Economia e lavoro - 29 agosto 2025, 17:21

Baravalle: la burocrazia resta il male assoluto

“La Piazza” pugliese per un confronto tra politica ed economia.

Baravalle: la burocrazia resta il male assoluto

Arrivo da una regione, il Piemonte, dove la presenza delle microimprese è estremamente capillare, con una percentuale che supera quella nazionale. Una forza imprenditoriale, una rete economica forte ed importante, dove piccolo non vuol dire meno competitivo, anzi. Basti pensare che il Pil del Piemonte è tra i più alti tra le regioni italiane. Certo abbiamo grandi aziende che hanno fatto la storia dell’economia della nostra nazione, ma sono state le microimprese, quasi sempre a conduzione familiare, tramandate di padre in figlio, a creare con sacrificio e dedizione un humus, un tessuto positivo e fertile, sul quale è cresciuta l’economia piemontese e nazionale. Lo stesso ragionamento del Piemonte vale, fortunatamente, per ogni regione d’Italia, ciascuna, ovviamente, con le proprie peculiarità. Questa attitudine alla creazione di piccole imprese, tutta italiana, ha portato il nostro Paese, distrutto nel dopoguerra, a comparire pochi decenni dopo tra le nazioni più potenti e influenti del mondo, grazie alle “micro”, poi talune divenute medie e grandi, imprese che, se rappresentano il bello, dobbiamo ad onor del vero, dire che subiscono anche condizioni di sopravvivenza sempre più complicate, dovendo affrontare difficoltà che, da piccoli, diventano di più difficile gestione”. 

Con queste parole Luca Baravalle - presidente di BRVL Holding e presidente di Fondazione Baravalle - ha aperto il suo intervento nella kermesse politica “La Piazza - Il Bene Comune”, organizzata da Affaritaliani.it a Ceglie Messapica in Puglia, che ormai è divenuta un appuntamento annuale che vede confrontarsi i big italiani di politica, economia e industria.

Il tema di questa ottava edizione ruota intorno al mondo delle microimprese, grande risorsa dell’economia italiana, che spesso hanno difficoltà ad adattarsi a Leggi che non sembrano tener conto delle loro esigenze e delle loro potenzialità.

A discutere su questo tema, per fare il punto della situazione attuale e guardare al futuro con più ottimismo, con il presidente Luca Baravalle, hanno partecipato a questa edizione anche i Vice-Premier Antonio Tajani e Matteo Salvini, i Ministri Paolo Zangrillo, Marina Calderone, Nello Musumeci e Gilberto Pichetto Fratin, i Sottosegretari Alessandro Morelli e Marcello Gemmato, il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, gli Onorevoli Raffaele Fitto, Matteo Renzi, Luigi Marattin, Carlo Calenda, Antonio Misiani, Carlo Fidanza, Stefano Patuanelli, Francesco Ventola, Andrea Orlando, Paolo Romano, Marco Zunnino e Isabella Alfano, insieme al Professor Gianfranco Viesti, al Presidente di INPS Gabriele Fava, al Presidente di Coldiretti Ettore Prandini e a molti altri ancora tra cui imprenditori e manager come l’AD Trenitalia Gianpiero Strisciuglio e Marco Travaglini.

Dott. Baravalle, le piccole e medie imprese hanno un ruolo chiave nell’economia italiana, secondo lei a livello legislativo hanno il sostegno e l’attenzione che meritano?

Sicuramente no, spesso l’impresa viene vista con un atteggiamento discriminante dall’apparato statale che non considera abbastanza quanto il valore della produzione delle piccole e medie imprese sia determinante per il sostegno finanziario dello stesso Stato, che trascina con sé tutto l’apparato burocratico che ne deriva; negli ultimi governi qualche pallida riforma tendente ad un cambio di rotta c’è stata, ma ancora fortemente insufficiente.

Restando sulla burocrazia, che lei ha citato, va detto che spesso il peggior nemico di piccole e medie aziende non arriva dai mercati ma dall’interno, ed è proprio l’apparato burocratico. Si parla sempre di uno snellimento indispensabile ma restano solo parole o ci sono stati dei miglioramenti in questi ultimi anni?

Miglioramenti sostanziali, anche qui, praticamente zero. Certo è che si prende sempre più coscienza che la burocrazia è un cappio al collo delle imprese, ed è anche uno degli elementi di maggior disincentivo per gli investimenti esteri in Italia, e questo significa meno ricchezza per il Paese e per la stessa burocrazia. Però ormai l’apparato burocratico appare quasi come un sistema autonomo, autotutelante, a discapito della stessa politica che dovrebbe gestirlo e definirne i confini che sembrano avere sempre maggiori smagliature col passar del tempo.

Spesso, proprio per la sua natura, la microimpresa ha difficoltà ad adeguarsi a nuove disposizioni, come la digitalizzazione, che è però fondamentale per la competitività sul mercato. Qual è il suo pensiero dott. Baravalle?

Penso che non sia proprio così, anzi, la piccola e media impresa ha dimostrato nell’ultimo secolo di essere la principale fucina dell’innovazione tecnologia del Paese, tra cui la digitalizzazione e la tecnologia: ricordiamo l’Olivetti, altra eccellenza italiana e piemontese poi finita smembrata da interessi esteri. Se c’è, ed è vero, una difficoltà ad adeguarsi è sempre alle imposizioni burocratiche illogiche e costose che spesso vengono calate dall’alto e che si rivelano una strozzatura insopportabile per chi ogni giorno si suda la sopravvivenza della propria azienda.

Come vede il futuro delle microimprese? Riusciranno a mantenere la loro competitività o verranno assorbite da aziende più grandi?

Nonostante le aziende più grandi facciano di tutto, come naturale, per uccidere ogni competitor, compresi i più piccoli, a volte chiedendo la complicità anche della politica, e questo non è sano, hanno però quasi tutte un paio di caratteristiche che permetteranno sempre alle piccole aziende, più coraggiose e veloci nelle innovazioni geniali, di sopravvivere: le grandi aziende amano sempre meno il rischio perché i manager che le guidano rispondono principalmente a numerosi azionisti che poco si indentificano nell’azienda, e quindi attuano processi di crescita per incorporazione, molto costosi ma più rassicuranti, lasciando una prateria libera al genio creativo dei piccoli imprenditori.

Fino ad ora il “Modello Cuneo” delle piccole imprese non solo ha retto ma è stato esempio di organizzazione, efficienza e flessibilità imprenditoriale. L’agroalimentare, che l’ha vista protagonista in passato, il turismo, il benessere, che già sono le carte vincenti del nostro territorio, hanno ancora una potenzialità da sviluppare per il futuro?

Assolutamente sì! A prescindere dal campanilismo che può essere condizionato dalla mia residenza personale, che è in provincia di Cuneo, possiamo dire che per le scarse infrastrutture e la logistica primitiva che la nostra provincia ha avuto fino a qualche anno fa, l’imprenditoria locale ha fatto miracoli; e se poi analizziamo il Pil del cuneese rispetto a quello nazionale è oggettivo che gli imprenditori cuneesi sono stati degli eroi che sono riusciti a generare una ricchezza straordinaria seppur ghettizzati dal sistema industriale italiano. L’agroalimentare va a gonfie fele, per il turismo e il benessere c’è ancora molto da fare, ma abbiamo donne e uomini assolutamente all’altezza di vincere anche questa sfida.

C.S.

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