Ricordate quando in inverno nevicava? Non so se anche a voi mancano i manti nevosi di una volta, a me molto e ricordarli è non voler perdere qualcosa di speciale. Sensazioni ed emozioni che indubbiamente mi piace ricordare, alla faccia di chi ritenga che nella vita non si debba guardare indietro, ma solo avanti. Non a caso il « La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.» di Gabriel Garcia Marquez, frase mitica e, per lui più di altri, programmatica e fulcro narrativo della sua autobiografia, Vivere per raccontarla, pubblicata nel 2002. Per Marquez la vita non è di soli fatti, ma di memorie e di narrazioni. Non basta vivere, bisogna ricordare e dare forma ai ricordi attraverso le parole, trasformando un’esperienza in parte di noi, quasi la memoria fosse una forma di verità personale che lascia impresso non ciò che è accaduto, ma come lo abbiamo sentito. Ogni ricordo è una ricostruzione, un ponte tra realtà e immaginazione.
Affermazione in cui mi trovo molto bene, pur non volendo e potendo assimilarmi in alcun modo alla verve narrativa di un così grande, sono spesso consapevole che i ricordi che più gratificano, quelli da esternare, possano ogni tanto rientrare nel novero della verità personale. Detto questo, ricordate la nevicata del 1985? E’ definita a buona ragione la "nevicata del secolo", tanto da essere citata anche in canzoni e romanzi.
Me lo ricordo bene, era domenica, domenica 13 gennaio e la neve era iniziata a cadere abbondantemente un po’ in tutto il nord Italia, continuando a farlo per i due giorni successivi. Una precipitazione epocale che sul momento causò non pochi disagi, oggi ricordata con nostalgia, simbolo di un passato che, complice il cambiamento climatico, appare lontano, lontano. A chi ha vissuto quell’evento resta il ricordo di una settimana memorabile, soprattutto per i bambini e i più giovani. Io avevo solo ventiquattro anni, ultimo anno di studi a Torino. Ad inizio nevicata, così, per godersela al massimo, con Carla eravamo passati a trovare un amico che viveva subito sotto la Basilica di Superga, inconsapevoli di vivere la più intensa nevicata a bassa quota del XX secolo. In 72 ore in città si era toccata la metrata, da noi, un po’ più alti, ben oltre, tanto da rimanere assolutamente bloccati. Quella sì che era una nevicata. Bloccati nell’estasi di un mondo bianco e muto, nella personale sensazione di essere coccolato da una soffice sosta esistenziale. Sensazione che non ho più provato, non solo in assenza di eventi climatici così eccezionali.
Bianco ricordo, vicino nell’entità a quello raccontato dall’abate e storico astigiano Stefano Giuseppe Incisa sulla grande nevicata del 20-22 gennaio 1805. “La neve di ieri ripigliò questa notte, e con maggior abbondanza, perché questa fu alta quasi due terzi di raso, e unita alla antecedente è alta in tutto forse 18 oncie, misura che non si è veduta la uguale da più di 50 anni”. Quando il manto non aveva ancora raggiunto il suo massimo spessore, l’abate già parlava di altezze inedite vicine al metro. Il ricordo della maggiore nevicata, rilevata scientificamente, porta tra il 4 ed il 6 gennaio del 1954. Nevicata probabilmente paragonabile all’evento descritto dall’Incisa, al netto dell’eventuale verità personale del famoso cronista astigiano, che comunque riporta, tanto quella del 1985, al mese corrente. Metti mai...





