Economia e lavoro - 20 ottobre 2021, 13:10

“La dignità non si licenzia”: sciopero ad oltranza alla Itron di frazione Castiglione

Serrata scattata in solidarietà a un rappresentante sindacale 'messo alla porta' formalmente dopo un diverbio sui green pass con il direttore di stabilimento. Ma per i sindacati le vere ragioni sono altre.

Al centro dell'immagine il lavoratore licenziato, a destra Salvatore Pafundi

Al centro dell'immagine il lavoratore licenziato, a destra Salvatore Pafundi

Da questa mattina i lavoratori della Itron di strada Valcossera – azienda facente capo a una multinazionale operante nell’ambito della produzione di energia – sono entrati in sciopero per solidarizzare con Massimiliano Lamattina, rappresentante sindacale della FIM CISL che poche ore fa ha ricevuto una lettera di licenziamento. Provvedimento adottato dall’azienda al culmine di una settimana di tensione, apertasi appunto mercoledì scorso, ma che in realtà secondo i sindacati cela problemi più profondi.

LA DISCUSSIONE PER L'INCARICO DI CONTROLLO DEI GREEN PASS

Ma andiamo con ordine, partendo dal momento in cui a Lamattina, RSU e RSL (ovvero Rappresentante sindacale unitario e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza) in azienda dal 2002, e a un collega che lavora con lui in magazzino è stato chiesto di controllare i green pass dei camionisti in entrata, eventualmente procedendo anche al controllo dei documenti di identità in caso di dubbi.

Quest’ultima richiesta, hanno spiegato i rappresentanti sindacali nel corso di una conferenza stampa improvvisata nel piazzale antistante l’azienda, è stata rigettata dai lavoratori poiché questi ultimi hanno ritenuto di non avere l’autorità per farlo. Pertanto i due avrebbero chiesto di attendere almeno il mattino dopo, quando Lamattina avrebbe portato la tematica all’attenzione di un tavolo sindacale già precedentemente convocato per discutere altri argomenti.

LA SOSPENSIONE, SEGUITA DA LICENZIAMENTO

Richiesta che, sempre stando alla ricostruzione fornita, avrebbe suscitato la piccata reazione del direttore di stabilimento, che si sarebbe recato personalmente nel magazzino, a pochi minuti dalla fine del turno di lavoro, per contestarla. Ne sarebbe quindi scaturito un acceso confronto, rimasto comunque nell’ambito verbale, che ha portato a una lettera di sospensione di sei giorni per il lavoratore. Che questa mattina, al rientro al lavoro, si è visto consegnare la lettera di licenziamento.

Nella quale si fa cenno a pesanti minacce verbali, quali “Io ti ammazzo” e “Non sai chi sono io”, che l’uomo avrebbe proferito nei confronti del dirigente. Fatto però nettamente smentito da tre testimoni oculari secondo cui, pur nell’ambito di confronto piuttosto acceso, quelle minacce non sarebbero mai state pronunciate.

Conseguentemente, dalle prime ore della mattina pressoché tutti i circa 70 dipendenti dell’azienda aderiscono allo sciopero ad oltranza prontamente indetto dalle sigle sindacali e che ha già ottenuto l’appoggio dei delegati sindacali di altre aziende Astigiane quali Util, Gate, Ocava, Blutec, Lagar e Dierre.

LA FIM CISL: "LE RAGIONI DEL LICENZIAMENTO SONO ALTRE"

“La dignità non può venir licenziata – ha affermato Salvatore Pafundi, segretario generale Fim Cisl Asti Alessandria – per cui se l’azienda non annullerà il licenziamento proseguiremo lo sciopero almeno fino alla fine di questa settimana. Nel frattempo abbiamo preso contatti con le istituzioni preposte per venire a caso di questa brutta situazione”.

“Dal nostro punto di vista – ha aggiunto Pafundi –, è comunque palese che quella delle pur inesistenti minacce è solo una scusa, così come lo è l’incarico di controllare i green pass in entrata. Già in passato il lavoro sindacale ottimamente svolto da Massimiliano ha suscitato il fastidio del direttore di stabilimento, che peraltro in questi giorni nei quali abbiamo cercato di trovare un accordo senza arrivare a questi estremi, non si è mai confrontato direttamente con noi”.

“E’ stata anche ignorata – ha concluso Pafundi – una lettera con la quale il lavoratore si scusava per i toni accesi del confronto di mercoledì scorso”.

Gabriele Massaro

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