Al Direttore - 05 ottobre 2021, 16:45

"Quando il calcio dei giovani è fantacalcio per gli adulti"

Un gruppo di genitori di ragazzi che giocano a calcio in società astigiane, analizza i comportamenti enfatici di alcuni genitori, tesi a sostituirsi agli allenatori in campo e le modalità selettive delle scuole calcio

Immagine generica di repertorio

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Riceviamo e pubblichiamo una lettera di un gruppo di genitori di ragazzi che giocano a calcio in società astigiane. 

Sono un visionario. O forse sono un nostalgico. O ancor peggio un idealista.

Una volta si diceva che il calcio “era il gioco più bello del mondo”, e nei cortili, per le strade ogni pretesto era buono per una partitella fra ragazzi. Sfogo per i pomeriggi dopo la scuola, ma anche momento di aggregazione e di amicizia, dove ognuno sognava di giocare come il proprio idolo. Poi sappiamo tutti come è andata…tanti guadagni, sponsor e l’avvento dei media per cui si è attratti più dall’immagine del calciatore che dall’atleta.

Ma il calcio è pur sempre un giuoco, lo dice anche la sigla della federazione stessa, e questo in primis rimanda al significato per eccellenza dello sport: divertirsi e crescere imparando la lealtà verso i compagni e gli avversari, una scuola di vita che assieme alla competitività insegni anche il rispetto, la tolleranza e l’aiuto reciproco. Già il dover istituire premi ed elaborare il concetto di fairplay, diciamocela tutta, doveva suonare come un campanello d’allarme, insospettirci perché qualcosa andava per il verso errato.

Ma restavano comunque loro….i giovani. Il loro entusiasmo, il loro amore per quel pallone che è sogno e contemporaneamente catalizzatore delle loro energie.

E poi noi…gli adulti, che abbiamo reso quel gioco il nostro gioco, in una sorta di fantacalcio reale in cui i ragazzi vengono “acquisiti” nella speranza di creare la squadra più forte, dimenticandoci che è sport e la vittoria, come la sconfitta, fa parte della vita. Coinvolgendo bimbi alle prime esperienze con il pallone in discorsi di selezione, come se lo sport seguisse una logica più simile alla rupe di Sparta che all’etica dell’equità che da sempre lo anima.

La mia è una piccola riflessione che spero giunga a chi dovrebbe conoscere quello che accade nei campi e sugli spalti nei weekend durante le partite tra giovani ed adolescenti, soprattutto in una piccola realtà come quella astigiana. E se sono da stigmatizzare i comportamenti enfatici dei genitori, tesi a sostituirsi agli allenatori in campo, altrettanto fortemente dovrebbero essere riviste le modalità selettive delle scuole calcio, riportando il fantacalcio ad una dimensione “virtuale”, lasciando che i ragazzi non siano lo strumento per le ambizioni degli adulti e delle società ma con l’obiettivo che il calcio torni ad essere “il gioco più bello del mondo”.

Al direttore

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