Nonostante il freddo di gennaio, diverse persone si sono ritrovate questa sera nel cuore di piazza San Secondo per dire un “no” deciso alla logica delle armi. Il presidio, organizzato dalla Rete Welcoming Asti, ha trasformato il salotto buono della città in uno spazio di riflessione e denuncia, con un flash mob silenzioso ma carico di significato. Dalle 18 alle 19, i manifestanti hanno voluto accendere i riflettori su uno scenario internazionale sempre più inquietante, partendo dall'attualità del Venezuela per allargare lo sguardo a tutte le guerre che insanguinano il pianeta.
Contro l'intervento in Venezuela e la “pace armata”
Al centro della protesta c'era la ferma condanna verso ogni forma di intervento militare, con un riferimento esplicito alla crisi venezuelana. Facendo proprio l'appello della Fondazione Perugia Assisi, gli attivisti astigiani hanno definito l'azione statunitense "la certificazione della orrificante legge del più forte", un atto "politicamente indifendibile e moralmente intollerabile".
Nel mirino anche la posizione del governo italiano, che ha qualificato l'operazione come "legittimo intervento di natura difensiva". Una scelta che, secondo la Rete Welcoming, "ci mette tutti in pericolo, perché trascina il nostro Paese in un mondo dominato dall'illegalità e dall'arbitrio", legittimando implicitamente la logica dell'invasione per accaparrarsi le risorse altrui.
Gaza, Sudan e le guerre dimenticate
Ma la piazza non ha guardato solo a Ovest. Il presidio è stato l'occasione per ricordare anche le vittime di conflitti che spesso scivolano via dai titoli dei telegiornali. Da Gaza, ferita aperta del Medio Oriente, alle "guerre dimenticate" in Sudan, Congo, Myanmar e Haiti.
Il messaggio lanciato da piazza San Secondo è stato chiaro: accettare che il diritto internazionale venga calpestato significa "accettare il primato dell'unilateralismo sul multilateralismo, degli Stati Uniti sull'Onu". Un rischio che la società civile astigiana non vuole correre, scegliendo di restare vigile e di continuare a presidiare lo spazio pubblico in nome della pace.












