoro nei settori più esposti allo sfruttamento e verificando l’efficacia degli strumenti di controllo e prevenzione.
I dati hanno raccontato una fotografia articolata della situazione provinciale, con dati relativi agli infortuni, all’attività ispettiva e alle iniziative messe in campo negli ultimi anni. Un quadro che restituisce l’impegno delle istituzioni, ma evidenzia anche la persistenza di fenomeni irregolari e la necessità di mantenere alta l’attenzione.
Un'attività di controllo costante e rigorosa che riceve finalmente il plauso unanime delle istituzioni centrali. Durante le recenti audizioni con i vertici nazionali, l'operato della task force coordinata dalla prefettura di Asti è stato al centro di ripetuti apprezzamenti, evidenziando il valore strategico di un modello operativo unico nel suo genere come ha spiegato il prefetto Claudio Ventrice, che sottolinea l'unicità dell'esperienza astigiana nel panorama istituzionale: “Sono veramente contento ed emozionato perché finalmente qualcuno degli onorevoli ha elogiato il lavoro che è stato fatto in questi tre anni da quando io mi sono inventato la task force”. Un impegno quotidiano focalizzato sul contrasto al lavoro nero, al lavoro irregolare e al caporalato.
L'efficacia del metodo risiede nella sinergia interforze e nel coinvolgimento diretto degli enti di vigilanza. Come evidenziato dal prefetto: “Noi ci sentiamo anche molto più sicuri e protetti quando usciamo tutti insieme, perché in effetti abbiamo uno strumento importante nel fare il nostro lavoro con maggiore serenità”.
Nel corso delle audizioni con il direttore generale dell'Asl At, i vertici dello Spresal, dell'Inail, dell'Inps e la presidenza della provincia, è emersa con forza una criticità strutturale che penalizza l'efficacia dei controlli: la cronica carenza di personale ispettivo.
Un problema che limita la frequenza degli interventi rispetto al potenziale operativo della task force. A tal proposito, lo stesso prefetto ha lanciato un appello chiaro alle istituzioni parlamentari: “Se riuscissimo a lavorare in formazione completa, possiamo fare tantissimo, anziché uscire una volta al mese possiamo uscire una volta ogni quindici giorni”.
Nonostante le difficoltà legate agli organici ridotti, l'azione della prefettura ha prodotto risultati di rilievo attraverso sanzioni amministrative e provvedimenti rigorosi, tra cui la sospensione delle attività nei casi più gravi previsti dalla normativa vigente. Un'attività preventiva e repressiva che punta a ristabilire le regole della legalità e della concorrenza leale sul territorio.
Il lavoro grigio dopo la riduzione del lavoro nero
Uno degli aspetti più significativi riguarda il settore agricolo, comparto centrale per l’economia dell’Astigiano e particolarmente esposto al rischio di sfruttamento, soprattutto durante la vendemmia.
Secondo quanto riportato sulla base delle informazioni della Prefettura, i controlli avrebbero contribuito a una riduzione del lavoro nero nelle attività agricole. Il fenomeno, tuttavia, non sarebbe scomparso, ma avrebbe assunto forme meno immediatamente riconoscibili.
L'attenzione si sta infatti spostando sul cosiddetto lavoro grigio, una condizione nella quale il rapporto lavorativo risulta formalmente regolare, ma una parte dell'attività effettivamente svolta non viene dichiarata o retribuita secondo le disposizioni vigenti.
Il lavoratore può quindi avere un contratto e una posizione contributiva, senza che tutte le ore effettivamente lavorate risultino registrate.
Una distinzione importante, perché rende più complessa l'individuazione delle irregolarità e richiede controlli capaci di andare oltre la semplice verifica della presenza di un contratto.
La questione assume particolare rilevanza nelle campagne astigiane, dove la frammentazione delle aziende, la stagionalità delle attività e la necessità di reperire manodopera nei periodi di maggiore lavoro possono rendere più difficile intercettare le situazioni di sfruttamento.
Negli ultimi anni il territorio è stato interessato anche da episodi di lavoro irregolare nelle vigne del Monferrato e del Canellese. Nel settembre 2025, secondo la rassegna stampa raccolta nel dossier, un controllo della Guardia di Finanza tra Bubbio, Loazzolo e Canelli aveva portato a individuare 10 lavoratori in nero su 30 controllati, con sanzioni alle imprese per oltre 128 mila euro.
Nel luglio 2026, invece, le cronache avevano riportato il caso di 23 lavoratori irregolari individuati nelle vigne. Episodi che confermano la necessità di un'attività di vigilanza costante, anche nei periodi in cui la domanda di manodopera aumenta sensibilmente.
I numeri dell'Ispettorato: irregolarità in oltre tre controlli su quattro
Un altro elemento centrale riguarda l'attività dell'Ispettorato territoriale del lavoro di Asti-Alessandria.
I dati mostrano che nel 2024 sono state chiuse 236 pratiche ispettive, delle quali 176 con irregolarità. La percentuale si è attestata al 74,03%.
Nel 2025 le pratiche chiuse sono state 228, con 169 casi irregolari, pari al 77,10%. Nei primi mesi del 2026, fino al periodo considerato nel dossier, il dato era del 74,23%, con 123 pratiche irregolari su 168 concluse.
Si tratta di percentuali riferite alle pratiche ispettive chiuse, non all'intero universo delle imprese presenti sul territorio.
Per quanto riguarda il numero degli accessi ispettivi, la sede di Asti ne ha effettuati 324 nel 2024 e 326 nel 2025. Nel 2026, fino al 26 settembre, gli accessi erano 278.
Nello stesso periodo, l'Ispettorato ha rilevato violazioni amministrative, irregolarità in materia di salute e sicurezza e situazioni tali da determinare la sospensione delle attività imprenditoriali.
Nel dettaglio, i provvedimenti di sospensione sono stati 12 nel 2024, 31 nel 2025 e 25 nei primi nove mesi del 2026. Le sospensioni possono essere disposte, tra gli altri casi previsti dalla normativa, in presenza di lavoro nero o di gravi violazioni in materia di sicurezza.
Un dato che evidenzia quanto il contrasto alle irregolarità lavorative sia strettamente connesso alla tutela dell'incolumità dei dipendenti.
La task force della Prefettura e i controlli congiunti
Per affrontare le criticità, la Prefettura di Asti ha costruito negli anni un sistema di collaborazione tra istituzioni e organismi di vigilanza.
Tra gli strumenti principali figurano il protocollo d'intesa per la promozione del lavoro regolare in agricoltura, avviato nel 2020 e aggiornato nel 2021, la task force interistituzionale attivata nel 2022 e l'Osservatorio provinciale per il monitoraggio degli infortuni sul lavoro, costituito nel 2024.
La task force riunisce competenze diverse, coinvolgendo forze dell'ordine, Ispettorato del lavoro, S.Pre.S.A.L., INPS e INAIL. La collaborazione permette di integrare le rispettive attività e di programmare verifiche mirate nelle realtà considerate più esposte al rischio di irregolarità.
Secondo i dati dell'Ispettorato, da gennaio 2024 a settembre 2026 sono stati effettuati 31 controlli congiunti con gli altri enti e 14 ulteriori accessi programmati nell'ambito della task force. Le verifiche hanno interessato complessivamente 52 aziende.
Nel 68% dei controlli sono state riscontrate violazioni in materia di lavoro o di salute e sicurezza.
Anche l'Arma dei Carabinieri ha fornito alla Commissione i dati relativi alle attività svolte tra il 1° gennaio 2024 e il 30 settembre 2026. La relazione documenta 56 controlli, con 31 situazioni irregolari o illecite e 33 persone denunciate.
Le verifiche hanno riguardato 17 aziende agricole, 22 cantieri edili e 17 esercizi pubblici. Nel periodo considerato sono state inoltre disposte dieci sospensioni di attività, mentre le ammende complessivamente comminate ammontano a 326.533 euro e le sanzioni amministrative a 218.058 euro.
Sono cifre che comprendono diversi settori economici e differenti tipologie di violazione. Non riguardano, quindi, esclusivamente il lavoro agricolo, ma contribuiscono a delineare l'impegno delle forze dell'ordine nel contrasto al lavoro sommerso e nella verifica del rispetto delle norme di sicurezza.
La sicurezza sul lavoro: nel 2025 quasi 1.850 denunce di infortunio
Il secondo grande fronte toccato dalla Commissione riguarda la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.
I dati INAIL inseriti nel dossier, aggiornati al 30 aprile 2026 per il biennio consolidato, indicano che nella provincia di Asti le denunce di infortunio sono state 1.812 nel 2024 e 1.841 nel 2025, con un aumento dell'1,6%.
Il dato comprende sia gli infortuni avvenuti durante l'attività lavorativa sia quelli verificatisi nel tragitto casa-lavoro.
Gli eventi mortali denunciati sono stati sette nel 2024 e cinque nel 2025. La riduzione numerica non elimina la rilevanza del fenomeno, soprattutto considerando la gravità delle conseguenze per i lavoratori e le loro famiglie.
Nel settore agricolo le denunce sono passate da 139 nel 2024 a 150 nel 2025, con un incremento del 7,9%. In entrambi gli anni è stato registrato un infortunio mortale nella gestione assicurativa agricola.
Un altro elemento da considerare è l'andamento delle malattie professionali denunciate: nel complesso provinciale sono salite da 112 nel 2024 a 176 nel 2025, con un incremento del 57,1%.
Si tratta di denunce, non necessariamente di casi già riconosciuti dall'INAIL. La distinzione è importante per leggere correttamente i numeri, ma l'aumento segnala comunque la necessità di mantenere alta l'attenzione sui rischi professionali e sulle patologie legate alle condizioni di lavoro.
Per il 2026, i dati disponibili nel dossier sono provvisori e riferiti ai primi sette mesi. L'INAIL invita pertanto alla cautela nel confrontarli con quelli degli anni precedenti, soprattutto per quanto riguarda gli infortuni mortali, numericamente limitati e soggetti a variazioni durante la trattazione delle pratiche.
Lavoratori stranieri e difficoltà nel conoscere i propri diritti
Il dossier dedica spazio anche alle iniziative rivolte ai lavoratori stranieri, spesso impiegati nelle attività agricole stagionali.
Tra queste figura Common Ground, progetto finanziato con fondi europei e promosso sul territorio astigiano dalla Prefettura, con la collaborazione della Regione Piemonte e il coinvolgimento di enti e associazioni impegnati nella prevenzione dello sfruttamento.
L'iniziativa ha previsto incontri informativi nei Centri di accoglienza straordinaria, con l'obiettivo di spiegare ai lavoratori i principali aspetti della normativa italiana: contratti, retribuzioni, diritti previdenziali, tutela infortunistica e sicurezza negli ambienti di lavoro.
Tra novembre 2023 e dicembre 2024, i referenti dell'INAIL di Asti e dell'Ispettorato del lavoro hanno visitato 18 centri di accoglienza del territorio, coinvolgendo circa 290 persone.
Dagli incontri sono emerse alcune criticità: lavoratori che lamentavano differenze tra le ore effettivamente lavorate e quelle registrate, dubbi sul trattamento salariale e difficoltà nel comprendere se il proprio rapporto fosse regolare. In diversi casi, le persone ascoltate dichiaravano di non avere mai firmato un contratto o di non possederne una copia.
Sono aspetti che mostrano come il contrasto allo sfruttamento non possa basarsi esclusivamente sulle ispezioni. Accanto alla repressione delle violazioni servono informazione, assistenza e strumenti che permettano ai lavoratori di conoscere i propri diritti e di segnalare eventuali abusi.
La disponibilità di alloggi adeguati, la possibilità di raggiungere i luoghi di lavoro e l'accesso ai servizi rappresentano, inoltre, elementi che possono incidere concretamente sulle condizioni di vita e sulla possibilità di sottrarsi a situazioni di dipendenza.
Asti Si'cura e la prevenzione degli infortuni
Nel quadro delle iniziative locali rientra anche Asti Si'cura, il percorso promosso sotto l'egida della Prefettura per diffondere la cultura della sicurezza e prevenire gli incidenti.
Il progetto coinvolge istituzioni, enti, associazioni, organizzazioni sindacali e scuole, con attività formative e momenti di confronto rivolti sia ai lavoratori sia alle nuove generazioni.
La terza edizione è prevista dal 19 al 24 ottobre 2026, in concomitanza con la Settimana europea per la salute e la sicurezza sul lavoro.
L'iniziativa si affianca all'attività dell'Osservatorio provinciale, che ha il compito di monitorare l'andamento degli infortuni e contribuire all'individuazione delle strategie di prevenzione.
Il principio alla base di questi strumenti è che la sicurezza non può essere affrontata soltanto dopo un incidente, ma deve entrare stabilmente nell'organizzazione del lavoro, attraverso formazione, controlli e responsabilità condivise.
Il confronto con sindacati e associazioni datoriali
Le audizioni in Prefettura hanno coinvolto anche i rappresentanti delle organizzazioni sindacali e delle associazioni del mondo agricolo e produttivo.
Al tavolo erano previsti gli interventi di FLAI CGIL, FAI CISL e UILA Piemonte, insieme ai rappresentanti di Cia, Confagricoltura, Coldiretti e della Camera di commercio di Alessandria-Asti.
Il confronto tra queste realtà è particolarmente importante in un territorio nel quale il settore vitivinicolo rappresenta una componente fondamentale dell'economia, ma nel quale occorre anche garantire che la ricerca di manodopera e la competitività delle imprese non si traducano in condizioni di lavoro irregolari.
Il dossier ricostruisce, del resto, una situazione che non riguarda soltanto le campagne. Tra le questioni affrontate negli atti parlamentari relativi alla provincia figurano anche vertenze industriali, crisi occupazionali e difficoltà nei servizi, dai lavoratori del macello di Baldichieri alle procedure che hanno interessato il comparto dei call center.
La tutela del lavoro, quindi, comprende sia il contrasto allo sfruttamento sia la salvaguardia dei diritti contrattuali, della continuità occupazionale e della sicurezza nei diversi contesti produttivi.
La missione della Commissione parlamentare rappresenta un'occasione per mettere a confronto i dati e le esperienze raccolte sul territorio, verificando gli strumenti già attivi e individuando eventuali ulteriori interventi.
Il punto centrale resta la capacità di trasformare i controlli in una tutela effettiva: non soltanto individuare le violazioni, ma fare in modo che il lavoro regolare, la prevenzione degli infortuni e il rispetto dei diritti diventino condizioni concrete per chi opera nelle aziende dell'Astigiano.