Gusto e Gusti - 30 ottobre 2026, 06:00

OFFissima: se nella Torino di Artissima il piatto si ispira ad Andy Warhol

Dal 29 ottobre al 7 novembre, nella settimana dell’arte, ristoranti, pizzerie e gelaterie torinesi reinterpretano l’artista pop per eccellenza: l’VIII edizione cambia nome, identità e geografia, individuando tuttavia come artista ispiratore il protagonista di punta della pop art

Torino, dal 29 ottobre al 7 novembre, cambia sapore. Nella settimana in cui la città si riempie di mostre, fiere e visitatori d’arte, OFFissima porta nei locali della città una proposta che mette cucina e arte allo stesso tavolo: ristoranti, pizzerie, gelaterie e panetterie prepareranno piatti in edizione limitata, ispirati alla pittura pop di Andy Warhol. Ne nasce una mappa golosa che attraversa la città e i cui assaggi limited edition si potranno scoprire nei diversi locali che hanno aderito all’iniziativa: dal pollo impanato nei corn flakes al risotto con la sagoma di Topolino, alla cipolla ripiena ispirata alla rivisitazione dell’Urlo di Edvard Munch, fino al gelato dedicato al ritratto di Elvis Presley. Lo sforzo di chef, pizzaioli e gelatieri è stato quello di uscire dal proprio repertorio e mettersi in gioco per trasformare un’immagine in un boccone, con risultati, sul piano di gusti e sapori, inediti e interessanti.


 

Un’OFFissima firmata Andy Warhol

Il nome è nuovo, la formula no. Il Salone OFF Food Topic, nato per affiancare le grandi manifestazioni cittadine con una proposta gastronomica, diventa OFFissima – Il cibo si fa arte. Immagine rinnovata, nuovo claim e un legame definitivo con la settimana dell’arte. Resta l’idea degli esordi: dare visibilità alla ristorazione di qualità che lavora con criteri alti ma fatica a farsi conoscere, e spingerla oltre il proprio quotidiano. Quest’anno però, oltre alle cene a quattro mani in luoghi non convenzionali, si affiancheranno eventi diffusi, che avranno come scenario spazi espositivi, cascine in città, botteghe di design e addirittura profumerie. Il format dunque, incentrato quest’anno su Warhol, cresce e appare evidente che voglia trasformarsi in qualcosa di più di un semplice contorno al piatto principale rappresentato dalla settimana dell’arte.


 

Se a entrare nei piatti sono il colore e la serialità dell’immagine

Chiamati a creare piatti ispirati a Warhol, la maggior parte dei locali ha puntato sul forte impatto cromatico e sulla celebre serialità ritrattistica del pittore newyorkese, con risultati certo apprezzabili ma non senza il rischio di assumere a fattore di ispirazione più la forma che la sostanza dell’opera dell’artista in questione. Forse in due di queste creazioni – almeno così mi è parso – si è potuto cogliere il tentativo di staccarsi da questo orientamento generale: Alberto Fluttero, chef di AL, ha brillantemente «tradotto» il ritratto di Mao nella sua Pasta ripiena in brodo, ripercorrendo lo sforzo di Warhol di sottrarre un’immagine – in questo caso un piatto – al suo contesto, per evidenziarne tutta l’universalità ad essa implicita; più ironica invece, anche se non meno efficace, la scelta dello chef Giovanni Naviglia di Spirito Osteria che, lavorando sulla mercificazione dei personaggi famosi operata da Warhol, ha puntato sulla Lumaca con crema parmentier e cavolo nero, con l’obiettivo evidente di presentare una preparazione «mercificata» di un prodotto non troppo facile da proporre.


 

Andare oltre la normalizzazione di Warhol?

L’opera di Andy Warhol – chiamata a fare da elemento ispiratore per i piatti di OFFissima – resta il frutto di una genialità non in discussione. Se però si vuole davvero legare la cucina all’arte – fatto su cui si potrebbe discutere a lungo – si sarebbe forse dovuto trovare il modo di evitare la reiterazione di Warhol esclusivamente legata al suo cromatismo e alla sua ritrattistica seriale. Sono proprio questi due aspetti che, nei piatti di OFFissima, hanno finito per trasformare in protagoniste, quasi scontate, salse accese e polveri vivaci, senza che questo esprimesse appieno la profondità di Warhol. Per sottrarsi al rischio di ridurre la provocazione dell’esponente più alto della pop art a uno sterilizzante esercizio decorativo, sarebbe probabilmente stato opportuno stabilire un legame più solido – come solo in alcuni casi è accaduto – con la prospettiva dell’artista prescelto. Del resto, lo stesso Warhol sorriderebbe di fronte a questa normalizzazione stilistica, consapevole che qualsiasi rivoluzione visiva, a forza di ripetersi, finisce inevitabilmente col trasformarsi da arte in qualcosa che con quest’ultima ha ben poco a che vedere. Senza nulla togliere allo sforzo e al risultato di chi ha creato i piatti di OFFissima.


 

Sito web: www.instagram.com/saloneoff/ 

Piergiuseppe Bernardi