I PFAS sono una vasta famiglia di sostanze chimiche sintetiche molto persistenti, utilizzate per decenni in numerose applicazioni industriali e prodotti di consumo. La loro presenza nell’ambiente ha portato a rafforzare monitoraggio e limiti anche per l’acqua destinata al consumo umano. Parlare di PFAS nell’acqua del rubinetto richiede però equilibrio: la presenza va misurata, i risultati vanno confrontati con i parametri di legge e le eventuali scelte domestiche devono basarsi su dati verificabili. Il tema merita attenzione, senza trasformare ogni segnalazione in un motivo di allarme.
Cosa sono i PFAS e perché si chiamano forever chemicals
L’acronimo PFAS indica le sostanze per- e polifluoroalchiliche, un gruppo molto ampio di composti caratterizzati da legami chimici particolarmente resistenti. Questa stabilità è alla base dell’espressione forever chemicals, perché diversi PFAS si degradano con grande difficoltà e possono persistere a lungo nell’ambiente. Sono stati impiegati, con caratteristiche differenti, in rivestimenti resistenti a grasso e acqua, processi industriali, schiume antincendio e numerose altre applicazioni. La persistenza ambientale non significa che tutti i composti abbiano lo stesso comportamento o lo stesso profilo tossicologico: per questo norme e studi distinguono sostanze e gruppi specifici.
Come finiscono nell'acqua del rubinetto
I PFAS possono raggiungere suolo e acque attraverso scarichi industriali, utilizzi storici, dispersioni e trasferimenti ambientali. Da qui possono interessare falde e acque superficiali utilizzate come fonti per la produzione di acqua potabile. La presenza di PFAS nell’acqua non è quindi legata al rubinetto in sé, ma al percorso che queste sostanze possono compiere nell’ambiente e alle caratteristiche della risorsa idrica. I gestori applicano trattamenti e programmi di controllo previsti dalla normativa. Per sapere che cosa accade in una zona specifica è preferibile consultare i dati del gestore idrico o delle autorità competenti, evitando di estendere a un territorio valori rilevati in aree diverse.
Quali effetti sono associati all'esposizione ai PFAS
La ricerca scientifica ha studiato soprattutto alcuni PFAS più noti e le esposizioni prolungate. Agenzie sanitarie e studi epidemiologici riportano associazioni tra livelli elevati di alcuni composti e possibili effetti sul sistema immunitario, sul metabolismo dei lipidi, sul fegato, sulla risposta riproduttiva e sullo sviluppo; per alcune sostanze sono state esaminate anche associazioni con specifiche forme tumorali. Queste evidenze non autorizzano però a trasformare un singolo dato sull’acqua in una diagnosi individuale. Il rischio sanitario dipende da dose, durata, sostanza, vie di esposizione e caratteristiche della persona, motivo per cui i limiti normativi e il monitoraggio hanno un ruolo centrale nella prevenzione.
Cosa prevede oggi la normativa italiana
Il quadro italiano deriva dalla direttiva europea 2020/2184 ed è disciplinato dal decreto legislativo 18/2023, poi aggiornato dal decreto legislativo 102/2025. Per l’acqua potabile il parametro Somma di PFAS è fissato a 0,10 microgrammi per litro. È stato inoltre introdotto il parametro Somma di 4 PFAS, riferito a PFOA, PFOS, PFNA e PFHxS, con valore di 0,02 microgrammi per litro. Nel 2026 questi controlli sono entrati nel sistema obbligatorio previsto dalla normativa italiana, con una specifica proroga di sei mesi applicata al parametro Somma di 4 PFAS. I numeri vanno letti insieme ai metodi analitici e alle verifiche delle autorità, non isolatamente.
Come ridurre i PFAS nell'acqua di casa
Se i dati disponibili rendono opportuno un trattamento al punto d’uso, alcune tecnologie possono contribuire alla riduzione dei PFAS. Tra quelle più studiate rientrano i carboni attivi e l’osmosi inversa. L’efficacia varia però in base al tipo di PFAS, alla concentrazione iniziale, alle caratteristiche del filtro, alla portata e alla manutenzione. Un sistema a osmosi inversa può offrire una barriera efficace verso diversi composti, mentre i carboni attivi richiedono un corretto dimensionamento e la sostituzione puntuale del materiale filtrante. Prima di scegliere è utile chiedere dati di prova riferiti al modello specifico, evitando di attribuire automaticamente a qualsiasi filtro prestazioni dimostrate solo per altri dispositivi.
Informarsi senza allarmismi nelle zone monitorate
Il primo passo è verificare le informazioni pubblicate dal gestore e dalle autorità sanitarie, perché i valori possono cambiare tra fonti, reti e periodi differenti. La presenza di PFAS nell’acqua potabile è un tema da affrontare con dati, non con percezioni. Se si valuta un depuratore domestico, è ragionevole chiedere documentazione sui test, modalità di manutenzione e prestazioni nel tempo. Better Life richiama sul proprio sito prove e verifiche svolte sui suoi sistemi; per approfondire la posizione dell’azienda è disponibile Better Life è la risposta ai PFAS secondo il Salvagente. L’obiettivo resta avere informazioni confrontabili e scegliere eventuali misure aggiuntive in modo proporzionato ai dati effettivamente disponibili.
Informazioni fornite in modo indipendente da un nostro partner nell’ambito di un accordo commerciale tra le parti. Contenuti riservati a un pubblico maggiorenne.