Il procedimento giudiziario per l'omicidio di Zoe Trinchero entra nella sua fase decisiva. Il prossimo 23 novembre il reo confesso Alex Manna, che ha compiuto 20 anni durante la custodia cautelare in carcere, dovrà presentarsi davanti al giudice per le indagini preliminari di Alessandria per rispondere formalmente dell'accusa di femminicidio. La notifica della data dell'udienza preliminare è stata recapitata ai difensori del giovane, gli avvocati Patrizia Gambino del foro di Asti e Giuseppe Iorianni del foro di Palmi, a ridosso della formale chiusura delle indagini.
Nel procedimento penale si sono costituiti parte civile i genitori della diciassettenne, Fabio Trinchero e Maria Angela Auddino, assistiti dall'avvocato Fabrizio Ventimiglia di Milano. Accanto alla famiglia della vittima ci sarà un'altra parte lesa, rappresentata dal legale Alberto Avidano: si tratta di Naudy Carbone, il giovane musicista che la notte del delitto rischiò un'aggressione da parte di una folla inferocita radunatasi sotto la sua abitazione, scongiurata unicamente dal tempestivo presidio dei carabinieri. L'uomo era infatti finito al centro di una spedizione punitiva a causa delle dichiarazioni iniziali con cui Manna, per scagionarsi davanti a conoscenti e militari, lo aveva falsamente indicato quale autore di un agguato ai danni della coppia, asserendo di essere fuggito dopo l'acquisto di alcune pizze e di aver perso di vista la ragazza.
Il corpo senza vita della minorenne era stato poi rinvenuto riverso a testa in giù all'interno del canale del rio Nizza, corso d'acqua che attraversa l'abitato prima della confluenza nel fiume Belbo. La messinscena è durata tuttavia poche ore: fermato il giorno seguente al crimine, l'indagato è crollato di fronte alle palesi discrepanze rilevate dagli inquirenti, ammettendo le proprie responsabilità. Manna ha infatti confessato di essersi appartato con la giovane, di averla colpita violentemente con pugni al volto e di aver provato a strangolarla, per poi scaraventarla nel canale una volta priva di sensi. Gli accertamenti medico-legali dell'autopsia hanno poi confermato che il decesso è sopraggiunto per annegamento.
Resta tuttora aperto il nodo del movente. L'accusato non ha fornito una spiegazione coerente sulle ragioni dell'improvvisa violenza, continuando a respingere la ricostruzione avanzata dalla Procura, secondo cui il delitto sarebbe scaturito dall'incapacità di accettare un rifiuto e dalla frustrazione seguita a un "no".