Agricoltura - 10 aprile 2020, 18:30

Cia Asti lancia "Migranti in campo", progetto pilota con Piam per superare la carenza di manodopera

"Una risposta concreta e immediata alla carenza di manodopera stagionale provocata dall’emergenza Coronavirus", così Alessandro Durando, presidente di Cia Asti

Cia Asti lancia "Migranti in campo", progetto pilota con Piam per superare la carenza di manodopera

La Cia-Agricoltori Italiani di Asti, in collaborazione con il Progetto MOI, l’Associazione Piam e un gruppo assicurativo nazionale, avvia un progetto pilota per l’impiego di migranti nei campi e nei vigneti.

Si tratta di una risposta concreta e immediata alla carenza di manodopera stagionale provocata dall’emergenza Coronavirus – spiega Alessandro Durando, presidente di Cia Asti – molti migranti sono già ospitati nei centri di accoglienza ma non escludiamo di poter coinvolgere le strutture ricettive del territorio, oggi in grandissima sofferenza. Chi vorrà partecipare all’ospitalità sarà remunerato con le risorse del progetto”. 

 MOI Asti - Migranti in campo è lo sviluppo di un programma avviato nel 2017 a Torino da Comune, Regione, Prefettura, Diocesi e Compagnia di San Paolo, per favorire l’inclusione lavorativa, abitativa e sociale di profughi e rifugiati. 

In sostanza verrà offerta alle aziende un’assistenza a 360 gradi: personale da impiegare per i lavori stagionali, già formato e coperto da polizze assicurative, vitto, alloggio e trasporto in cascina nel rispetto di tutte le misure e i dispositivi di protezione individuali richiesti dall’Emergenza Coronavirus. 

Una sessantina di lavoratori potenzialmente impiegabili in agricoltura è già nell’Astigiano, in parte residente nelle strutture di accoglienza per migranti gestite dal Piam per conto dei Comuni di Asti, Chiusano, Settime, Cortandone, Monale e Castellero.

Se, come si augurano i promotori, le richieste saranno superiori entrerà in gioco il progetto MOI di Torino che ha in accoglienza più di 500 migranti.

L’origine dei migranti del Progetto MOI è in prevalenza africana e l’età inferiore ai 40 anni; gli agricoltori già formati sono un centinaio, ci sono inoltre muratori, giardinieri, falegnami. Il progetto è in grado di coprire le spese di trasporto ed anche il primo mese di vitto e alloggio, in attesa della prima busta paga, le pratiche legate ai permessi di lavoro.

Gli uffici della Cia forniranno alle aziende l’assistenza per i contratti di lavoro e le coperture assicurative, tramite la propria Agenzia. Inoltre la Cia, con il proprio Centro di istruzione CIPAT, si occuperà della formazione degli operatori, in base alle tipologie di mansioni più richieste. 

Per le esigenze di pernottamento, oltre ai centri di accoglienza già attivi, potrebbero essere coinvolti agriturismi, bed and breakfast o alberghi in prossimità delle aziende agricole: un aiuto al settore in attesa che riparta l’economia del turismo, la più penalizzata dall’emergenza Covid.

L’esperienza astigiana ha il supporto di Cia Piemonte e farà da laboratorio per le altre province, anche per lo sviluppo di alcune proposte lanciate da Giovanni Pensabene della Casa del Popolo di Asti, da cui è partito un progetto con Piam e Migrantes – precisa Durando –  crediamo nel valore dell’agricoltura sociale e siamo convinti che i migranti, come in generale la manodopera extracomunitaria, siano una risorsa di cui le aziende agricole non possono più fare a meno, così come per altri settori scartati dalla manodopera locale che non è più propensa a lavori duri e faticosi”. 

Le migrazioni, attraverso percorsi di accoglienza integrati con il territorio, sono un fattore generativo di sviluppo locale”, gli fa eco Alberto Mossimo di Piam. Partendo dall’accoglienza, l’Onlus astigiana ha sviluppato un progetto per valorizzare e conservare le eccellenze agro-alimentari piemontesi. A Villa Quaglina, a due passi dal Tanaro, si coltivano il mais ottofile rosso, il mais giallo marano, altre famiglie storiche di cereali, senza diserbanti né pesticidi. Si coltiva anche canapa ed è stato avviato un vigneto sperimentale che, con la collaborazione dell’Istituto agrario Penna, partecipa ad un progetto di ricerca internazionale su nuove tipologie di barbatelle.

“In questa attività – prosegue Mossino - coinvolgeremo non solo gli ospiti dei progetti di accoglienza, ma soprattutto rifugiati e rifugiate che sono usciti dall'accoglienza, sono stati formati e adesso sono alla ricerca di lavoro, anche tramite la Coop. Argo che è partner di PIAM”.

I promotori del “Progetto MOI - Asti Migranti in campo” hanno già preso contatti con le autorità locali per definire le procedure necessarie all'avvio delle attività.

Le aziende interessate possono rivolgersi alle sedi Cia di Asti, Castelnuovo Calcea e Montiglio Monferrato oppure inviare una mail a: asti@cia.it

Comunicato stampa

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