Sanità - 21 ottobre 2023, 18:31

La grande fuga dei medici: nel 2022 oltre 330 medici hanno lasciato gli ospedali piemontesi, compreso il Cardinal Massaia di Asti

Scelto il privato o la medicina convenzionata. Anaao Assomed lancia l'allarme: "Se non si interviene subito a rischio la tenuta del servizio sanitario nazionale"

La grande fuga dei medici: nel 2022 oltre 330 medici hanno lasciato gli ospedali piemontesi, compreso il Cardinal Massaia di Asti

I dati, provincia per provincia

Scendendo nel concreto dei numeri, appare molto critico il dato della Provincia di Alessandria, sia AO che ASL, che risulta quasi doppio rispetto alla media regionale. In particolare l’Azienda Ospedaliera di Alessandria per il terzo anno consecutivo è quella da cui vanno via più medici. A seguire, le Aziende del Verbano Cusio-Ossola, Asti, Biella e Vercelli, tutte con quote di medici in fuga al di sopra del 5% del totale. Le Aziende che registrano le maggiori dimissioni volontarie sono tutte in “provincia” ad eccezione della Provincia di Torino: TO4 – TO3 e TO5 sono ampiamente sotto la media regionale. Nel 2022, all'interno della città metropolitana di Torino, registrano più cessazioni di medici l’AOU S. Luigi, con il 4,7% di medici licenziati e l'ASL Città di Torino con il 3,5%. 

La fuga da Anestesia e Rianimazione

Nel 2022 la maggioranza dei medici che si dimettono volontariamente sono specialisti in Anestesia e Rianimazione, disciplina che già gli scorsi anni cedeva numerosi medici al privato: sono 35 nel 2022, erano 30 nel 2021, 31 nel 2020 e 32 nel 2019. Seguono Psichiatria e Medicina e Chirurgia d’Accettazione e Urgenza, anche quest'ultima una delle specialità che da anni conta un numero elevato di fughe.  

Le dimissioni volontarie determinano un perverso circolo vizioso: organici ridotti causano aumenti tali del carico di lavoro che i colleghi decidono di licenziarsi, peggiorando ulteriormente gli organici. "Quando come Sindacato chiediamo di assumere, ci viene risposto che non si trovano specialisti, e che i concorsi vanno deserti. Ma sarebbe già un gran traguardo per la Sanità Regionale, riuscire a trattenere nel sistema i propri dipendenti", fa notare Anaao Assomed. 

"Cercare di rendere loro il lavoro meno usurante, valorizzarli, investire nella loro formazione, coinvolgerli nelle scelte. Invece, accanto agli stipendi meno pagati d’Europa, abbiamo un lavoro che obbliga a sacrificare la vita privata, che mortifica le ambizioni di carriera e di realizzazione professionale", dichiara la segretaria Rivetti. "Il clima lavorativo negli anni si è rovinato, il tanto odiato carico di lavoro burocratico è ulteriormente peggiorato, le aggressioni da parte dei pazienti sono in aumento, come anche le denunce. I medici devono gestire con equipe ridotte negli ultimi anni mediamente del 20-30% uguali carichi di lavoro di prima, senza contare l’obiettivo di smaltire le eterne liste d’attesa".

L'eterno problema delle liste d'attesa

"Una dottoressa che ha deciso di lasciare, ha descritto la sua situazione come quella di un criceto nella ruota: vai avanti fino all’esaurimento, senza accorgerti. Solo quando sei fuori riesci a vedere lucidamente quanto pesante e frustrante fosse il tuo lavoro", fa notare Anaao in conclusione. "Chi può, dice basta. E cerca le vie di fuga. Ma se a livello individuale i licenziamenti sono assolutamente comprensibili, in un’ottica di sistema, è a rischio la tenuta del Sistema Sanitario Nazionale".

Redazione

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