Politica - 17 febbraio 2026, 12:36

Villanova d'Asti, polemica sul bando sportivo: "Trasparenza carente e rischi legali"

Andrea Mattana, consigliere di Impronta Villanovese, solleva dubbi sulla pubblicità della gara e cita una recente sentenza della Corte Ue sul diritto di prelazione

Andrea Mattana

Andrea Mattana

Una procedura da circa 10 milioni di euro che impegnerà il Comune per i prossimi tre decenni, ma che rischia di passare inosservata agli occhi della cittadinanza e di scontrarsi con le ultime normative europee. È questa la sintesi della preoccupazione espressa da Andrea Mattana, consigliere comunale del gruppo Impronta Villanovese, in merito al partenariato pubblico-privato avviato dall’amministrazione di Villanova d’Asti per la riqualificazione e gestione dell’impianto sportivo comunale.

Al centro delle critiche vi è innanzitutto la modalità di pubblicazione del bando. La gara, gestita dalla Centrale Unica di Committenza dell’Unione dei Comuni "Il Monferrato degli Infernot" (con sede in provincia di Alessandria) e veicolata tramite la piattaforma lombarda SINTEL, risulta formalmente corretta poiché presente sui canali tecnici e sulla gazzetta europea. Tuttavia, secondo Mattana, manca un passaggio fondamentale per la comunità locale: la reperibilità sui canali istituzionali diretti.

"Il bando non è pubblicato sul sito istituzionale del Comune di Villanova d’Asti, né nella sezione Amministrazione Trasparente, né all’Albo Pretorio", osserva il consigliere, sottolineando come per un cittadino o un imprenditore locale sia complesso venire a conoscenza dell'opportunità senza consultare banche dati specialistiche. "In pratica, per un cittadino qualunque il bando è rintracciabile solo passando da piattaforme tecniche. Una procedura da 10 milioni di euro che sul territorio è di fatto invisibile", aggiunge l'esponente dell'opposizione.

La questione, secondo Impronta Villanovese, non è meramente burocratica ma politica. Se da un lato il dibattito pubblico si è concentrato sulla promessa della nuova piscina, dall'altro si rischia di sottovalutare la complessità di una concessione trentennale che prevede un contributo pubblico annuo fino a 50.000 euro indicizzati. "Una piscina non è una concessione. E una concessione trentennale da 10 milioni di euro non è un dettaglio", incalza Mattana, ponendo l'accento sulla necessità di chiarire quanto rischio d'impresa ricadrà effettivamente sul privato e quanto invece resterà a carico della collettività.

Non mancano le perplessità sul fronte della sostenibilità. L'analisi dei criteri di gara evidenzia come la qualità dei materiali e l'impatto ambientale abbiano un peso specifico limitato, valutati con soli 7 punti su 100. "Questo approccio restituisce l’immagine di un’Amministrazione che ha considerato l’ambiente come elemento accessorio, e non come una scelta strategica", afferma il consigliere, evidenziando una scarsa attenzione ai temi green in un territorio a vocazione agricola.

Ma l'aspetto più critico sollevato da Andrea Mattana è di natura giuridica e potrebbe compromettere l'intero iter. Il consigliere cita la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 5 febbraio 2026 (causa C-810/24), che ha dichiarato incompatibile con le direttive comunitarie il diritto di prelazione del promotore nei project financing. Essendo il bando villanovese strutturato su questo meccanismo, ora ritenuto non più applicabile, il rischio di illegittimità è concreto.

"La procedura risulta strutturata su una disciplina oggi non più applicabile", spiega Mattana, che invita l'amministrazione ad agire in autotutela per evitare contenziosi futuri. "La prosecuzione della procedura esporrebbe l’Amministrazione a rischi elevati di illegittimità e contenzioso, con possibili conseguenze risarcitorie", conclude il consigliere, suggerendo l'annullamento e la ripubblicazione degli atti in linea con le nuove direttive europee.

Redazione


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