Caro Direttore,
C’è molta ipocrisia, come spesso accade dopo tragedie del genere, sulla questione dei mancati controlli e visite ispettive. Posto che il sindaco di Crans-Montana ha già ammesso che dal 2019 in poi il Comune del cantone Vallese non ha più eseguito controlli sul locale “Constellation”, mi chiedo: possibile che in cinque anni alcun tecnico (ingegnere, vigile del fuoco, dipendente comunale) è entrato in quel bar centrale e frequentato da generazioni a prendere un caffè e abbia buttato l’occhio su eventuali carenze di sicurezza? I pannelli fonoassorbenti sul soffitto, la scala tagliata di accesso al piano interrato, erano tutti visibili a occhio nudo.
Senza essere esperti, a parte qualche corso su sicurezza sul lavoro e prove di evacuazione, è sotto gli occhi di tutti che molti locali italiani, che siano discoteche, sale the o cinema, sono messi nelle medesime condizioni del “Constellation”: saloni posti in piani interrati, raggiungibili con scale talvolta ripide e anguste, poche vie d’uscite quando non assenti o insufficienti.
Molte strutture che provengono dal passato, magari ristrutturare negli anni (ad Asti mi vengono in mente ex cinema o ex sale da ballo come il Ritz, il Winter Garden poi Mirò, l’Arena club, la cremeria in piazza Alfieri), versano in quelle condizioni. Sono “sotto terra” anche locali ancora oggi aperti al pubblico, come Sala Pastrone (cinema) o l’ex Politeama, che ospita una pizzeria al piano interrato.
Ci sono poi strutture moderne, costruite in questi ultimi decenni, posizionate generalmente in zone periferiche, con intorno grandi piazzali adibiti a parcheggio e isolati da altri edifici, come per esempio “Cinelandia” in corso Alessandria ad Asti: qui, tutte le sale cinema, hanno delle uscite di sicurezza con porte antipanico che immettono direttamente sull’esterno. Altro che la scala di passaggio da un piano all’altro, com’era al “Constellation”. Quella non era una via di fuga, ma trappola mortale in caso di incendio incontrollato.
Stefano Masino





