(Adnkronos) -
"Il Fatto non è in vendita. Io non sono in vendita". Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, respinge la 'corte' di Leonardo Del Vecchio, che tramite il gruppo Lmdv Media ha avviato un'attività di due diligence per lanciare un'offerta pubblica di acquisto volontaria finalizzata al delisting della Società Editoriale Il Fatto S.p.A. (Seif). "Mi sento come la moglie di Alberto Sordi alla Biennale di Venezia, quando i turisti americani la volevano acquistare per 18 milioni. Del Vecchio fino a 3 giorni fa ci chiamava 'ratti del giornalismo'. La questione riguarda la libertà di informazione e il giornalismo. Noi soci fondatori che abbiamo il 52% della Seif non siamo interessati a cedere le nostre quote. Il tentativo di Del Vecchio di acquisire l'82% per cambiare lo statuto è destinato a naufragare", dice Travaglio a Otto e Mezzo, su La7.
"Il Fatto non è in vendita, il direttore del Fatto non è in vendita. E' legittimo che Del Vecchio voglia comprarci, è legittimo rispondere che non siamo in vendita. Solo il lettore può comprare il Fatto. Non so se il suo sia un improvviso innamoramento o un'azione di disturbo per screditarci, ci sono voci e le prendo come tali. Il Fatto non è in vendita e rimane uno dei pochissimi quotidiani senza padroni", aggiunge. Del Vecchio ha proposto un incontro pubblico a Travaglio. "Ogni parola che si dice sposta un titolo in Borsa, se ci saranno incontri avverranno nelle sedi ufficiali con i manager dell'azienda. Quest'azienda non si trasformerà in un Circo Barnum o in un talk show", dice il giornalista.
"Continueremo senza padroni e senza finanziamenti pubblici. I nostri bilanci sono pubblici. Chiunque può leggerli e verificarli. Siamo in borsa e ogni cosa che uno dice può alterare il titolo, ma è tutto pubblico. Ci sono difficoltà finanziarie, ma non solo nel Fatto Quotidiano, ma in tutte le imprese editoriali italiane. Quando siamo nati nel 2009 c'erano 36mila edicole, adesso 15mila", afferma.
"Anche se ti piace il giornale di carta, non lo trovi. Ogni copia cartacea che perdi necessita di quattro copie digitali per assicurarti lo stesso introito. Nell'ultimo anno abbiamo aumentato del 30% gli abbonamenti digitali e siamo diventati il terzo giornale generalista d'Italia dietro a Corriere e Repubblica, altrimenti Del Vecchio non sarebbe interessato. Per fortuna ogni mese vedo il segno più sul numero di copie vendute. Il trend è positivo e l'ultima semestrale è andata molto meglio della precedente".