Il Piemonte passa dalla zona gialla a quella arancione nella mappa del rischio di morte sul lavoro elaborata dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering. Nei primi otto mesi del 2026 le vittime sono state 58, contro le 53 registrate nello stesso periodo del 2025, con un incremento del 9,4%. Anche l’incidenza regionale della mortalità supera la media nazionale: 22 decessi ogni milione di occupati, contro 20,9.
È quanto emerge dall’analisi statistica relativa al periodo gennaio-agosto 2026. Il quadro riguarda anche l’Astigiano, dove i morti sul lavoro complessivi sono passati da due a tre. La provincia si trova in zona arancione per incidenza degli infortuni mortali avvenuti durante l’attività lavorativa, mentre Vercelli, Cuneo e Alessandria sono classificate in zona rossa.
Piemonte, 58 vittime tra lavoro e spostamenti
Dei 58 decessi registrati in Piemonte, 41 sono avvenuti in occasione di lavoro, tre in più rispetto ai 38 dello stesso periodo del 2025, con un aumento del 7,9%. Altri 17 sono avvenuti in itinere, cioè durante gli spostamenti, contro i 15 dell’anno precedente, con una crescita del 13,3%.
Nel dettaglio, tra gli infortuni mortali avvenuti durante l’attività lavorativa, i casi senza mezzo di trasporto coinvolto sono rimasti 31, mentre quelli con mezzo di trasporto sono aumentati da sette a dieci, pari al 42,9% in più.
Per gli incidenti in itinere, i decessi senza mezzo di trasporto coinvolto sono passati da sette a otto, mentre quelli con mezzo di trasporto da otto a nove.
Il dato complessivo evidenzia quindi un aumento della mortalità rispetto al 2025, con una crescita sia degli incidenti avvenuti durante il lavoro sia di quelli verificatisi nel tragitto.
Asti, tre morti sul lavoro e un’incidenza raddoppiata
Per la provincia di Asti il rapporto Vega registra tre infortuni mortali complessivi tra gennaio e agosto 2026, contro i due dello stesso periodo dell’anno precedente: un incremento del 50%.
Considerando esclusivamente i decessi avvenuti in occasione di lavoro, i casi passano invece da uno a due, con un aumento del 100%. Il dato non comprende gli incidenti mortali in itinere.
Anche l’indice di incidenza della mortalità durante l’attività lavorativa evidenzia una crescita significativa: da 10,8 a 21,6 decessi ogni milione di occupati. Il valore colloca Asti in zona arancione e risulta leggermente superiore alla media nazionale di 20,9.
Il dato va letto distinguendo tra numeri assoluti e incidenza: quest’ultima rapporta i decessi alla popolazione occupata e permette quindi di confrontare territori con dimensioni differenti.
Vercelli, Cuneo e Alessandria in zona rossa
La situazione varia sensibilmente tra le province piemontesi. Vercelli registra un’incidenza di 71,7 decessi ogni milione di occupati, rispetto ai 14,7 del 2025. È il valore più alto tra quelli riportati nel prospetto provinciale e supera di oltre tre volte la media nazionale.
Segue Cuneo, con un’incidenza di 36,9, in aumento rispetto a 34,3. Alessandria si attesta invece a 28,0, in lieve diminuzione rispetto al 28,7 dell’anno precedente. Entrambe le province sono in zona rossa.
Dopo Asti, in zona arancione, si trova Torino, in zona gialla con un’incidenza di 17,9, contro 16,7 nel 2025. In zona bianca figurano Novara, con 12,4, Biella e Verbano-Cusio-Ossola, entrambe con un’incidenza pari a zero nel periodo considerato.
Quest’ultimo dato indica che nel periodo analizzato non sono stati registrati decessi in occasione di lavoro nelle due province, non che siano necessariamente assenti altri tipi di infortunio.
I numeri assoluti nelle province piemontesi
Guardando al totale degli infortuni mortali, compresi quelli in itinere, Torino registra il numero più alto, con 21 vittime, anche se in calo rispetto alle 24 del 2025.
Seguono Cuneo con 14 decessi, contro 11 dell’anno precedente, e Alessandria con nove, rispetto a otto. Vercelli passa da una a cinque vittime, Novara da tre a quattro, mentre Asti sale da due a tre. Verbano-Cusio-Ossola scende da quattro a due e Biella non registra decessi, come già nel 2025.
Limitando il conteggio agli infortuni mortali avvenuti durante l’attività lavorativa, Torino resta al primo posto con 17 casi, rispetto ai 16 dell’anno precedente. Cuneo ne conta dieci, Alessandria e Vercelli cinque ciascuna, Asti e Novara due. Nessun caso viene registrato a Biella e Verbano-Cusio-Ossola.
Aumentano anche le denunce di infortunio
Il rapporto prende in esame anche le denunce di infortunio avvenuto in occasione di lavoro. In Piemonte, da gennaio ad agosto 2026, sono state 24.198, contro le 22.886 dello stesso periodo del 2025.
La ripartizione per genere indica 15.148 denunce relative a uomini, in aumento del 4% rispetto all’anno precedente, e 9.050 relative a donne, con una crescita dell’8%.
Per quanto riguarda la nazionalità, le denunce riferite a lavoratori stranieri sono state 5.254, contro le 4.830 del 2025, con un incremento del 9%. Quelle relative a lavoratori italiani sono passate da 18.056 a 18.944, in aumento del 5%.
Sono inoltre 41 le vittime di infortuni mortali in occasione di lavoro: 36 uomini e cinque donne. Nel 2025 i decessi erano stati 38, di cui 36 uomini e due donne. Tra le vittime del 2026, 35 erano lavoratori italiani e sei stranieri.
La fascia d’età più colpita è quella tra 55 e 64 anni
La distribuzione per età delle 41 vittime di infortuni mortali avvenuti durante il lavoro mostra una maggiore incidenza nella fascia tra 55 e 64 anni, con 15 decessi, pari al 36,6% del totale.
Seguono i lavoratori tra i 45 e i 54 anni e quelli con almeno 65 anni, entrambi con otto vittime, pari al 19,5%. Quattro decessi riguardano persone tra i 15 e i 24 anni e altrettanti la fascia tra i 25 e i 34 anni. Due vittime avevano tra 35 e 44 anni. Nel periodo considerato non risultano decessi tra i lavoratori sotto i 14 anni.
La lettura dell’Osservatorio Vega
Commentando i dati regionali, Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega, richiama l’attenzione sul passaggio del Piemonte dalla zona gialla a quella arancione e sulle differenze tra i territori.
“Il passaggio del Piemonte dalla zona gialla alla zona arancione è un segnale che non può essere sottovalutato. Nei primi otto mesi del 2026, le vittime sul lavoro salgono a 58, contro le 53 dello stesso periodo del 2025, mentre l’incidenza della mortalità regionale supera la media nazionale”, osserva Rossato.
Il presidente dell’Osservatorio sottolinea in particolare la situazione di Vercelli, Cuneo e Alessandria e la necessità di intervenire sulle criticità individuate, con formazione mirata e controlli più efficaci nei luoghi di lavoro.
La zonizzazione Vega si basa sull’incidenza degli infortuni mortali in occasione di lavoro, calcolata come numero di decessi ogni milione di occupati. La zona bianca identifica i territori con un’incidenza inferiore al 75% della media nazionale; la gialla quelli tra il 75% e il valore medio; l’arancione quelli tra la media e il 125%; la rossa quelli che superano il 125%.
I dati del rapporto si riferiscono al periodo gennaio-agosto 2026 e sono elaborati dall’Osservatorio Vega a partire dai dati Inail e dalle statistiche sugli occupati. Il quadro provinciale evidenzia differenze importanti, ma anche una crescita complessiva delle vittime in Piemonte, con Asti che registra un aumento sia dei decessi totali sia di quelli avvenuti durante l’attività lavorativa.