Green - 04 febbraio 2026, 13:18

Energia condivisa: il modello cooperativo traina il Piemonte

La nostra regione ospita il 16% delle realtà nazionali ma concentra quasi un terzo della potenza installata

Energia condivisa: il modello cooperativo traina il Piemonte

Il Piemonte si conferma motore trainante della transizione ecologica in Italia, affermandosi come una delle regioni più virtuose nello sviluppo delle Comunità Energetiche Rinnovabili (Cer). Non si tratta solo di una questione quantitativa, legata al numero di progetti avviati, ma di un primato qualitativo che riguarda la dimensione degli impianti e la capacità di coinvolgere attivamente il territorio.

La fotografia scattata durante l'incontro Comunità energetiche. Prime esperienze cooperative, organizzato da Confcooperative Piemonte e dalla federazione regionale Consumo e Utenza, restituisce un quadro inequivocabile. Nella regione sono attive 288 Comunità Energetiche Rinnovabili, una cifra che rappresenta circa il 16% del totale nazionale. Il dato più rilevante, tuttavia, emerge analizzando l'impatto di queste strutture: il Piemonte concentra quasi il 28% della potenza installata in tutto il Paese e raccoglie oltre il 30% dei consumatori coinvolti.

Queste statistiche dimostrano come le Cer piemontesi non siano esperimenti isolati, ma realtà già strutturate e capaci di incidere profondamente sul sistema energetico locale. In questo scenario, la cooperazione emerge come il soggetto ideale per guidare il cambiamento, offrendo modelli organizzativi solidi e ben radicati nel tessuto sociale.

Ad aprire i lavori è stato Roberto Savini, presidente nazionale di Confcooperative Consumo e Utenza, che ha evidenziato la naturale convergenza tra i valori storici del movimento e le nuove sfide energetiche: "La cooperazione si occupa di energia da molto tempo, perché è un ambito che attraversa settori diversi e riguarda direttamente le comunità", ha sottolineato, ricordando l'esistenza di cooperative energetiche con oltre un secolo di vita.

Questa visione a lungo termine è fondamentale per affrontare le complessità delle Cer, che richiedono investimenti iniziali significativi, un'attenta pianificazione e una governance stabile. Il modello cooperativo, per sua natura intergenerazionale e non speculativo, si rivela particolarmente adatto a garantire che queste iniziative siano durature e non episodiche.

Sulla stessa linea è intervenuto Roberto Forelli, presidente di Confcooperative Consumo e Utenza Piemonte, che ha posto l'accento sulla funzione sociale delle cooperative come presìdi territoriali: "Le cooperative rappresentano da sempre un punto di riferimento per le comunità locali", ha spiegato. Secondo il presidente regionale, una cooperativa energetica può evolversi in "uno strumento concreto per affrontare, con gradualità e responsabilità, anche il tema della povertà energetica", purché inserita in progetti economicamente sostenibili.

Durante il convegno è stato analizzato anche il contesto normativo e istituzionale, grazie ai contributi del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica e della Regione Piemonte. Il lavoro di coordinamento e le misure di sostegno attivate a livello locale hanno creato un terreno fertile, favorendo negli ultimi anni una forte crescita delle Cer e un'alta partecipazione ai bandi regionali e nazionali.

Redazione

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