“Mi giungono voci sempre più preoccupanti su quello che sta accadendo nella Casa di Riposo San Giuseppe di Castelnuovo Don Bosco dove i casi positivi sono attestati a 82 su 96 ospiti della struttura. Mi chiedo come tutto questo sia stato possibile” commenta amareggiata Rachele Sacco, vicepresidente Associazione Adelina Graziani contro la malasanità e per i diritti umani, alla notizia di quello che si sta registrando nella nota struttura astigiana dove da mesi si sta assistendo ad un costante peggioramento delle condizioni.
La RSA San Giuseppe, infatti, era balzata agli onori della cronaca già nei mesi scorsi per la situazione della gestione, passata di mano da una cooperativa all’altra, ma anche su alcune criticità. La situazione, però, è andata peggiorando.
“Oltre agli ospiti quasi tutti positivi ormai, sappiamo di diatribe nell’apparato direzionale che hanno gettato la struttura nel caos, il personale poi è ridotto all’osso. Della cinquantina di dipendenti in organico ben 40 sono a casa, significa che ad assistere gli ospiti, per di più positivi sono rimasti a malapena una decina. Un fatto gravissimo che per altro è già stato rilevato dalla Asl stessa. E se da un lato possiamo solo elogiare il grandissimo spirito umanitario e di servizio di quei pochi che sfidando la paura e l’epidemia stessa si prestano ad assistere gli anziani e gli infermi nella rsa, non possiamo che preoccuparci per le condizioni estreme in cui lo fanno, pochi per così tante persone, con turni massacranti e senza supporto”.
“Alcuni giorni fa ho ricevuto una lettera di denuncia da parte di un congiunto di uno degli ospiti del San Giuseppe - conclude Sacco – che oltre a riscontrare quanto detto sopra sul peggioramento delle condizioni degli ospiti e della gestione riferito proprio al suo parente, affermava anche che oltre al divieto di contatto fisico con esterni è venuta meno anche la possibilità di contattarli con cellulari o tablet in videochiamata. Va ricordato che le case di riposo non sono né prigioni né parcheggi a pagamento per anziani dove le persone diventano oggetti da disporne come meglio si crede. Per questo su quanto accade a Castelnuovo deve essere fatta chiarezza e deve essere riportata la giusta gestione per la salute prima di tutto delle persone ospitate, ma anche del personale che ha diritto di lavorare in sicurezza e per il benessere degli assistiti”.





