Sport - 20 febbraio 2026, 21:23

La Diabolica accende Asti: passato, presente e futuro del ciclismo nel segno del Diavolo Rosso [FOTO]

All’Auditorium Banca di Asti la presentazione dell’evento ispirato a Giovanni Gerbi: sul palco le voci e i volti del ciclismo femminile con Giada Borgato e Matilde Vitillo, tra memoria, territorio e nuove sfide sulle colline astigiane

Matilde Vitillo e Giada Borgato (Ph: MerfePhoto)

Matilde Vitillo e Giada Borgato (Ph: MerfePhoto)

Il “diavolo” è tornato a pedalare. E lo ha fatto nel modo più evocativo possibile: attraverso immagini, storie e voci di chi il ciclismo lo ha vissuto, lo vive e lo vivrà. La presentazione ufficiale de La Diabolica si è svolta questa sera all’Auditorium Banca di Asti, trasformandosi da semplice conferenza stampa in un vero racconto corale di sport, memoria e territorio.

Ad aprire la serata, un video emozionale con le immagini della passata edizione, nel ricordo della figura leggendaria di Giovanni Gerbi, il “Diavolo Rosso”, simbolo di un ciclismo epico e identitario. Da lui nasce lo spirito della Diabolica, che il 6 e 7 giugno attraverserà le colline astigiane di Montemarzo, coinvolgendo non solo le due ruote ma anche la corsa a piedi, in un evento sempre più multidisciplinare.

Una scommessa diventata progetto

A dare il benvenuto è stato Paolo Gamba, a nome della Polisportiva Cassa di Risparmio di Asti, promotrice della manifestazione. Parole che hanno ripercorso la crescita dell’evento: nato quasi per gioco, La Diabolica nell'edizione 2025, nonchè la prima, un’idea chiara di identità, andando oltre la semplice manifestazione sportiva locale.

Il bilancio del 2025 parla chiaro: 270 atleti da tutta Italia, oltre 20 aziende partner, 6 enti patrocinanti, la collaborazione con altre associazioni e ben quattro eventi collaterali. Un successo che ora chiede continuità e qualità: “Il solco è tracciato, ma la strada è ancora lunga”, è stato il messaggio condiviso dal palco.

Fondamentale il sostegno della Banca di Asti, insieme ai numerosi sponsor, e il patrocinio della Regione Piemonte, del Comune di Asti e di diversi Comuni attraversati dalla corsa.

La scommessa del territorio

A tenere le fila della serata è stato Sergio Miravalle, direttore della rivista Astigiani, che ha raccontato La Diabolica come “la storia di una scommessa”: un richiamo ideale al 1931 e alla salita del Gerbido affrontata da Gerbi per sfida.

Un legame profondo tra Asti e il ciclismo, rafforzato anche da episodi storici come quello della Way Assauto, che fornì le catene a Gino Bartali per le sue vittorie al Tour de France. Non a caso, sabato 28 febbraio è previsto un evento simbolico sul piazzale dell’ex stabilimento per rievocare quella memoria collettiva.

Astigiani ha dedicato oltre 7.000 pagine al ciclismo e il numero 50, presentato al Teatro Alfieri, è in gran parte incentrato proprio sulla Diabolica e sulla “sfida del Gerbido di Montemarzo”.

Donne e ciclismo: passato, presente e futuro

La presentazione è stata scandita da tre momenti, tutti al femminile. Il passato ha il volto di Olivia Grande, astigiana classe 1920, operaia e ciclista in un’epoca in cui pedalare non era “da donne”. Allenata da Gerbi, nel 1937 stabilì un record al Vigorelli di Milano, mai riconosciuto dal regime fascista che le impedì la carriera professionistica, come accadde anche ad Alfonsina Strada. Un racconto arricchito dagli aneddoti del suocero di Olivia e che troverà spazio nel prossimo numero di Astigiani in uscita il 21 marzo.

Il presente del ciclismo ha preso voce e volto con Giada Borgato, ex campionessa italiana e oggi commentatrice tecnica Rai. Nata a Padova nel 1989 e cresciuta in una famiglia dove il ciclismo era di casa, Borgato ha raccontato un percorso iniziato prestissimo, quasi per vocazione: “A cinque anni seguivo già le gare dei Juniores, poi ho chiesto a mio padre di poter correre”. 

Un cammino costruito passo dopo passo, spesso senza una vera struttura alle spalle, con la famiglia come punto di riferimento e le trasferte vissute in modo quasi artigianale, fino alla vittoria del titolo italiano nel 2012. Dopo aver appeso la bici al chiodo, l’incertezza sul futuro, poi l’occasione arrivata grazie a Rai Sport: prima il commento tecnico del ciclismo femminile, poi le gare maschili, fino alle grandi dirette. “All’inizio l’emozione era tanta e giocava brutti scherzi – ha ammesso – oggi con le dirette integrali serve preparazione, perché anche i tempi morti vanno riempiti con competenza”. Un mestiere che Borgato vive come un privilegio: quello di aver trasformato una passione in lavoro, restando dentro un mondo che sente ancora profondamente suo.

A incarnare il futuro è stata Matilde Vitillo, professionista cresciuta a Frinco, nell’Astigiano, dopo essere nata a Torino. Una passione sbocciata quasi per caso, dopo aver provato altre discipline come danza classica, sci e tennis, ma con radici familiari solide: nonno e papà correvano in bici e il richiamo delle due ruote è arrivato prima attraverso il fratello Tommaso, poi coinvolgendo tutta la famiglia. 

Campionessa europea per quattro volte e campionessa del mondo, Vitillo ha raccontato un ciclismo profondamente cambiato rispetto a pochi anni fa: “Oggi quasi tutte le squadre maschili hanno anche una formazione femminile. Non siamo ancora alla piena parità, ma ci siamo avvicinati molto”. Nel suo presente ci sono le grandi classiche italiane, le Strade Bianche del 7 marzo – citata come esempio di evento capace di andare oltre lo sport – oltre alla Milano-Sanremo e al Giro dell'Appennino, già vinto dalla ciclista classe 2001 l'anno scorso. 

Percorsi, sfide e folla come una volta

La Diabolica 2026 proporrà due percorsi ciclistici: la “Coppa Città di Asti”, che rievoca la storica corsa disputata fino al 2007, e il tracciato “Diavolo Rosso”, 60 chilometri in gran parte sterrati tra le vigne del Sud Astigiano. Sarà poi possibile affrontare il mitico Gerbido di Montemarzo: 1.300 metri cronometrati, con attestato per chi scenderà sotto il tempo di 4’59” di Gerbi.

Spazio anche alla corsa: una prova podistica sul Gerbido e una camminata aperta a tutti tra Montemarzo e Mongardino, lungo boschi e sterrati.

La serata si è chiusa con il saluto del presidente della Cassa di Risparmio di Asti, Giorgio Galvagno. Il messaggio finale è chiaro: La Diabolica non è più solo un evento. È un’idea di territorio che pedala compatta, con il diavolo – e la storia – ancora nel cuore.


 

Riccardo Bracco

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