Oggi le vasche di 70 impianti natatori piemontesi sono rimaste desolatamente vuote a seguito di una protesta, del tutto inedita per il settore, indetta per porre l’attenzione sulla situazione gravissima in cui versano le strutture, per lo più impianti pubblici gestiti da società private, dopo 10 mesi di chiusura forzata causa pandemia. Una situazione di per sé di enorme gravità, resa ancora più complessa dal “caro bollette” che ha fatto raddoppiare i costi energetici, che gravano per circa il 40% sui bilanci di queste attività.
IL TAVOLO TECNICO REGIONALE
Se ne è discusso, questa mattina a Torino, nell’ambito di un tavolo di confronto che ha visto il coinvolgimento di tutte le associazioni e le realtà coinvolte, assieme ai vertici regionali del Coni e ad esponenti istituzionali della Regione. A fare il punto delle iniziative sulle quali si lavorerà con la massima urgenza è stato Luca Albonico, presidente Csr (che gestisce, tra gli altri, anche l’impianto di Asti) e presidente del Comitato Regionale FIN Piemonte e Valle d’Aosta.
"Abbiamo rappresentato la situazione degli impianti natatori, oggi chiusi per dire con forza che la situazione è al capolinea e non ci sono più i presupposti per continuare a restare aperti – ha affermato – I costi energetici per attività energivore come le piscine al chiuso sono pari al 40% del bilancio totale. Con aumenti del 100% o più, non ci sono soluzioni o armi da mettere in campo. Si può solo chiudere!"
“Abbiamo trovato ascolto. Chiediamo ristori immediati, interventi a medio termine per ridurre i consumi, con lavori di efficientamento energetico, e chiediamo di includere nel bonus 110% anche le società che gestiscono impianti sportivi energivori, come sono le piscine", ha concluso.
IL PRESIDENTE CONI: A RISCHIO GLI IMPIANTI FREQUENTATI DA 350.000 UTENTI
Massima condivisione delle istanze del mondo degli impianti natatori è arrivata anche dal presidente regionale Coni, Stefano Mossino: "La situazione è complicatissima a più livelli. Il rischio è che chiudano i 70 impianti regionali, frequentati da 350 mila utenti, che corrispondono al 10% degli abitanti del Piemonte. Non solo: sono a rischio 2.500 lavoratori. Le piscine fanno attività essenziali, sono un presidio sociale, economico e di tutela della salute. Se si fanno questi conti, gli aiuti immediati che chiediamo sono soldi che si risparmiano: 70 impianti chiusi e 2500 lavoratori che dovranno accedere agli ammortizzatori sociali, quanto ci costano? 350mila persone che non vanno più in piscina, cosa compartano a livello sociale e sanitario?".
CIRIO: NECESSARIO INTERVENIRE IN FRETTA PER IL FUTURO DELLE FAMIGLIE E DEGLI IMPIANTI
“Quello delle piscine è uno dei settori che più hanno pagato le conseguenze della pandemia nel mondo sportivo, trai i primi a interrompere le attività e tra gli ultimi a ripartire - sottolinea il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, che ha portato il suo pensiero di vicinanza, insieme al vicepresidente del Consiglio regionale Franco Graglia e alla consigliera regionale Alessandra Biletta -. Parliamo di un mondo che dà lavoro a tantissime persone e che ora viene ulteriormente colpito dai rincari che il costo dell’energia ha portato nelle bollette e nei costi di mantenimento”.
“Lavoreremo insieme all’assessore allo Sport Fabrizio Ricca per trovare tutte le strade possibili, sia a livello nazionale che regionale, per aiutare il comparto ad affrontare questa situazione – ha aggiunto Cirio – Da una parte sollecitando il Governo, affinché vengano stanziati dei ristori che tengano conto di questa criticità, e dall’altra sul nostro territorio istituendo un fondo di emergenza regionale che possa essere di supporto, anche coinvolgendo le grandi aziende produttrici di energia. Parallelamente, attraverso uno specifico ordine del giorno in Consiglio regionale ci attiveremo per una sinergia tra Governo, Regioni, Anci per gli Enti locali e Coni. Ne va del futuro e della vita di tante famiglie, ma anche del futuro dei nostri impianti che hanno bisogno di essere vissuti e di restare aperti, perché ancor peggio dell’usura del tempo c’è quella del non utilizzo”.






