Il mondo dell’arte astigiana piange Flavio Piras, pittore e maestro del Palio di Asti, nato nel 1956 e figura tra le più originali della scena cittadina. Trasferitosi ad Asti da bambino, Piras aveva saputo intrecciare in modo personale le proprie radici sarde con l’immaginario del Monferrato, diventando negli anni un punto di riferimento non soltanto per la pittura ma per una più ampia idea di cultura come incontro, collezione, viaggio. La notizia della sua scomparsa lascia un vuoto profondo in chi lo ha conosciuto come artista, collezionista, organizzatore e instancabile animatore di iniziative.
Dal drappo del Palio alle grandi città del mondo
Nel 2008 Piras era stato scelto come maestro del Palio, autore del drappo ufficiale della corsa (vinto da San Lazzaro), coronando così un legame antico con la festa più identitaria della città. La sua carriera artistica, iniziata giovanissimo con la prima personale alla fine degli anni Settanta, lo aveva portato a esporre non solo ad Asti e in Piemonte, ma anche in importanti rassegne a Milano, Bologna, Ferrara, Venezia, Palermo, fino alle tappe internazionali in Belgio, Amsterdam, Pechino, Seoul e Tokyo. Pittura, fotografia, collage, assemblage, performance: il suo lavoro era un continuo attraversamento di linguaggi, sospeso fra omaggi ai maestri del Novecento – celebre il ciclo legato a Picasso – e una riflessione personale sul tempo, sulla memoria, sul viaggio.
La fondazione e il rapporto con il design
Accanto alla produzione artistica, Piras aveva costruito negli anni un patrimonio culturale vastissimo, fatto di opere, libri, fotografie, oggetti, musica. Per custodirlo e condividerlo aveva dato vita nel 2006 al Fondo Giov-Anna Piras, in memoria della madre Giovanna e della sorella Anna, divenuto poi Fondazione Piras in via Brofferio: uno spazio aperto alla città, pensato come casa delle sue collezioni e laboratorio di mostre ed eventi. Non meno significativa la sua attività nel campo del design, dove aveva collaborato con grandi marchi internazionali del settore alimentare, inventando progetti che mettevano in dialogo arte, packaging e cultura del cibo. Nei suoi lavori ricorrevano spesso timbri, francobolli, cartoline: segni di un’idea di arte come corrispondenza e viaggio, come qualcosa che parte da Asti per raggiungere luoghi lontani e poi ritorna arricchita di nuovi significati.
L’eredità per Asti
Con la morte di Flavio Piras se ne va una figura capace di collegare mondi diversi: il Palio, l’arte contemporanea, il design industriale, la fotografia, la collezione privata trasformata in patrimonio condiviso. La sua eredità resta nelle opere diffuse in Italia e all’estero, ma soprattutto negli spazi e nelle relazioni che ha costruito in città, a partire dalla Fondazione che porta il suo nome e che custodisce la memoria di un artista «eclettico» e “liquido”, come più volte definito nelle presentazioni critiche. Per Asti, la sua scomparsa è anche l’invito a continuare a considerare la cultura come un viaggio da intraprendere insieme, con lo stesso sguardo curioso che ha guidato tutta la sua ricerca.
Dalla redazione le condoglianze alla moglie Tiziana, ai figli Yara e Yarno e a tutta la famiglia.





