Il bilancio di un anno di attività per l'Atc Piemonte Sud, presentato dal presidente Leonardo Prunotto, descrive un ente in movimento, capace di intercettare finanziamenti e di aprirsi alla digitalizzazione.
Tuttavia, a fronte di numeri che parlano di riqualificazioni e nuove app per gli inquilini, il coordinamento Asti est solleva dubbi profondi, definendo il quadro complessivo con un amaro "Bene ma non benissimo".
Al centro della contesa non ci sono solo i bilanci economici, ma la reale capacità di dare una risposta a chi una casa la cerca da tempo.
Il nodo degli alloggi vuoti
Secondo i rappresentanti di Asti est, la narrazione della dirigenza atc dimentica alcuni vuoti urbani che pesano come macigni.
Se il presidente ha sottolineato il recupero di diversi alloggi, dal territorio ricordano i 30 scheletri mai ultimati di via Ungaretti, definiti come "alloggi abortiti di cui non si conosce il destino".
La preoccupazione maggiore riguarda però la vendita di parte del patrimonio residenziale in condomini misti.
Per il coordinamento, "cedere alloggi al mercato privato in una città che conta oltre 750 domande di edilizia residenziale pubblica e 93 famiglie in emergenza abitativa è come ricevere un cazzotto sul muso".
La logica proposta è inversa: aumentare il numero di case per includere anche le fasce medie, che con affitti calmierati potrebbero aiutare l'ente a sostenere le spese di manutenzione.
Il paradosso delle spese condominiali
Un altro punto di frizione riguarda la gestione dei servizi e la manutenzione. Se da un lato vengono lodati il multilinguismo e il supporto tecnologico, dall'altro emerge il problema del costo della vita all'interno dei complessi popolari.
In molti casi, le spese condominiali ad Asti superano quelle del mercato libero, creando una situazione paradossale: l'inquilino paga un affitto proporzionato al reddito ma viene poi strangolato da costi accessori altissimi per servizi spesso ritenuti carenti.
Quando l'assegnatario non riesce a pagare, interviene il fondo sociale regionale: un meccanismo che, secondo il coordinamento, tutela solo l'amministratore di condominio mentre a perdere è la collettività.
Solidarietà e presidi sociali
Uno spiraglio di luce sembra arrivare dall'iniziativa di solidarietà a domicilio e dal portierato sociale promossi dal Comune di Asti.
Il progetto, che coinvolgerà tre insediamenti cittadini, è accolto con favore ma con una necessaria prudenza.
L'appello del coordinamento, firmato da Samuele Gullino, Michele Clemente e Luisa Rasero, è che questi presidi non restino simbolici.
Per essere efficaci, secondo gli attivisti, "la presenza degli operatori non può limitarsi a poche ore settimanali ma deve garantire una copertura costante sia sul piano sanitario che su quello socio-assistenziale, evitando che le fragilità dei singoli ricadano esclusivamente sulla pazienza dei vicini di casa".





