Cultura e tempo libero - 06 giugno 2025, 07:00

Intervista a Miragha Aghayev: il bambino che scappò dalla noia con una scacchiera

Dall’Azerbaijan rurale a Canelli, passando per Milano e Roma: la storia di un prodigio degli scacchi che ha trovato in Italia la sua seconda patria e il modo di riscrivere il proprio destino, casa dopo casa

Un'immagine dal Campionato italiano a squadre dello scorso aprile

Un'immagine dal Campionato italiano a squadre dello scorso aprile

“Ridateci Miragha”: la prima mossa del Destino

In Azerbaijan è tipico che i bambini facciano due o tre ore di pausa all’asilo, un tempo per il silenzio, per dormire un poco. Ma mentre tutti dormono, nel piccolo distretto di Ujar, due occhi non fanno altro che guardare l’orologio, non accennano nemmeno un attimo a serrarsi.

Miragha Aghayev non può pensare di passare in quel modo tutto quel tempo, si annoia, lui, l’unico tra i suoi coetanei già capace di leggere l’ora, non riesce a smettere di guardare quelle lancette girare, sempre più lente.

 Ma tra le pieghe dell’infanzia, a volte, il destino decide di giocare la sua prima mossa.

 “Ogni volta che tutti i bambini dovevano dormire, le maestre costringevano anche me - racconta Miragha - io facevo finta e rimanevo lì, nel letto, con un occhio chiuso e l'altro aperto, guardando sempre l'orologio. Avevo 5 anni e quelle ore erano infinite. Ma a un certo punto, andando in bagno ho notato delle persone: giocavano a scacchi”.

 Accanto all’asilo, a una finestra di distanza, c’è un luogo particolare, ma tipico per i giovani azeri: la scuola di scacchi. Così, il giovane Miragha si incuriosisce e il Caso decide di muovere un’altra pedina: “Casualmente c'era anche un collega di mio padre che spesso veniva a casa nostra: la mattina insegnava storia e geografia, il pomeriggio era maestro di scacchi e quindi mi sono incuriosito.  E una mattina mi hanno accompagnato a questa scuola: ero il bambino più felice del mondo perché così il pomeriggio potevo non dormire”.

 Così, per sfuggire alla noia, inizia a giocare. I bambini, però, non possono uscire dall’asilo, allora, una maestra prende Miragha e lo passa dalla finestra al maestro: “Mi passavano al maestro di scacchi che mi prendeva e iniziavo a giocare con quelli che già andavano a scuola, perché io ero l'unico dell'asilo. Quindi, mentre tutti gli altri dormivano, io andavo lì per due ore. Da quel momento, nella mia vita, non mi sono mai più annoiato. Poi, appena arrivava l'ora del risveglio, la maestra arrivava dalla finestra e diceva: ‘Ridateci Miragha’".

Un pezzo leggero che guarda lontano

Proprio come un alfiere che da lontano guarda al centro della scacchiera, Miragha prosegue il proprio viaggio con l’inizio della scuola elementare, una scuola russa del paesino natale, lontano dalla capitale.

In quegli anni, Miragha comincia a girare per l’Azerbaijan, torneo dopo torneo. Diventa il migliore della sua regione e uno tra i più promettenti del Paese: “Una volta ho vinto anche il campionato di Baku e questa cosa è stata incredibile, perché un bambino di un villaggio, che tra l'altro era anche povero, viene nella capitale e batte tutti i bambini ricchi”. Tanto da finire immortalato da un’importante rivista dell’ex Unione Sovietica, Miragha è descritto, infatti, come un “prodigio”.

(Miragha Aghayev, 6 anni, immortalato al circolo di Baku, la scuola dell'ex campione del mondo Garry Kasparov)

Ma sul finire degli anni ‘90, il Paese non è ancora sviluppato, ore e ore senza servizi e la famiglia fatica ad arrivare alla fine del mese: “Dopo le sei di sera non c'era la luce elettrica e l'unico modo che avevo per studiare, sia per la scuola ma anche per gli scacchi, era di racimolare un po' di candele usate, nel cortile o anche per strada, ovviamente senza farmi beccare perché mi vergognavo da morire - racconta - Non c'era neanche l'acqua e spesso mi capitava, tra uno studio e un altro, di andare con i secchi a prendere l'acqua dai vicini. Un giorno, mentre tornavo a casa, mi ha visto una ragazza di cui ero innamorato. Quando lei mi ha visto tornare a casa con i secchi d'acqua, sono tornato a casa mi sono messo a piangere e ho detto 'Basta, io non voglio più vivere questa vita’".

 Nel frattempo, continuano i tornei, dove si distingue, così come a scuola, nonostante lo sguardo contrariato di un’insegnante, critica per la dedizione di Miragha verso gli scacchi.

In questo periodo, per lui, la nonna è una figura importante. È lei ad accompagnarlo ai tornei, mentre i genitori, entrambi professori liceali, lavorano.

Il viaggio del pedone: dall’Azerbaijan all’Italia

Negli scacchi, un pedone può avanzare di uno o due case alla sua prima mossa, può catturare solo in diagonale ed è il pezzo di minor valore sulla scacchiera; tuttavia, per quanto sia difficile arrivare in fondo, il pedone è capace di cambiare ogni cosa.

 Azerbaijan, 1999. Miragha e la sua famiglia stanno passando anni difficili, i soldi sono pochi e la situazione non sembra migliorare. Ma, mentre le riviste parlano di talento, i genitori non vedono un futuro, lì, per lui e i suoi fratelli, soprattutto nella provincia, in un villaggio.

 Miragha, però, inizia i tornei ufficiali, li continua fino al 2003, quando ottiene la Prima categoria nazionale, anno in cui la famiglia decide di trasferirsi in Italia.

Il padre aveva deciso di partire già l’anno prima, per capire se il nuovo Stato sarebbe stato vivibile. La partenza, però, è difficile, c’è solo un’alternativa: vendere la casa: “Abbiamo venduto la casa per 3 mila dollari. Ne volevamo cinquemila, ma non potevamo aspettare”. Una cifra irrisoria, ma sufficiente per partire. La destinazione? Milano.

 Quando atterrano, Miragha si sente in paradiso. Non ha mai visto nulla di simile: “Vedevo persone diverse, l'aeroporto gigante, le macchine. Poi siamo arrivati davanti al Duomo e ho detto ‘Ma che è sta roba? Qui è il paradiso’. È come quando tu sogni qualcosa di assurdo, poi ti svegli, dici ‘Ah, ok, era un sogno’, perché non poteva essere vero".

 A Milano, i genitori lo portano al circolo di scacchi: è il 13 maggio e tutto il circolo guardava una cosa sola, la semifinale di Champions: Milan - Inter.

“Erano tutti impegnati a vedere la partita, poi qualcuno mi ha e hanno chiesto ‘chi vuole fare una partita con questo bambino?’ -  racconta - A un certo punto inizio a giocare con uno che non era molto bravo; allora, mi hanno dato uno con cui giocare, che io ho battuto subito”.

 A un certo punto, nella sala, arriva un candidato maestro: perde anche lui. Sono tutti scioccati: un bambino di 9 anni aveva battuto un giocatore con un titolo magistrale.

“Poi succede una cosa bellissima, si allontanano dalla partita e vengono a vedere me. Faccio una partita con il maestro del circolo di Milano. Non perdo, non finiamo neanche la partita”.

 È un fenomeno. Il circolo vorrebbe tenerlo con sé, ma serve una casa, che, però, non viene trovata in tempo. Dopo dieci giorni, Miragha deve partire di nuovo, rifiutando la possibilità di separarsi dalla famiglia: era ancora troppo piccolo.

Un arrocco inaspettato: ancora una volta lontano dal centro

La prossima destinazione sarebbe stata Alessandria, ancora una città molto grande per Miragha e la sua famiglia. Ma l’auto non si ferma, prosegue tra i campi, verso le colline e arriva a Canelli.

 Lì, assegnano loro una casa, in cima a una collina. Parlano poco l’italiano e i genitori devono accontentarsi di lavori poco retribuiti: la madre fa le pulizie e il padre va nei campi.

 “Non avevamo molto. Però ero anche contento, perché finalmente avevo lasciato il villaggio dove non avevo l'acqua, non avevo la luce. Già il fatto che potessi studiare all'ora che volevo per me era un’utopia all'inizio - spiega Miragha, raccontando il suo percorso per integrarsi - Noi siamo arrivati a maggio a Canelli e la scuola è iniziata a settembre. Quindi non ero riuscito a imparare più di tanto, studiavo da solo con il dizionario russo-italiano che mi ero portato dietro. A settembre, quando ho iniziato la scuola, sapevo pochissimo la lingua, però, col fatto che già giocavo a scacchi, sono riuscito a integrarmi”.

 Durante l’estate, Miragha gioca qualche torneo, vince e, dopo qualche mese, i compagni di classe gli fanno una sorpresa, un cartellone: “Abbiamo un campione in classe”.

Sono ancora gli scacchi a regalargli gioie, ma soprattutto distrazioni dalla sofferenza di vedere i propri genitori costretti lontani dalle loro cattedre, sporchi dopo il lavoro. Una situazione che lo fa piangere ogni volta.

 “Il periodo di Canelli è stato difficilissimo perché mia mamma e mio papà erano disoccupati e andavamo a prendere da mangiare dalla Caritas.  Mi dicevo ‘Vabbè, ma bisogna fare qualcosa qui, bisogna fare qualcosa: devo cercare di impegnarmi al massimo’. I miei genitori erano insegnanti, ma in Italia la laurea non valeva e quindi non potevano sfruttare la laurea; a mia mamma è capitato di fare le pulizie e quando i miei genitori dicevano che erano insegnanti si mettevano a ridere perché dicevano "Ma figurati, figurati se uno è l'insegnante poi si mette a fare le pulizie".

Intanto, Miragha continua a giocare, la scacchiera diventa un luogo altro, dove potersi esprimere. Vince e vince ancora, anche in Italia scrivono di lui.

Gli articoli escono e diventano motivo di orgoglio per i genitori e Miragha decide di impegnarsi sempre di più, per vedere un sorriso sul volto dei familiari, per far sì che raccontandolo agli altri, trovassero un modo per sentirsi sollevati per qualche momento.

Frequenta anche un centro di alfabetizzazione per imparare correttamente la lingua: finisce le elementari, le medie e si iscrive al liceo scientifico di Nizza Monferrato, dove si distingue in molte materie, soprattutto la matematica.

 Sebbene le possibilità di giocare a scacchi con qualcuno siano poche e i professori non vedano di buon occhio quella dedizione, ritenuta motivo per trascurare la scuola, tanto da interrogarlo appena tornato e costringendolo a saltare due Campionati Mondiali; Miragha persegue e nel 2007 diventa vicecampione italiano giovanile, una svolta.

La promozione del pedone: l’ottava casa per diventare ciò che si vuole

Diventare vicecampione italiano gli consente di rappresentare l’Italia al Campionato europeo giovanile in Croazia, a spese della federazione, portando con sé sua madre – la sua prima vera vacanza: “Sono andato con mia mamma - spiega, ripercorrendo quei momenti - È stata un'altra gioia importante per me, perché finalmente portavo mia mamma in vacanza. Non ci era mai stata, non era mai andata da nessuna parte: lei ancora adesso se lo ricorda, mi dice sempre che è stata la sua prima vera vacanza in assoluto a 41 anni”.

 A 16 anni, Miragha inizia a insegnare scacchi, autofinanziandosi studi e lezioni con un maestro lituano. Grazie alla crescita continua, ottiene tre norme internazionali (la prima in Francia, le altre in provincia di Bergamo) e nel 2016 diventa Maestro Internazionale, uno dei più giovani in Italia.

 Nel frattempo, finisce le superiori e decide di trasferirsi a Roma, dove studia Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza.

All’università è capitano della squadra di scacchi per cinque anni, portandola a vincere due campionati italiani universitari. Si mantiene con le lezioni di scacchi, dato che i genitori non possono sostenerlo economicamente.

(Una foto prima della partita contro il pluricampione francese Etienne Bacrot, finita in pareggio)

Arrivando agli anni più recenti, nel 2022 ottiene la prima norma di Grande Maestro e diventa dirigente di primo livello della Federazione Scacchistica Italiana, oltre che capo istruttore, con il compito di formare altri insegnanti.

 Oggi Miragha Aghayev ha 31 anni e sente di aver trovato il proprio posto nel mondo, dal 2014 vive a Roma, dove lavora come allenatore e commentatore per chess.com. Nel 2024 ottiene la cittadinanza italiana e quest’anno ha vinto il Campionato Italiano a squadre, con la "Lazio Scacchi", risultando miglior giocatore della sua scacchiera.

Una storia di impegno e di un sogno che si è realizzato su una scacchiera enorme, sulla quale molti sono ancora i pezzi da muovere.

Francesco Rosso

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