Vacanze Astigiane - 29 gennaio 2026, 18:04

Vacanze Astigiane in bianco e in rosso

Puntata sul bianco che ieri ha colorato le nostre colline, arricchendole di un fascino dimenticato e invitando su candidi itinerari macchiati da rossi piaceri

Montegrosso in bianco (Ph. Enzo Isaia)

Montegrosso in bianco (Ph. Enzo Isaia)

Ieri mattina ci siamo svegliati nel bianco. Poco cosa, in diverse zone dell’Astigiano giusto una spruzzata, ma l’aria di neve, che nel ricordo è netto profumo, e la avvolgente nota estetica, quasi dimenticata, di quando nevica tra le nostre colline e vigne, c’erano tutte. C’erano e poco importa se stiano già per scomparire. Affidatevi alla fantasia o avventuratevi nelle aree d’alta collina a scovare macchie bianche con cui tornare bambini, a scivolare fino in fondo al bianco, usando i più svariati mezzi di fortuna, a tirar palle di neve a vostra moglie, per ridere anche dopo un secco “Ma sei cretino?”. Raffreddatevi ben bene per trovare poi conforto in qualche enoteca o cantina

Potreste cominciare dal vallone vitato ad Ovest di Montegrosso d’Asti, villanova nata nel 1198 per iniziativa del libero comune di Asti. Vallone che rientra nel territorio comunale di Montaldo Scarampi, ripreso sontuosamente dal grande Enzo Isaia anni fa, oggi sede di Ca’ del Profeta, ristorante relais e cantina che Anderson Hernanes ha inaugurato nel giugno 2021, vinoso buen retiro, chiusa la carriera di calciatore professionista. A due passi, il belvedere del borgo antico con lo strano, ma impattante mix di un castello medioevale e di un chiesone ben più recente, la parrocchiale intitolata ai santi Secondo e Matteo, che fronteggiano il meglio dei colli Astiani. Appurato che Ca’ del Profeta è chiusa per ferie fino ai primi di febbraio, continuerei il tour in direzione Costigliole d’Asti, passando da Vallumida e Santo Stefano, frazione con il cimitero meglio piazzato del circondario, a spaziare su colline e colline e un paio di vallate da uva, chissà se saranno ancora imbiancate? Una curva prima del cimitero fareste bene a far sosta cibo e vino alla Locanda del Boscogrande, luogo di charme e piaceri della tavola altamente tradizionali, piazzato su un cucuzzolo vista tutto. Metti mai lì ci sia ancora del bianco. 

A pancia piena si sceglie meglio i vini da portarsi a casa. Non è vero, ma poco importa. A qualche chilometro, passato lo spettacolo degli spettacoli, Bricco Lù, con obbligo di sosta che da sola varrà la gita, vi aspettano i rossi, e non solo loro, di Cascina Castlet. Da generazioni della famiglia Borio, dal 1970, ha trovato nelle scelte coraggiose di Mariuccia quella marcia in più per far sognare. Imperdibili, oltre alle Barbera, il Policarpo, figlio di uve barbera e cabernet sauvignon, e il ritrovato Uvalino, vitigno di antica tradizione e coltivazione, ormai quasi del tutto scomparso. Ripreso da Cascina Castlet si presenta oggi con il nome di Uceline. Nome con cui venivano chiamate in Astesana, già nel Seicento, le uve rosse di un vitigno a maturazione molto tardiva. Le ultime uve ad essere vendemmiate, largamente mangiate dagli uccelli. Scorte nutritive per i pennuti, in previsione di rigidi e miseri inverni, quando di neve se ne vedeva sicuramente tanta di più che oggi. 

Davide Palazzetti


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