“L'accordo Usa-Ue sui dazi al 15%, annunciato nella dichiarazione congiunta, sembra sempre più una resa, con un grande sacrificio dell’agroalimentare”, scrive Cia-Agricoltori Italiani, sottolineando i rischi dell’export agroalimentare verso gli Stati Uniti.
Secondo la Confederazione, un mercato che l’anno scorso valeva 7,8 miliardi di euro, oggi è esposto a possibili perdite in settori chiave come il vitivinicolo, senza però aver ottenuto nulla in cambio. La paura è che, oltre al danno che potrebbe subire l’intero indotto del settore, ci possano essere gravi ripercussioni sulla sfera occupazionale.
“Oltre all’attuale chiusura politica sul vino si dovrà monitorare con attenzione l’apertura agevolata a importazioni agricole Usa a prescindere dalla reciprocità delle regole commerciali che rappresenta la linea di confine invalicabile", dichiara il presidente nazionale Cia Cristiano Fini.
Secondo Cia, il pericolo concreto di un calo dell’export è molto alto, con danni a comparti strategici e un aumento dei costi per le imprese italiane, che tenderanno a perdere margini di profitto oppure a dover trasferire parte di questi costi sui consumatori, rischiando di ridurre la domanda nel mercato Usa. Inoltre, “l’effetto combinato di dazi e fluttuazioni del cambio euro-dollaro - continua la Cia - non potrà che aggravare l’impatto delle misure doganali, traducendosi in costi aggiuntivi reali per le aziende nazionali e rendendo complessivamente meno competitivo il Made in Italy”.