Un appello a governare la transizione ecologica senza sacrificare le peculiarità del territorio. È quanto emerge dalla disamina di Mario Malandrone, consigliere comunale della lista Ambiente Asti, che accende i riflettori su un’area specifica della città: il grande corridoio verde che si snoda dalla piscina Lido, costeggiando il torrente Borbore, fino a raggiungere le frazioni di Revignano e Vaglierano.
Al centro della riflessione vi è il delicato equilibrio tra la necessità di produrre energia pulita e la salvaguardia di un paesaggio agricolo che funge da infrastruttura naturale. "Credo nelle energie rinnovabili e nella necessità urgente di accelerare la transizione energetica", premette il consigliere, chiarendo subito la sua posizione. Tuttavia, avverte che "questa transizione non possa essere cieca né lasciata alla somma di iniziative private, spesso scollegate dal contesto territoriale". Per Malandrone, infatti, il cambiamento per essere sostenibile deve essere "guidato, pianificato e governato, con una visione pubblica chiara", evitando che diventi una mera somma di opportunità di business.
Il valore della piana del Borbore
L'area oggetto di attenzione viene descritta come un "nastro continuo di campagna aperta", capace di mantenere una forte identità agricola pur trovandosi ai margini del tessuto urbano. Non si tratta solo di estetica, ma di sicurezza. Questa porzione della piana del Borbore è "un’area storicamente alluvionabile, fragile e preziosa", dove il suolo agisce come una "vera infrastruttura naturale che assorbe, respira, collega e contribuisce alla sicurezza idrogeologica".
In un'epoca segnata dai cambiamenti climatici, questi spazi svolgono una funzione pubblica essenziale che rischia di essere compromessa da nuovi progetti. "C’è un dato storico spesso trascurato: quest’area è sempre stata un prato o un seminativo", ricorda Malandrone, sottolineando come l'equilibrio sia stato preservato proprio dall'assenza di forzature strutturali.
I dubbi sull'agrivoltaico
L'allarme scatta di fronte alle ipotesi di nuovi impianti agrivoltaici, che prevedono l'installazione di pali e pannelli associati a coltivazioni o allevamenti, come noccioleti e arnie. Il consigliere si mostra scettico sulla reale integrazione agricola di tali progetti: "L’aggiunta di elementi ‘verdi’ non cancella la realtà dell’infrastruttura energetica: le arnie non eliminano i pali, i noccioleti non nascondono i moduli", osserva.
Un punto critico sollevato riguarda la storia produttiva recente della zona: "Su quest’area non è presente da decenni un’azienda agricola strutturata, rendendo evidente come l’agricoltura venga oggi evocata più come strumento di legittimazione che come reale progetto produttivo", afferma Malandrone.
Impatto sociale ed economico
La trasformazione del paesaggio avrebbe ricadute dirette su chi abita quei luoghi. Nell'area risiedono famiglie e nuovi proprietari che hanno scelto la qualità della vita e la quiete, oltre a una casa di riposo per la quale il contesto non è secondario. "Per chi vive e per chi invecchia, guardare un campo non equivale a guardare un impianto", sottolinea l'esponente di Ambiente Asti.
Esiste poi un fattore economico legato al valore delle proprietà. Nonostante la vicinanza alla Statale 10, la zona mantiene quotazioni immobiliari dignitose grazie al paesaggio aperto. "Alterare questo equilibrio significa arrecare un danno diretto a chi vive, possiede o affitta casa in quest’area", avverte il consigliere.
La mancanza di pianificazione
Malandrone punta il dito contro il ruolo passivo degli enti locali che, a suo dire, "non pianificano: si limitano a richiedere documentazione e a verificare conformità formali". Il rischio è che valutazioni paesaggistiche e sociali vengano marginalizzate di fronte all'urgenza energetica e alla corsa agli incentivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), la cui scadenza del giugno 2026 spinge a cercare grandi superfici continue sopra i due ettari.
La conclusione è un invito a cambiare strategia: "Dire no a questo progetto e progetti simili non significa dire no alle rinnovabili", precisa Malandrone. Significa chiedere una transizione intelligente che "privilegi tetti, capannoni, aree industriali e superfici già compromesse", tutelando invece i corridoi verdi e i territori fragili. "Il progresso non è occupare ogni spazio disponibile, ma saper scegliere, pianificare e proteggere ciò che ha già valore", conclude il consigliere.





