Quella presentata questa mattina al Circolo Nuovo Nosenzo di Asti è una vera e propria risposta corale alle fragilità sempre più complesse degli adolescenti.
Al centro dell'attenzione c'è il progetto "Uno per tutti, tutti per uno", un'iniziativa che ha saputo rinnovarsi per affrontare le sfide del 2026, forte del sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, rappresentata dal presidente Livio Negro, che ha scelto di finanziare progettualità consolidate con una durata almeno triennale. A illustrare i dettagli e i numeri di questo percorso è stata Roberta Borgnino, referente del progetto, che ha sottolineato come lavorare insieme e creare spazi nuovi per gli allievi sia la vera forza dell'iniziativa.
Una rete capillare sul territorio
Quella che era nata come una scommessa nell'anno scolastico 2002/2003 all'Istituto Castigliano, su richiesta degli stessi studenti che desideravano uno spazio di ascolto e condivisione, è oggi una realtà strutturata che coinvolge una vasta rete di istituti. Oltre all'I.I.S. A. Castigliano e all'I.I.S. P. Andriano, il network comprende il Centro Don Bosco, l'I.I.S. V. Alfieri, l'I.I.S. N. Pellati di Nizza Monferrato, l'Istituto Comprensivo Delle 4 Valli di Incisa Scapaccino e l'IC 1 di Asti.
I dati del monitoraggio, rilevati al 21 dicembre 2025, restituiscono la fotografia di una scuola che non si arrende davanti alle difficoltà. Le attività spaziano dall'alfabetizzazione e potenziamento della lingua italiana, che ha visto impegnati 10 docenti interni e 3 mediatrici interculturali per un totale di quasi 400 ore a supporto di 40 allievi, fino al sostegno allo studio. In quest'ultimo ambito, fondamentale è stato il ruolo del "gruppo dei pari": 20 studenti hanno dedicato 160 ore per aiutare i propri compagni, migliorando non solo il profitto scolastico ma anche l'autostima e le relazioni.
Le nuove fragilità e la risposta dello sportello
L'analisi dei bisogni emersa dagli incontri nelle scuole traccia un quadro chiaro delle difficoltà odierne: ansia diffusa, attacchi di panico, isolamento, paura del giudizio e un senso di inadeguatezza spesso amplificato dai social media e da modelli irraggiungibili. Per rispondere a queste emergenze, lo sportello d'ascolto e psicologico si è confermato una risorsa indispensabile. Con l'intervento di 4 psicologi e un monte ore dedicato, il servizio ha intercettato il disagio in modo precoce, offrendo uno spazio riservato e non giudicante a studenti, famiglie e docenti. "Si tratta di una risorsa concreta e fondamentale, che favorisce il benessere degli studenti e sostiene il loro percorso di crescita", spiegano le psicologhe coinvolte, evidenziando come spesso sia necessario un lavoro di rete che coinvolga i docenti nel rispetto della privacy.
La forza della Peer Education
Uno degli strumenti più potenti messi in campo è la "Peer Education". Non si tratta solo di ripetizioni, ma di una vera strategia educativa in cui studenti più grandi, opportunamente formati, diventano mediatori e modelli positivi per i compagni. I numeri sono eloquenti: 8 peer educator (in particolare al Castigliano) hanno svolto ben 300 ore di attività, raggiungendo una platea di 260 utenti tra allievi, docenti e familiari. Come raccontano gli stessi ragazzi dello sportello: "Il constatare che compagni ed adulti si rivolgono a noi e che molti chiedano di poter diventare peer educator è sicuramente un buon traguardo raggiunto". Questa metodologia permette di far emergere situazioni di disagio che potrebbero sfuggire all'occhio adulto e previene comportamenti a rischio come bullismo e cyberbullismo.
Una didattica per l'inclusione
Il progetto punta a scardinare la rigidità del sistema scolastico tradizionale promuovendo "buone pratiche" per una scuola inclusiva. L'obiettivo è valorizzare la diversità e adattare il ritmo di insegnamento alle esigenze individuali. Tra le strategie adottate figurano la Flipped Classroom (classe rovesciata), il Cooperative Learning e il Circle Time, metodi che favoriscono la partecipazione attiva e l'empatia. Anche il sistema sanzionatorio viene rivisto in quest'ottica: le punizioni non devono limitarsi all'allontanamento, che favorisce la dispersione, ma trasformarsi in percorsi di recupero, attività di volontariato e laboratori finalizzati all'inclusione.
Prospettive future
Nonostante le difficoltà incontrate nel 2011/2012 con la cessazione dei poli provinciali, la determinazione a tenere in vita il progetto non è mai mancata. Oggi, grazie anche al supporto della Fondazione, "Uno per tutti, tutti per uno" dimostra che trasformare la scuola in una "palestra relazionale" e in uno "spazio protetto e sicuro" è possibile. Ribaltare la prospettiva, spostando lo sguardo "da ciò che manca a ciò che c'è", resta la chiave per accendere la luce sulle risorse dei ragazzi e accoglierne le fragilità.
















