Cultura - 19 dicembre 2018, 07:30

Cento anni di Salesiani ad Asti. Festeggiamenti in corso e un libro

"Un secolo di Don Bosco ad Asti" a cura di Beppe Rovera, sarà presentato al Lumière domani,giovedì 20 dicembre alle 17

La copertina del libro

La copertina del libro

Era il 1919, quando i Salesiani iniziarono la loro attività pastorale nell’astigiano nell’Italia del primo dopoguerra.

Tre sacerdoti (nel 1919 appunto) furono malamente apostrofati da un gruppetto di ragazzi (“Quarnaiass”, cornacchie in piemontese, per via del nero delle tonache), allora decisero che proprio lì, in viale alla Vittoria, avrebbero costruito un istituto. Nacque così la storica sede dell'Oratorio Don Bosco che segnò la storia della nostra città, seguendone le vicende e lo sviluppo urbanistico, la storia della Way Assauto, della Vetreria e la Asti di quel tempo.

(filmato realizzato con Kitty Fasolis che accompagnerà la presentazione del libro)

Quaranta anni dopo l'Oratorio si trasferì nella zona nord, dove si trova attualmente, a segnare un'altra epoca e i nuovi sviluppi che avrebbero conosciuto un momento molto importante con la costruzione del nuovo ospedale e il valore educativo di sempre.

Alcuni "pezzi" della vita salesiana si sono persi nel tempo, non c'è più il Convitto, non c'è più la radio (Primaradio) avventura bellissima e fortemente voluta dal mitico don Elio Scotti, che altri non illuminati dalla sua stessa lungimiranza hanno spento.

La stessa realtà della città è molto cambiata e i bisogni delle persone sono mutati, chiedendo più che mai risposte concrete.

Nell'ambito dei festeggiamenti per i Cento anni della presenza salesiana ad Asti, nasce un libro che è un racconto/raccolta della tanta vita trascorsa. 

"Un secolo di don Bosco ad Asti" è un libro a cura del giornalista Beppe Rovera, con la grafica di Luciano Rosso edizione Diffusione immagine.

Con Rovera hanno collaborato tanti astigiani, Pippo Sacco (parte storica), don Giampiero Olearo, Augusta Mazzarolli (parte urbanistica), Luigi Ghia (parte sociologica), Ezio Claudio Pia, Guglielmo Berzano, Antonio Guarene, Massimo Cotto, Andrea Pignatelli, Gianfranco Monaca, Umberto Sconfienza, Gianna Bellone e Vanda Rovero, Marco Scassa, Piero Mora, Lorenzo Fornaca.

"Un lavoro corale - spiega Beppe Rovera - per riscoprire storie di preti, di laici, di ragazzi, di campioni. Perchè la squadra del don Bosco degli anni ‘50 si permise persino di far vincere la giovanile della Juventus e formò future glorie calcistiche. Come Natalino Fossati, maglia del Torino, negli anni ‘60".

Roberto Gorgerino direttore della comunità del don Bosco di Asti spiega com'è cambiata la cittadinanza e come ci si muove con le nuove sfaccettature di una città sempre più multietnica.

"La struttura dell’oratorio è la prima accoglienza per chi si accosta alla nostra opera, specialmente i giovani e in particolare quelli più bisognosi. È una porta aperta, è un incontro con delle persone sempre presenti, è un ambiente che accetta e chiede e dà rispetto.

L’accoglienza - continua - non sminuisce la connotazione profondamente cristiana e cattolica dell’ambiente, e chiede di accogliere questo stile pur nel rispetto delle differenze. Il dialogo si approfondisce e, a cerchi concentrici, si inizia a far parte sempre più fortemente della comunità e delle varie proposte che vengono fatte durante l’anno. È nel gioco, soprattutto, che si iniziano ad abbattere le barriere etniche e religiose, imparando a rispettare l’altro in quanto persona, giovane, ragazzo come me".

A febbraio sarà rappresentato un musical su don Bosco, a marzo un convegno/tavola rotonda dove interverranno personaggi della musica con la loro esperienza su tematiche legate ai giovani e alla spiritualità. I festeggiamenti continueranno ad aprile con l’incontro di tutti i salesiani del Piemonte, della Valle d’Aosta e della Lituania.

Il libro "Un secolo di don Bosco ad Asti" sarà presentato al cinema Lumière domani 20 dicembre alle 17.

Beppe Rovera, profondo conoscitore della storia astigiana e salesiana, conclude:"si tratta di storie e analisi per celebrare un secolo che ha visto Asti transitare tra due guerre, risollevarsi, crescere, diventare industriale fino a ritrovarsi oggi a combattere per ridefinire un'identità nello scenario di un Paese profondamente in crisi".

Betty Martinelli

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