Lo stress psicologico è una questione di salute, ma anche di sicurezza sul lavoro. In agricoltura, dove la stanchezza e il calo di concentrazione possono avere conseguenze anche gravi, il benessere dei lavoratori rappresenta una priorità. È stato questo il tema al centro del convegno “FARM STRESS: disagio e benessere psicologico nel settore lavorativo agricolo”, organizzato questa mattina nell’Aula Magna dell’Istituto Agrario “Vercelli-Penna” di Asti da EBATA, l’Ente Bilaterale Agricolo della Provincia di Asti.
L’iniziativa si è svolta in occasione della Settimana Europea della Sicurezza sul Lavoro 2026 ed è stata inserita nel calendario di “Asti si’Cura”, la campagna di sensibilizzazione promossa dalla Prefettura di Asti, giunta alla terza edizione, per diffondere la cultura della sicurezza, della salute e del benessere nei luoghi di lavoro, in collaborazione con enti e istituzioni del territorio, tra cui ASL e Inail.
All’incontro hanno partecipato datori di lavoro, lavoratori, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS e RLST), responsabili del servizio di prevenzione e protezione (RSPP), agronomi e professionisti del settore agricolo, insieme a una rappresentanza degli studenti della quarta classe dell’istituto. Una presenza significativa, che ha sottolineato l’importanza di affrontare il tema della salute mentale già durante il percorso formativo delle nuove generazioni.
Dalla prevenzione alla salute mentale
Ad aprire la mattinata sono stati i saluti del dirigente scolastico del “Vercelli-Penna”, Giorgio Marino, che ha ribadito la sensibilità dell’istituto nei confronti della sicurezza sul lavoro e l’impegno a trasmetterne i valori agli studenti. Sono quindi intervenuti Loretta Bologna, assessore al Lavoro del Comune di Asti, Stefano Calella, presidente del Comitato consultivo provinciale Inail di Asti, e Giovanni Carlo Frizza, ingegnere dello Spresal di Asti.
I lavori sono entrati nel vivo con Giovanni Demichelis, presidente di EBATA, che ha illustrato l’impegno dell’ente nella promozione di una cultura della sicurezza partecipata e nella tutela complessiva della persona. EBATA riunisce le organizzazioni datoriali agricole Confagricoltura, Cia e Coldiretti e le organizzazioni sindacali FAI-CISL, FLAI-CGIL e UILA-UIL.
Il primo approfondimento è stato affidato alla psicologa Silvana Cerrato, che ha affrontato il tema dei rischi psicosociali e della salute occupazionale, soffermandosi sullo stress lavoro-correlato e sulle sue conseguenze nella vita quotidiana.
“Lo stress lavorativo è causato da uno stato di allarme che continua a persistere nel nostro cervello anche quando la giornata lavorativa è terminata, portando ansia e preoccupazione”, ha spiegato.
A seguire, Alberto Fossa, vicepresidente di FormaRicerca e RSPP, ha illustrato il legame tra infortuni e distress lavorativo, ovvero una condizione di stress negativo e prolungato. Stanchezza mentale, ansia e perdita di concentrazione possono infatti compromettere la capacità di valutare i pericoli e reagire tempestivamente alle situazioni di rischio.
“In agricoltura lo stress agisce come un moltiplicatore del rischio: l’accumulo di tensioni psicofisiche riduce la lucidità e la capacità di reazione del lavoratore, portando ad azioni estemporanee o errori procedurali che causano incidenti spesso gravi o mortali, come il ribaltamento del trattore o il contatto con organi meccanici in movimento”, ha sottolineato Fossa.
Aziende sotto pressione: i risultati dell’indagine astigiana
Uno dei momenti centrali del convegno è stato dedicato alla presentazione dei risultati dell’indagine sul disagio psicologico nel settore agricolo astigiano, illustrati dal giornalista e agronomo Fabio Fracchia. La ricerca è stata condotta attraverso il questionario “DIAMO VOCE ALL’AGRICOLTURA”, realizzato in collaborazione con l’Università di Torino e l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale e somministrato a un campione di aziende agricole del territorio.
I dati restituiscono un quadro caratterizzato da difficoltà economiche, carichi di lavoro importanti e incertezza sul futuro delle imprese. Poco meno della metà delle aziende coinvolte ha registrato perdite negli ultimi tre anni, mentre meno del 20% risulta in utile.
A pesare è anche la questione del ricambio generazionale: il 70% delle aziende non dispone attualmente di un ricambio generazionale certo, un elemento che alimenta le preoccupazioni sulla continuità delle attività agricole e sulle prospettive del settore.
A queste criticità si aggiunge il peso della burocrazia, che assorbe mediamente una giornata lavorativa alla settimana. L’impegno richiesto agli agricoltori aumenta ulteriormente nei periodi di maggiore attività, quando le ore lavorate possono raggiungere e superare le 80 ore settimanali, oltre il doppio rispetto a una normale settimana lavorativa di un dipendente.
Numeri che aiutano a comprendere come le difficoltà organizzative ed economiche possano incidere anche sul benessere psicologico di chi lavora in agricoltura. L’indagine rappresenta una base conoscitiva per individuare le criticità più diffuse e orientare futuri interventi di formazione, prevenzione e supporto.
Fare rete per superare i tabù
Le conclusioni sono state affidate nuovamente a Giovanni Demichelis, che ha richiamato la necessità di superare i tabù ancora legati alla salute mentale nel mondo agricolo e di costruire reti territoriali capaci di offrire sostegno concreto ai lavoratori e alle imprese.