“Wiil for Peace 2026 – Volontà per la pace” è il nome dell'esercitazione navale che alcuni dei principali Paesi membri del BRICS hanno da poco concluso al largo del Sud Africa.
Non si é trattato di un'attività di grande entità, perchè le navi che hanno partecipato non sono state tante e nemmeno di grandi dimensioni, ma il significato di questa esercitazione va ben al di là del tonnellaggio che ha solcato il mare africano.
Infatti, non è stata solo una semplice attività addestrativa tra Marine di diversi Stati, ma di un ulteriore segnale di una parte del mondo, che crede in una visione multipolare globale e comincia a pensare che, l'affermazione di questo approccio, possa dover essere sostenuta da una capacità integrata anche sul piano militare .Le Nazioni che hanno partecipato attivamente all'esercitazione sono state Cina, Russia, Sud Africa, Egitto, Arabia Saudita, Indonesia ed Emirati Arabi Uniti, mentre altri Paesi, tra cui il Brasile (Membro fondatore), erano presenti come Osservatori.
L'esercitazione non poteva non essere influenzata da quanto sta succedendo nel Mar Rosso, con la crisi tra USA e Iran, che ha costretto quest'ultima a far rientrare precipitosamente le proprie tre unità navali, inizialmente inserite nel dispositivo esercitato. Tuttavia, questo non inficia il fatto che l'Iran stesse partecipando, a fianco di Russia, Cina e la stessa Sud Africa, ad un'attività addestrativa reale e concreta, la cui principale finalità è normalmente quella di acquisire e verificare la capacità di condurre operazioni in maniera integrata. Per intendersi, sono gli stessi obiettivi che si pongono le esercitazioni che conducono le Alleanze come la NATO e l'Unione Europea, che hanno già una propria strutturazione militare.
Ma sussiste un altro aspetto importante, emerso dalla “Will for Peace 2026”, che deve indurre ad una profonda riflessione e riguarda Pechino che, non solo ha aderito con un cacciatorpediniere lanciamissili, quale unità più potente della formazione multinazionale, ma ha anche assunto nell'attività il ruolo di comando e coordinamento. Pertanto, la Cina oltre a dimostrare di non aver problemi a proiettare proprie forze sulle rotte tra gli oceani Atlantico ed Indiano, ha anche evidenziato la volontà di attribuirsi una funzione dirigente in una formazione operativa internazionale, con l'assenso da parte di altre Nazioni, tra cui anche la Russia, che ricordiamo é una delle due superpotenze nucleari al mondo.
Per quanto riguarda Mosca, pur partecipando con unità leggere, ha confermato di tenere molto alla tenuta unitaria dei BRICS, tanto da accettare la direzione d'esercitazione cinese, pur di proseguire sulla via di una sempre più concreta evoluzione militare di questo gruppo di economie emergenti che. é bene ricordare, si erano inizialmente aggregate per cercare di riformare la governance mondiale, attraverso un'unione esclusivamente di natura economica, commerciale e finanziaria. Ora, invece, siamo arrivati all'organizzazione delle prime esercitazioni militari, senza alcun timore reverenziale a prevederle in aree strategicamente importanti come quella Sud Africana.
In tema di Membri fondatori, non deve sfuggire l'assenza dell'India, che alcuni analisti si sono affrettati ad interpretare come un indebolimento della coesione del BRICS. In realtà, si può dire che la prudenza indiana ad ingaggiarsi in una coalizione militare, per quanto ancora a livello embrionale, rientra pienamente nella filosofia internazionale di Nuova Delhi, disponibile a contribuire e sfruttare i vantaggi di un'alleanza trasversale di natura commerciale, ma attenta a mantenere, almeno per ora, una posizione di grande equilibro strategico in termini diplomatici e ancor più militari, verso l'Occidente e, in particolar modo verso gli USA.
Allora c'è da chiedersi se questa iniziativa militare dei BRICS, peraltro non la prima ma sicuramente quella svoltasi nel periodo più delicato del panorama internazionale, possa costituire realmente un fattore destabilizzante degli equilibri mondiali, ammesso che ne esistano ancora, visto gli effetti devastanti della politica di Trump.
Premesso che, in una delle sue prime dichiarazioni, il portavoce della “Will for Peace 2026” si è premurato di affermare “non c'è nessuna ostilità”, intendendo che questa esercitazione non ha voluto essere un confronto con gli Stati Uniti, in realtà, si può plausibilmente affermare che, voluto o non voluto, é stata comunque intrinsecamente un segnale che, probabilmente, Washington ha percepito come una sfida. Non tanto per gli aspetti tecnico-militari, perché ci vuole ben altro di qualche attività congiunta per organizzare e rendere operativa un'alleanza militare credibile, quanto piuttosto perché, attraverso questa loro seconda anima, i BRICS possono incrementare il loro appeal mondiale, in modo da attirare nuovi membri, soprattutto africani e medio-orientali.
E le richieste di ammissione ai BRICS potrebbero essere catalizzate anche dalla comune percezione mondiale, che non esista, al momento, alcuna Nazione singola o Alleanza o organizzazione internazionale in grado di contrapporsi “a tutto campo” e in maniera efficace e credibile, alla superpotenza americana. Infatti, alcuni Paesi sono in grado di farlo, ma solo parzialmente, come la Russia, che può fronteggiare gli USA sul piano dell'armamento nucleare o la Cina che può competere su quello economico.
Addirittura peggiore è la situazione delle Organizzazioni internazionali. L'ONU sta vegetando ormai da tempo in uno stato di pressoché assoluta impotenza, l'Unione Europea si agita in maniera scomposta ed improduttiva, perennemente in ritardo in ogni situazione e sempre più drammaticamente sprovvista della necessaria unitarietà politica, per assumere un ruolo alternativo alla policy di Washington.
Un quadro desolante, in cui un unico Stato egemone può e vuole esercitare il proprio potere imperialista, senza porsi alcun problema a calpestare il Diritto Internazionale e la stessa etica umana. Una realtà talmente cupa. per cui anche un'esercitazione come la “Will for Peace 2026”, nonostante registri l'adesione di due Nazioni come Russia e Cina, che non sono di certo dei modelli idilliaci di democrazia e di giustizia, potrebbe addirittura costituire uno spiraglio di luce per ristabilire un equilibrio internazionale, senza il quale il mondo continuerà a rimanere prigioniero della brutalità della forza.
Generale Marcello BELLACICCO
Autore del Libro “Noi ci abbiamo creduto” - Diario di 6 mesi di missione in Afghanistan
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Esperto di Politica Internazionale di cui parla sul suo Canale Youtube “Free Mind”
Disponibile su https://youtube.com/@freemindita?si=3NIJrMVgCbS5tAd1





