Provincia - 08 febbraio 2026, 15:51

Oltre il dolore per Zoe Trinchero: la rabbia di Asti pride contro l'epidemia dei femminicidi

L'associazione chiede interventi strutturali e condanna il clima di odio e giustizia sommaria dopo l'omicidio della giovanissima astigiana

Fiori per Zoe

Fiori per Zoe

È un grido di dolore che si trasforma in atto d'accusa quello che si leva da Asti pride.

 La morte di Zoe Trinchero, la giovanissima vittima a cui è stato strappato il futuro, ha scosso profondamente la comunità, spingendo l'associazione a una riflessione durissima che va ben oltre il cordoglio.

Un'epidemia sociale che richiede cura

Di fronte all'ennesima vita spezzata, il sodalizio astigiano non ci sta a derubricare l'accaduto a fatto isolato. 

I femminicidi e la violenza di genere devono essere affrontati per ciò che sono: un’epidemia sociale e culturale”, dichiarano da Asti pride, sottolineando come le formule di rito non siano più accettabili. 

Come ogni epidemia richiedono strumenti adeguati: prevenzione, preparazione, interventi capillari, politiche coordinate e finanziate. Non bastano misure simboliche o emergenziali: serve una strategia permanente, monitorata e radicata nei territori”.

Secondo l'associazione, è necessario un intervento strutturale che parta dal basso: “L’educazione all’affettività, al rispetto e all’autodeterminazione deve diventare obbligatoria e strutturale, non solo nelle scuole ma anche nei luoghi di lavoro, negli enti pubblici, nelle aziende private”

Un passaggio fondamentale riguarda il dibattito legislativo sul consenso, che deve restare “un pilastro chiaro, esplicito e non negoziabile”.

Contro il linciaggio e la giustizia sommaria

L'analisi di Asti pride si sposta poi sulla reazione della piazza e dei social, condannando con fermezza il tentativo di linciaggio verso chi, inizialmente sospettato, è poi risultato innocente.

 “Nelle ultime settimane si è sviluppata una campagna di odio che ha preso di mira questo uomo, accompagnata da messaggi in cui si invita addirittura a girare armati per difendersi. Sono segnali gravissimi che mostrano una deriva pericolosa: la giustizia sostituita dalla folla, la paura trasformata in violenza preventiva, il razzismo e la ricerca del capro espiatorio”.

Questi messaggi, per l'associazione, sono il simbolo del fallimento della società civile. “Alimentare l’odio e la giustizia sommaria non rende nessuna comunità più sicura: la rende solo più fragile e più esposta”. 

Non si tratta, inoltre, di una questione che riguarda solo i ragazzi: “I femminicidi non sono un problema dei giovani. Sono un fenomeno intergenerazionale, radicato in modelli culturali trasversali alle età e ai contesti sociali”.

Azioni reali per il diritto di dire no

Il comunicato si chiude con una richiesta precisa alle istituzioni e alla cittadinanza: meno slogan e più struttura. 

Per Zoe e per tutte le vittime, servono azioni reali, sistemiche e verificabili. Lo dobbiamo a tutte le ragazze e le donne che non sono state libere di dire di no”.

 La prevenzione, ribadisce Asti pride, non ha età e non ha un solo luogo, ma deve diventare il tessuto connettivo di una comunità che oggi piange una figlia ma che, domani, deve saperla proteggere

Redazione

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A FEBBRAIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
SU