Un festival capace di superare i confini della pagina scritta per trasformarsi in un’esperienza corale di comunità. Si è chiusa con un bilancio estremamente positivo la quindicesima edizione di Libri in Nizza, che ha animato la città dal 23 al 25 ottobre, richiamando oltre mille presenze complessive. Un riscontro che premia la scelta di esplorare quest'anno il tema “Super umani”, interpretato visivamente nei materiali della rassegna dall'illustratrice Muriel Mesini, per riflettere sul significato autentico della straordinarietà: non solo gesta eccezionali o forza, ma soprattutto cura, empatia, gestione della fragilità e qualità dei legami umani.
A fare la differenza è stata l'inedita sinergia organizzativa tra l'amministrazione comunale, il Teatro degli Acerbi e la Fondazione Cesare Pavese, affiancati dal sostegno della Regione Piemonte, della Biblioteca Civica Umberto Eco, delle scuole e di numerosi volontari e realtà associative. La manifestazione ha mosso i primi passi ben prima del fine settimana clou, grazie agli appuntamenti di Aspettando Libri in Nizza e alle giornate dedicate agli studenti il 20 e 21 ottobre, radicandosi fin da subito nel tessuto cittadino.
Tra i momenti di maggior richiamo spicca l’incontro “Vola come una farfalla” con la ginnasta olimpica Alessia Maurelli. Durante l'evento, il sindaco Simone Nosenzo ha ufficializzato l'invito per la campionessa a tornare a Nizza Monferrato il prossimo 20 marzo: in quella data verrà posata la mattonella a lei intitolata lungo il “Cammino dei Campioni”. L'iniziativa, promossa insieme all'Associazione Culturale Memorabilis e alle sezioni astigiane di Associazione Nazionale Atleti Olimpici e Azzurri d’Italia e Unione Nazionale Veterani dello Sport, prevede un percorso di 107 formelle per celebrare i medagliati olimpici piemontesi, inaugurato lo scorso aprile con il tributo a Marcello Bertinetti. A testimoniare la continuità del progetto è intervenuta anche la leggenda dello sci di fondo Stefania Belmondo, madrina del cammino, che ha dialogato con Giuseppe Baldino presentando il volume Ho imparato a vincere. Passione, fatica e tenacia per il traguardo, scritto a quattro mani con Antonella Saracco.
Soddisfazione unanime da parte dei promotori per la risposta del pubblico e per la qualità della proposta multidisciplinare, capace di intrecciare narrativa, arte, psicologia e teatro sociale. “Fare cultura significa intercettare bisogni e stimolare curiosità. La collaborazione tra Comune, Acerbi, Fondazione Pavese, scuole e volontari ha reso l'esperienza ricca ed emozionante, offrendo un festival inclusivo e di sano ottimismo”, sottolinea la vicesindaco e assessore alla Cultura Ausilia Quaglia.
Sulla stessa linea Elena Romano, organizzatrice e progettista per il Teatro degli Acerbi: “I numeri testimoniano il bisogno di spazi in cui incontrarsi e dialogare attraverso i libri. Questa risposta ci incoraggia a rafforzare la rete per dare continuità alla vita culturale della comunità anche oltre le giornate del festival”.
A tracciare la prospettiva futura è infine Pierluigi Vaccaneo, direttore della Fondazione Cesare Pavese: “Mettere a fattor comune visioni ed esperienze permette al progetto di consolidarsi. Il tema scelto ci ha ricordato il valore delle relazioni: è questo il compito della cultura, creare occasioni per comprendere il presente e immaginare insieme il domani”.