Green - 09 febbraio 2026, 14:14

Qualità dell’aria, per Legambiente Asti in chiaroscuro: il meteo aiuta ma il PM2.5 resta un’incognita [DOCUMENTO]

Mentre Torino e Milano restano maglia nera, la nostra provincia deve fare i conti con l'inquinamento rurale e il traffico: preoccupano i dati sulle polveri ultrasottili

Qualità dell’aria, per Legambiente Asti in chiaroscuro: il meteo aiuta ma il PM2.5 resta un’incognita [DOCUMENTO]

Se si guarda al passato recente, la situazione sembra migliorare. Se si guarda al futuro prossimo, l'allarme è rosso. È questa la fotografia a due facce scattata dal nuovo report "Mal'Aria di città 2026" redatto da Legambiente, che analizza lo stato di salute dei capoluoghi italiani. Asti si trova, come gran parte del bacino padano, in una sorta di limbo: il 2025 è stato un anno clemente grazie a condizioni meteorologiche favorevoli , ma i livelli di inquinanti restano incompatibili con i nuovi obiettivi che l'Unione Europea ha fissato per il 2030.

I numeri di Asti 

Nel capoluogo astigiano, la media annuale di PM10 registrata nel 2025 si è attestata a 24 microgrammi per metro cubo. Un valore che, sebbene rispetti l'attuale normativa, risulta fuorilegge rispetto al limite di 20 microgrammi che entrerà in vigore tra quattro anni. Secondo le proiezioni di Legambiente, per rientrare nei parametri, la città dovrà ridurre le concentrazioni di queste polveri del 16%. Ancora più critica la situazione per il PM2.5, le polveri ultrasottili e più pericolose per la salute. Qui Asti registra una media annuale di 18 microgrammi per metro cubo. Il divario con il futuro limite europeo (fissato a 10 µg/mc) è enorme: per mettersi in regola, il capoluogo dovrà abbattere le emissioni addirittura del 44%. Va meglio sul fronte del biossido di azoto (NO2), dove la media annuale di 20 µg/mc risulta già in linea con i futuri standard.

Il contesto piemontese 

Nel raffronto regionale, Asti naviga nelle acque agitate della media pianura, schiacciata tra le criticità delle grandi arterie e l'inquinamento diffuso. La situazione peggiore si registra a Torino, che con 39 giorni di sforamento del PM10 e medie annuali molto alte resta una delle città più inquinate d'Italia. Guardando ai "vicini di casa", Alessandria presenta dati leggermente peggiori per il PM10 (25 µg/mc) e simili per il PM2.5 (17 µg/mc), richiedendo sforzi di riduzione analoghi. Più virtuose, invece, le città ai piedi delle montagne o fuori dalle direttrici di traffico pesante: Biella e Cuneo registrano un PM10 fermo a 18 µg/mc, mentre Verbania si conferma l'oasi felice della regione con appena 15 µg/mc. Legambiente sottolinea come l'inquinamento non sia più solo una prerogativa delle metropoli, ma si stia "ruralizzando", colpendo anche i centri medi e le aree agricole a causa dell'impatto degli allevamenti intensivi e del riscaldamento domestico.

L'analisi e le prospettive 

A livello nazionale, il report segnala che solo 13 capoluoghi hanno superato i limiti giornalieri di PM10 nel 2025, un netto miglioramento rispetto ai 25 dell'anno precedente. Tuttavia, questo dato positivo rischia di essere un fuoco di paglia se non supportato da politiche strutturali. "I miglioramenti registrati nel 2025 sono tra i più positivi degli ultimi anni, ma restano fragili e non sostenuti da scelte coerenti", dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente. L'associazione punta il dito contro i tagli governativi. "La scelta del Governo di ridurre drasticamente già dal 2026 le risorse destinate al Fondo per il miglioramento della qualità dell'aria nel bacino padano è una decisione grave e incomprensibile che non va nella giusta direzione", si legge nel dossier.

Sulla situazione specifica interviene Alice De Marco, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta: "Chiediamo alla Regione Piemonte, nonostante il taglio di risorse del Governo, di assumersi il ruolo che le compete: non possiamo sperare di raggiungere i limiti del 2030 senza un impegno deciso, stabile e strutturale. La Regione deve rafforzare le proprie politiche e i propri piani, rimettendo al centro la qualità dell’aria come priorità sanitaria e ambientale", afferma De Marco, evidenziando come anche centri minori stiano mostrando valori preoccupanti.

Le contromisure necessarie 

Per evitare di arrivare al 2030 impreparati e sotto procedura d'infrazione europea, la ricetta di Legambiente è chiara e coinvolge diversi settori. Sul fronte della mobilità, serve potenziare il trasporto pubblico locale (TPL) anche nelle tratte extraurbane e verso le aree industriali, oltre a promuovere le "Città 30" per la sicurezza e la riduzione delle emissioni. Cruciale il tema del riscaldamento: occorre superare l'uso delle biomasse (legna e pellet) nei territori più critici e incentivare l'efficientamento energetico delle abitazioni. Infine, un occhio di riguardo all'agricoltura, settore chiave per l'Astigiano: il report suggerisce di ridurre l'intensità degli allevamenti nelle aree sature e di vietare rigorosamente gli abbruciamenti all'aperto.

Gabriele Massaro

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