Economia e lavoro - 19 febbraio 2026, 18:20

Lavoro e parità, da Torino la fotografia dei divari: presentata la prima Relazione nazionale, in prima fila gli astigiani Gabusi e Cerrato

Al Grattacielo Piemonte confronto tra istituzioni, imprese e sindacati. Occupazione femminile in crescita, ma pesano ancora gap salariali, carichi di cura e pochi ruoli di vertice

Lavoro e parità, da Torino la fotografia dei divari: presentata la prima Relazione nazionale, in prima fila gli astigiani Gabusi e Cerrato

La fotografia più aggiornata del lavoro femminile in Italia arriva da Torino e parla anche astigiano. Nella sala Trasparenza del Grattacielo Piemonte è stata presentata la prima Relazione biennale sull’attuazione della normativa in materia di parità e pari opportunità nel lavoro, al centro dell’incontro dal titolo “L'Italia in chiave di genere – Lavoro, impresa e partecipazione femminile per la crescita del Paese”. Un appuntamento promosso dalla consigliera di Parità nazionale in collaborazione con la consigliera di Parità regionale, che ha messo allo stesso tavolo istituzioni, mondo produttivo e rappresentanze sociali.

Gli astigiani Gabusi e Cerrato in prima fila

Dopo il saluto introduttivo dell’assessore regionale Marco Gabusi, i lavori sono entrati nel vivo con gli interventi della consigliera di Parità della Regione Piemonte Chiara Cerrato, del direttore interregionale Centro dell’Ispettorato nazionale del lavoro Stefano Marconi, del presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro Rosario De Luca, del segretario generale di Unioncamere Piemonte Paolo Bertolino, della presidente della Commissione Pari opportunità dell’Ordine degli avvocati di Torino Cesarina Manassero e del giurista Riccardo Russo dell’Università di Torino, coordinati dalla consigliera di Parità supplente Caterina Angela Agus.

Spazio poi alle esperienze concrete con le testimonianze delle imprese certificate per la parità portate da Massimo Albertengo (Albertengo Panettoni), Pia Bosca (Bosca) e Mariasilvia Scippa (Lavazza), e a una tavola rotonda moderata da Chiara Cerrato con la consigliera di Parità nazionale Filomena D’Antini, i vertici regionali di Inps e Inail, l’Unione industriale di Torino, Confcooperative Piemonte, l’Ordine dei consulenti del lavoro di Torino e le sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil.

Dati in chiaroscuro: più occupazione, ma divari resistenti

La Relazione analizza in modo sistemico le politiche attuate nel triennio 2022‑2024 e offre un quadro dettagliato dei rapporti aziendali tra personale maschile e femminile, dell’uso dei congedi (maternità, paternità, parentali, per vittime di violenza), degli esoneri contributivi, delle dimissioni dei neogenitori, della sicurezza sul lavoro letta in ottica di genere e del contrasto alle molestie e alla violenza nei luoghi di lavoro.

I numeri mostrano segnali incoraggianti: il tasso di occupazione femminile nella fascia di età attiva raggiunge il 52,5%. Restano però criticità strutturali: forte concentrazione delle donne in alcuni comparti (istruzione, sanità, commercio, servizi sociali), scarsa presenza nei ruoli apicali, persistenza di divari retributivi di genere, più marcati nelle grandi imprese e nel commercio, meno evidenti tra le piccole e medie imprese. Centrale il tema della conciliazione vita‑lavoro: nonostante incentivi e nuove norme, i congedi parentali continuano a essere poco utilizzati dai padri, a conferma di un carico di cura che grava soprattutto sulle donne.

In questa prospettiva, strumenti come la certificazione della parità e l’estensione dell’obbligo di redazione dei rapporti aziendali vengono indicati come leve decisive per premiare le imprese virtuose e spingere verso organizzazioni più eque e inclusive.

Le politiche piemontesi tra welfare aziendale e prevenzione

“La parità nel lavoro si costruisce intervenendo sui nodi strutturali che ancora frenano la partecipazione femminile”, ha sottolineato il vicepresidente e assessore al Lavoro Elena Chiorino. “Il primo è la conciliazione tra vita e professione: per questo con il Piano A.L.Fa abbiamo compiuto una scelta politica chiara, 17 milioni di euro per rimuovere ostacoli concreti che troppo spesso costringono le donne a scegliere tra carriera e famiglia. Il welfare aziendale è una vera politica attiva del lavoro: rafforza l’occupazione femminile, sostiene le imprese e migliora la qualità della vita dei lavoratori. Ritengo che la parità non sia mai un costo, ma un investimento strategico. Liberare il lavoro femminile significa far crescere il Piemonte e l’Italia”.

Sulla stessa linea l’assessore regionale alle Pari opportunità Marina Chiarelli: “La parità di genere non è solo un principio, ma una responsabilità concreta delle istituzioni, che si traduce in politiche capaci di sostenere le donne e prevenire ogni forma di discriminazione. La Regione Piemonte interviene con 5,5 milioni di euro complessivi sui capitoli legati alle Pari opportunità e Welfare. Nel 2024 circa 300.000 euro sono stati investiti in progetti educativi e culturali contro la violenza di genere e per la prevenzione nelle scuole e circa 4.000 sono le donne accompagnate attraverso i servizi e i percorsi sostenuti dalla Regione. Intervenire sui territori e sulle nuove generazioni significa costruire una cultura del rispetto e della consapevolezza, rafforzando il ruolo delle pari opportunità come leva di crescita sociale e culturale del Piemonte e dell’Italia”.

Il ruolo delle Consigliere di parità e le sfide europee

“È stato un evento che ci ha permesso di confrontarci sui progressi fatti e sulle criticità da affrontare nel percorso per costruire un mondo del lavoro più equo e condiviso”, ha riassunto Chiara Cerrato. “Uno sguardo polisistemico che ha spaziato dal rapporto presentato in Parlamento dalla consigliera nazionale di Parità e dagli strumenti messi in campo dalla Regione Piemonte e dal Governo, ai protocolli nazionali e ai tavoli regionali, alle testimonianze di imprese eccellenti per condividere e diffondere le buone pratiche del nostro territorio”.

La Relazione ribadisce il ruolo strategico della Consigliera nazionale di Parità e delle Consigliere territoriali nel promuovere l’inclusione lavorativa delle donne, grazie ad azioni di prevenzione e contrasto delle discriminazioni e delle molestie non solo per via giudiziaria, ma anche attraverso la collaborazione con servizi locali, centri antiviolenza e mondo del terzo settore.

Sul piano europeo, il recepimento delle direttive (UE) 2023/970 e 2024/1500, atteso entro giugno 2026, viene indicato come un passaggio cruciale per dotare il Paese di strumenti più efficaci nella lotta al divario retributivo di genere e nel rafforzamento delle politiche di parità, a condizione che siano garantite risorse adeguate al sistema.

Parità come investimento di lungo periodo

Dalle oltre cento pagine della Relazione emerge infine la necessità di politiche integrate e di lungo periodo, capaci di affrontare le disuguaglianze di genere agendo su più piani: implementare le misure esistenti e monitorarne l’efficacia; contrastare stereotipi e promuovere modelli educativi inclusivi; favorire flessibilità sostenibile, tutela della maternità e accesso delle donne ai ruoli di vertice; potenziare asili nido e assistenza domiciliare per ridurre il carico di cura familiare.

Un percorso che si intreccia con la Missione 5 del Pnrr, dove la riduzione dei divari di genere è indicata come priorità strategica per coesione sociale, innovazione e competitività del Paese. Dal grattacielo torinese, la sfida è rilanciata a tutto il Piemonte – Asti compresa – con un messaggio chiaro: la parità non è una bandiera simbolica, ma una condizione concreta per la crescita.

Redazione

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