Dall’acconciatore che riceve in casa al "tuttofare" improvvisato, fino al meccanico senza officina. È un esercito silenzioso quello che ogni giorno mina la stabilità di chi opera alla luce del sole. In Piemonte sono oltre 57mila le imprese artigiane che devono fare i conti con la concorrenza sleale del sommerso. Un fenomeno che non risparmia nessuno, ma che nell’Astigiano assume contorni preoccupanti: sono infatti 2.952 le attività della nostra provincia (pari al 49,4% del totale artigiano locale) che si trovano a competere con operatori fantasma, sfuggiti a tasse, norme e controlli.
I settori più colpiti
I dati emergono dal 20esimo rapporto Galassia di Confartigianato Imprese, che scatta una fotografia impietosa della realtà regionale. Il peso dell'illegalità grava su oltre la metà del tessuto produttivo artigiano piemontese (50,3%). I numeri raccontano di una pressione insostenibile soprattutto per il comparto casa e benessere. In cima alla lista dei mestieri più esposti ci sono i muratori (17.140 imprese colpite in regione), seguiti dal settore acconciatura ed estetica (10.478), riparazione veicoli (6.242), elettricisti (5.420), pittori edili (5.188) e idraulici (5.111). Ma l'elenco è lungo e comprende anche tassisti, manutentori del verde, fotografi e traslocatori.
Asti e le altre province
Se Torino guida la classifica regionale per numeri assoluti con quasi 31mila imprese sotto pressione, la situazione di Asti merita un'attenzione specifica. Con le sue 2.952 realtà a rischio, la nostra provincia si colloca in una fascia intermedia ma critica, dove quasi un'impresa artigiana su due deve guardarsi le spalle da chi offre servizi a prezzi stracciati perché privi di oneri fiscali e previdenziali. Un dato percentuale (49,4%) che ci vede vicini alla media di Alessandria (49,9%) e Cuneo (46,9%), ma che resta un campanello d'allarme per la tenuta del sistema economico locale.
Il peso economico dell'illegalità
Il rapporto stima in 217,5 miliardi di euro il valore dell’economia sommersa nazionale (10,2% del Pil), con il lavoro irregolare che da solo vale oltre 77 miliardi. Una piaga in crescita, segnata da un aumento del 7,5% in un solo anno.
“La concorrenza sleale non è una scorciatoia innocua: è una distorsione sistemica che soffoca chi lavora onestamente – dichiara Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte –. A pagare il prezzo più alto sono le imprese regolari, ma anche i cittadini, esposti a lavori non sicuri, senza garanzie e senza alcuna tracciabilità. Per questo servono azioni concrete e coordinate, controlli mirati e strumenti rapidi di segnalazione”.
Salute e sicurezza a rischio
Il problema non è solo economico, ma di tutela della salute pubblica. “Nel settore benessere l’abusivismo non è solo una questione economica, ma anche di salute e sicurezza – prosegue Felici – estetica e acconciatura richiedono competenze, formazione continua e il rispetto di protocolli precisi. Chi opera fuori dalle regole mette a rischio i clienti e scredita un intero settore fatto di professionalità e investimenti”.
L'amara conclusione del presidente regionale suona come un monito alle istituzioni: “L’impressione generale è che si preferisca infierire sui contribuenti e sugli operatori tracciati piuttosto che sul sommerso, perché è senz’altro più facile”.





