L'annuncio dell'amministrazione Trump sull'imposizione di nuovi dazi del 20% sulle importazioni di vino europeo negli Stati Uniti ha acceso un dibattito acceso tra produttori e associazioni di categoria. Se a livello nazionale l’allarme riguarda il rallentamento dell’export verso il primo mercato di destinazione del vino italiano fuori dall’UE, a livello locale, in particolare nell’Astigiano, si guarda alla questione con un mix di preoccupazione e cauto ottimismo.
"Sicuramente l'introduzione dei nuovi dazi sulle importazioni di vino negli Stati Uniti ci costringono a riflessioni importanti, anche se non siamo particolarmente preoccupati" ha dichiarato Vitaliano Maccario, presidente del Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato. "Grazie al loro prezzo competitivo, i vini delle denominazioni tutelate dal nostro Consorzio, in particolare la Barbera, prevediamo non subiranno flessioni significative nelle vendite, poiché l'incidenza del rincaro sarà minima e confidiamo possa essere facilmente assorbita dal mercato. Questo aspetto, unito al grande apprezzamento che questi vini riscuotono tra i giovani consumatori e wine lovers per la loro versatilità e abbinabilità, speriamo li tenga fortemente competitivi anche nel contesto dei nuovi dazi americani".
Tuttavia, Maccario sottolinea l’importanza di una strategia di lungo periodo che punti su collaborazioni commerciali strategiche: "Abbiamo siglato un importante accordo con il Monopolio della Pennsylvania che si concretizzerà in una serie di azioni, prima fra tutte il tour che si sta svolgendo in questi giorni nel nostro territorio. Un’occasione unica per i nostri produttori di far conoscere ai buyer i loro prodotti e di aprire nuove relazioni commerciali".
"Patto per il nord" guarda al modello francese
Sul fronte locale, il "Patto per il Nord" di Asti ha evidenziato il rischio di una significativa contrazione economica e produttiva per le aree vitivinicole di Langhe, Roero e Monferrato, sottolineando la mancanza di politiche strategiche di settore. L’associazione propone misure ispirate al modello francese, come incentivi economici per l’estirpazione di vigneti meno produttivi, al fine di razionalizzare la produzione e innalzare la qualità. "Se non si interviene subito con una strategia chiara, rischiamo di perdere competitività sui mercati internazionali. Non possiamo limitarci a rincorrere le crisi, dobbiamo anticiparle e strutturare il nostro comparto per affrontarle al meglio", afferma Marco Maria CRivelli
A livello nazionale, il timore di un contraccolpo più significativo è evidente. Camillo Pugliesi, direttore del Consorzio Vini DOC Sicilia, avverte: "La decisione di imporre dazi sui vini italiani rappresenta un elemento di forte preoccupazione per un settore che ha sempre fatto della qualità e dell’export uno dei suoi principali punti di forza. I vini del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia sono ambasciatori della nostra cultura e del nostro territorio nel mondo, e queste misure non solo creeranno difficoltà ai produttori, ma penalizzeranno in modo significativo anche i consumatori americani". Di fronte a questa sfida, il Consorzio siciliano guarda a mercati alternativi: "Verranno implementate strategie di espansione verso altri mercati e rafforzate le attività di commercio e promozione in paesi come il Canada e il Regno Unito".
Anche l'Umbria si interroga sul futuro. Giovanni Dubini, presidente dell’associazione MTV Umbria, evidenzia le conseguenze sull’enoturismo: "L'introduzione di dazi sulle esportazioni vinicole rappresenta una sfida significativa per il settore, incidendo sulla competitività delle nostre aziende e limitando l'accesso ai mercati internazionali. Tuttavia, l'Umbria deve continuare a puntare sull'enoturismo come motore di crescita economica e promozione del territorio". Una visione condivisa anche da Massimo Sepiacci, presidente della cooperativa UmbriaTop, che invita a una risposta strutturata: "Sappiamo che il dazio sarà del 20%. Certo, è una notizia che avrà un impatto negativo, ma almeno l'incertezza che aveva bloccato il mercato nei mesi scorsi è stata superata. Sarà fondamentale un lavoro congiunto tra istituzioni, consorzi e produttori per affrontare questa situazione".
Dunque, tra preoccupazione e strategie di adattamento, il settore vitivinicolo italiano si trova a fronteggiare una nuova sfida internazionale. Mentre alcuni territori, come l'Astigiano, cercheranno di reggere l’urto grazie a prezzi competitivi e strategie commerciali mirate, altri guardano alla diversificazione dei mercati e al rafforzamento della promozione internazionale.
Quel che è certo è che l’export vinicolo italiano, e con esso l’identità stessa del Made in Italy, dovrà ripensare alcune delle sue dinamiche per restare competitivo su scala globale.





