Torino saluta il vescovo emerito Cesare Nosiglia, colui che durante il suo mandato, durato 12 anni alla guida di Torino e Susa ha dato voce agli ultimi, quella parte di città rappresentata da operai, immigrati e poveri.
E c'erano anche loro, oggi, nel giorno delle esequie. Maurizio e Gianluca, due operai dell'ex Embraco, venuti a salutare un amico che si è speso fino all'ultimo per la causa dei lavoratori, coinvolti in una vertenza inerpicata.
"I suoi genitori erano operai alla Piaggio - hanno raccontato i due lavoratori - per questo capiva la nostra situazione e quella di molti lavoratori coinvolti in altre vertenze".
"Cesare non tollerava i vuoti - ha aperto così l'omelia in ricordo di Nosiglia il cardinale Repole - la sua agenda non poteva prevedere pagine bianche. Sempre in movimento, sentiva l'urgenza dell'azione pastorale."
"Ha avuto cura che tutti potessero essere sfamati - ha concluso Repole - sapeva bene che soltanto se si riceve il pane materiale anche il pane del Vangelo diventa autentico."
Un duomo gremito, tantissime autorità presenti. Dal presidente della Regione Alberto Cirio, alla vicesindaca della Città di Torino Michela Favaro, passando per Silvio Magliano, ad Andrea Giorgis, a Fabrizio Comba, a Gianna Pentenero a Chiara Appendino. Presenti anche i rappresentanti dei sindacati e Elsa Fornero, ex ministro del Lavoro.
Nato il 5 ottobre 1944 a Rossiglione, in provincia di Genova, Cesare Nosiglia ha attraversato una lunga e intensa vita ecclesiale, sempre segnata dall’attenzione ai temi sociali e alla prossimità verso le fasce più fragili. Si è formato nei seminari di Acqui Terme e Rivoli, per poi essere ordinato sacerdote il 29 giugno 1968.
Già da giovane mostra una spiccata sensibilità pastorale, che lo porta a completare la formazione teologica e biblica a Roma. Tra il 1971 e il 1991 ricopre ruoli di primo piano nella Conferenza episcopale italiana, diventando direttore dell’Ufficio Catechistico nazionale. Il 14 settembre 1991 viene ordinato vescovo da Giovanni Paolo II per mano del cardinale Camillo Ruini, e nel 2000 coordina l’organizzazione del Giubileo dei Giovani a Tor Vergata. In quegli anni emerge anche la sua costante attenzione agli emarginati: senzatetto, migranti, nomadi.
Il 21 novembre 2010 entra come arcivescovo a Torino, dopo la nomina ricevuta da Benedetto XVI. È un episcopato caratterizzato da un forte impegno civile, soprattutto nei momenti di crisi industriale e sociale della città e del Piemonte. A fianco dei lavoratori, vicino ai giovani, Nosiglia costruisce un "magistero di strada", incarnato in parole e azioni concrete.
Indimenticabile la sua immagine delle “due città”: quella protetta dei garantiti e quella invisibile dei poveri. A lui si deve anche il rilancio del legame tra Torino e la Sindone. Nel 2013 organizza l’ostensione dedicata ai malati, seguita negli anni da nuove aperture della reliquia, tra cui quella del 2015, che porta Papa Francesco a Torino. In quell’occasione il Pontefice, oltre a venerare il sacro telo, visita i luoghi delle sue radici familiari e incontra i giovani in un evento corale a Valdocco e in piazza Vittorio.
Figura di riferimento per l’intera comunità ecclesiale, Nosiglia ha saputo coniugare profondità spirituale e impegno sociale, lasciando un’eredità viva nelle diocesi e nei territori che ha servito.