La produzione industriale del Piemonte accelera nel terzo trimestre 2025, segnando una crescita del 2,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Un dato che, seppur in un contesto globale complesso, conferma la solidità strutturale della regione, capace di fare meglio della media nazionale (+0,4%) e tedesca (+0,3%). Tra le province, Asti si distingue con un significativo +2,7%, trainata dall'eccellenza del comparto bevande, fiore all'occhiello del territorio e motore imprescindibile per l'economia locale.
Luci e ombre di una ripresa a due velocità
L'indagine congiunturale, realizzata da Unioncamere Piemonte in collaborazione con Intesa Sanpaolo e UniCredit, restituisce la fotografia di un tessuto produttivo resiliente ma prudente. Coinvolgendo oltre 1.700 imprese, il report evidenzia come l'aerospazio e l'agroalimentare (+5,0%) abbiano trainato la performance regionale, bilanciando le difficoltà del settore automotive e del legno, unico comparto in lieve flessione (-0,7%).
Gian Paolo Coscia, presidente di Unioncamere Piemonte, commenta con cauto ottimismo: "I dati confermano la vitalità della nostra manifattura, con ordini esteri che volano a +42,8%. Tuttavia, l'indice di fiducia resta sotto quota 100: servono investimenti urgenti in infrastrutture e tecnologie 4.0 per dissipare i timori sul breve periodo".
La vocazione internazionale si conferma l'arma vincente: mentre il mercato interno cresce timidamente (+1,6%), l'export fa registrare un balzo a doppia cifra, consolidando il ruolo del Piemonte come piattaforma produttiva aperta al mondo.
Asti e Cuneo, l'alleanza del gusto
Nel dettaglio territoriale, la provincia di Torino guida la classifica regionale (+3,6%), ma è il "polo del gusto" tra Asti e Cuneo a mostrare una dinamica particolarmente interessante. Se la Granda cresce del 3,0%, l'astigiano la segue a ruota (+2,7%), beneficiando di una stagione favorevole per le produzioni vinicole e alimentari. Meno brillanti, invece, le performance di Alessandria e Biella, che chiudono la graduatoria con variazioni prossime allo zero, segnalando una stagnazione che richiede interventi mirati di rilancio.
Stefano Cappellari di Intesa Sanpaolo sottolinea l'importanza della qualità come scudo competitivo: "Le produzioni locali, non sostituibili per eccellenza, rappresentano un argine efficace anche contro le turbolenze dei dazi internazionali. Nel 2025 abbiamo erogato 1,5 miliardi alle imprese piemontesi, sostenendo progetti di filiera e innovazione sostenibile".
Strategie contro i dazi e sfide future
Un focus specifico dell'indagine ha riguardato l'impatto delle politiche commerciali statunitensi. Solo il 10% delle aziende piemontesi esporta negli Usa, ma per queste la sfida è tangibile: il 37% sta riducendo i margini per assorbire i costi dei dazi, mentre il 31% ha dovuto adeguare i listini. Le industrie alimentari si dimostrano le più reattive, con quasi metà delle imprese pronte a diversificare i mercati di sbocco.
Paola Garibotti di UniCredit ribadisce l'impegno del sistema bancario verso la transizione: "Accompagniamo le Pmi verso il digitale e la sostenibilità, leve ormai imprescindibili. I finanziamenti Esg sono una realtà concreta che copre già il 16% del nostro portafoglio, a dimostrazione che il territorio è pronto a investire sul futuro".
Resta però alta la richiesta di supporto istituzionale: il 95% delle imprese invoca incentivi fiscali e una rinegoziazione degli accordi commerciali per non frenare una ripresa che, come dimostra il caso astigiano, ha tutte le carte in regola per consolidarsi.





