Economia e lavoro - 17 gennaio 2026, 12:13

Il Piemonte attrae capitali esteri, ma il caso Konecta accende il dibattito sugli spostamenti

Cirio e Tronzano lodano la capacità attrattiva del territorio e le infrastrutture, tuttavia la gestione delle risorse umane deve fare i conti con le razionalizzazioni che penalizzano i contratti più fragili

Il Piemonte attrae capitali esteri, ma il caso Konecta accende il dibattito sugli spostamenti

Il tessuto economico regionale mostra una tenuta significativa, almeno stando ai numeri presentati nei giorni scorsi dalla Camera di commercio di Torino e da Unioncamere Piemonte. L'annuale fotografia sulle multinazionali estere restituisce l'immagine di un sistema che, nei macro-dati, appare solido: sono 1.300 le imprese a controllo estero operative sul territorio, articolate in 5.680 localizzazioni che danno lavoro a oltre 183 mila addetti.

L'indagine previsionale per il 2025 traccia un quadro di sostanziale fiducia. Il 76% delle imprese intende confermare la propria presenza in regione, mentre un ulteriore 15% prevede addirittura di rafforzarla. Anche sul fronte del fatturato e degli investimenti, le curve mostrano andamenti positivi nel biennio 2024-2025. Un segnale che le istituzioni leggono come una conferma della competitività del territorio.

"I dati diffusi ci restituiscono l’immagine di un Piemonte credibile, competitivo e capace di attrarre e trattenere investimenti internazionali", hanno dichiarato il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alle Attività produttive Andrea Tronzano. Secondo i vertici regionali, il fatto che oltre nove imprese su dieci confermino o rafforzino la propria presenza è "un risultato che nasce da un lavoro costante su infrastrutture, capitale umano, qualità dei servizi e collaborazione istituzionale", aggiungendo che la direzione intrapresa mira a fare del Piemonte un luogo dove costruire "valore nel lungo periodo", chiudendo i virgolettati.

Tra i punti di forza citati dalle multinazionali spiccano la qualità delle risorse umane, il sistema formativo e le infrastrutture ICT. Per supportare questo ecosistema, la Regione punta su strumenti come Piemonte Invest, piattaforma lanciata alla fine dello scorso anno per accompagnare gli investitori e semplificare il dialogo con il territorio.
 

Le ombre fuori Torino

Tuttavia, la narrazione dei grandi numeri deve necessariamente confrontarsi con la cronaca e con il "rovescio della medaglia" che spesso accompagna le strategie delle grandi holding. Se l'attrattività del capoluogo è indubbia, le logiche di razionalizzazione aziendale rischiano di creare fratture nel tessuto lavorativo provinciale. È il caso, ad esempio, delle recenti tensioni legate a società come quella che controlla le sedi piemontesi di Konecta.

Come da noi più volte documentato, l'azienda, attiva nei servizi di customer management, ha manifestato l'intenzione di accorpare i lavoratori delle sedi di Asti e Ivrea sul polo di Torino. Una mossa che, seppur rientrante nelle legittime riorganizzazioni aziendali per ottimizzare i costi, comporta ovvi e pesanti disagi per centinaia di dipendenti. Per molti di loro, spesso inquadrati con contratti precari o part-time, il costo e il tempo del pendolarismo verso il capoluogo rischiano di rendere insostenibile il mantenimento del posto di lavoro.

Un Piemonte a due facce

Il quadro che emerge è quindi duplice: da un lato un Piemonte che "tiene" e attrae capitali stranieri grazie a un ecosistema favorevole; dall'altro, la necessità di vigilare affinché la razionalizzazione delle sedi non si trasformi in un'espulsione indiretta della forza lavoro, specialmente quella più vulnerabile che opera lontano dalla Mole.

Gabriele Massaro

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