La protesta andata in scena nei giorni scorsi ad Asti, con il lancio della campagna di boicottaggio contro la multinazionale farmaceutica Teva e lo slogan "Non vogliamo medicine macchiate di sangue", continua a far discutere e solleva una forte replica istituzionale e politica.
A rompere il silenzio è Stefano Ettore, segretario provinciale del Partito Liberaldemocratico di Asti, che interviene con una nota ufficiale per respingere fermamente l'iniziativa presentata in piazza Libertà, definendola una pericolosa deriva ideologica che rischia di compromettere la salute dei cittadini e la stabilità occupazionale sul territorio.
Il cuore della protesta e le motivazioni dei promotori
Nei giorni scorsi, lo ricordiamo, i promotori della campagna avevano acceso i riflettori sulle scelte quotidiane dei consumatori, invitando a verificare le etichette dei farmaci e a non rifornirsi dei prodotti Teva in segno di protesta contro il contesto geopolitico e le politiche legate a Israele. Nel corso dell'iniziativa, gli attivisti avevano precisato che la contestazione "mirava a colpire i comportamenti aziendali e il sistema politico-militare di riferimento, distinguendo – nelle intenzioni dei promotori – tra responsabilità d'impresa e discriminazione basata sull'origine, sottolineando inoltre l'importanza di non sospendere terapie senza il consulto medico".
La replica del Partito Liberaldemocratico: "Una campagna di disinformazione e colpa collettiva"
Una distinzione che, secondo il segretario provinciale del PLD Stefano Ettore, nei fatti non regge, configurandosi invece come una vera e propria messa all'indice fondata sulla nazionalità dell'azienda.
"Basta lo slogan scelto dai promotori – attacca Ettore – per capire di cosa stiamo parlando. Non è una critica a un governo, ma la messa all'indice di un'azienda per la sola colpa di essere israeliana, nonostante i promotori sostengano il contrario. Si invitano i cittadini a guardare l'etichetta di un farmaco e a rifiutarlo per la provenienza di chi lo produce: lo si può chiamare 'pressione nonviolenta' quanto si vuole, ma resta una colpa collettiva. La storia europea dovrebbe averci insegnato dove porta questa logica."
Nel comunicato vengono contrapposti alla narrazione dei promotori alcuni dati concreti sull'operato dell'azienda: Teva – si legge nella nota – dichiara di non finanziare partiti né entità militari in alcun Paese. Inoltre, a fronte delle accuse di inazione per i civili di Gaza, l'azienda avrebbe donato milioni di dosi di farmaci attraverso l'organizzazione umanitaria Direct Relief, recapitandole direttamente negli ospedali della Striscia. Quanto al sostegno ai propri dipendenti richiamati come riservisti e alle vittime dei conflitti dopo il 7 ottobre, viene definito un atto analogo a quello di qualsiasi altra impresa in circostanze analoghe: "Se questa è la colpa, allora è colpevole ogni impresa israeliana. Questo dimostra che il criterio non è quello che si fa, ma quello che si è".
L'appello a medici, farmacisti e cittadini sulla gestione della salute
Particolarmente duro è il passaggio riservato al mondo sanitario e alla gestione dei farmaci generici. Secondo il PLD di Asti, è irresponsabile spingere i cittadini a rinunciare alle cure sulla base di volantini e accuse smentite dai fatti, soprattutto su un tema delicato come la salute pubblica.
"Trovo grave anche la richiesta rivolta a medici e farmacisti – sottolinea Ettore –. Chiedere a chi ci cura di consigliare un medicinale anziché un altro per motivi politici è inaccettabile. In farmacia si sceglie in base a efficacia, sicurezza e interesse del paziente, non in base a un volantino. I generici esistono per rendere le cure accessibili a tutti, e chi li trasforma in un bersaglio gioca con la salute delle persone."
La questione occupazionale: il silenzio sui lavoratori piemontesi
Il documento solleva infine un tema economico e sociale di rilievo territoriale: la salvaguardia dei posti di lavoro. Teva impiega centinaia di lavoratori in Italia, compresi quelli dello stabilimento di Santhià in Piemonte, e produce in Europa la quasi totalità dei farmaci commercializzati nel continente. Nelle scorse settimane le maestranze italiane erano scese in sciopero al fianco dei sindacati per difendere la propria occupazione: "Chi oggi invoca il boicottaggio – osserva il segretario provinciale – non ha speso una parola per loro, eppure chiede di colpire l'azienda, e nei fatti chiede di colpire anche loro".
L'intervento si chiude con un appello alla comunità astigiana, descritta come aperta e plurale, affinché non si lasci trascinare in campagne divisive: "Invito medici e farmacisti a continuare a fare il loro lavoro con la professionalità di sempre. Ai cittadini chiedo di non farsi trascinare in una campagna che non avvicina di un passo la pace in Medio Oriente e che finisce solo per alimentare ulteriori divisioni".