Eventi - 22 febbraio 2026, 11:40

“Sconcerto” travolge Asti: Tullo mattatore, l’Orchestra sinfonica una macchina perfetta [VIDEO]

Un Palco 19 gremito per l’unica data piemontese: musica classica, gag, dialetto astigiano e citazioni pop in un vortice di energia

Il maestro Pasini con Raffaello Tullo

Il maestro Pasini con Raffaello Tullo

La promessa era quella di un concerto “sconcertante”, la realtà è stata persino oltre le aspettative. Al Palco 19 l’unica data piemontese di “Sconcerto” ha fatto il pieno di pubblico e di entusiasmo, trasformando il sabato sera astigiano in un piccolo laboratorio di felicità condivisa. Raffaello Tullo, vero mattatore, e l’orchestra sinfonica di Asti hanno dato vita a uno spettacolo in cui la musica classica ha deragliato con stile verso territori comici, teatrali e persino trap, senza mai perdere un grammo di qualità.​

Una bacchetta che diventa mestolo, avvitatore, magia

Fin dall’inizio è apparso chiaro che quella di “Sconcerto” non sarebbe stata una semplice replica del copione raccontato alla vigilia. La bacchetta sottratta al maestro Silvano Pasini dal Tullo più istrionico è diventata di volta in volta bacchetta magica, mestolo da cucina, avvitatore immaginario, oggetto totemico con cui sfidare l’austerità dell’orchestra. In mezzo, un caos solo apparente: dietro ogni gag c’era una precisione millimetrica, con i musicisti pronti a seguire ogni deviazione, ogni improvviso cambio di tempo, ogni citazione che scivolava da Vivaldi ad “Azzurro” di Celentano, fino agli scherzi ritmici della musica trap.​

Il pubblico, letteralmente “agganciato” sin dai primi minuti, ha seguito questo gioco collettivo con risate, applausi a scena aperta e una partecipazione che ha reso la sala parte integrante dello spettacolo. Le parole piemontesi imparate dal pugliese Tullo – dosate con intelligenza e autoironia – hanno creato una complicità immediata con gli astigiani, che si sono ritrovati, sorridendo, al centro di uno scambio affettuoso più che di un semplice siparietto comico.

L’orchestra di Asti, un lusso della città, una perla nel mondo

Se Tullo è il “grande sabotatore”, l’orchestra sinfonica di Asti è la macchina perfetta che rende credibile ogni deragliamento. Gli archi che disegnano la “Primavera” di Vivaldi, i fiati che si tuffano nelle citazioni pop, le percussioni chiamate a tenere insieme mondi lontanissimi: tutto ha funzionato con una compattezza che ha confermato, ancora una volta, l’altissimo livello dell’ensemble astigiano.​

Il maestro Pasini, complice e vittima consapevole del sabotaggio, ha guidato (e subito) la deriva con un gioco scenico raffinato, alternando momenti di ironica esasperazione a passaggi di grande concentrazione musicale. Il contrasto tra il suo aplomb direttoriale e la verve di Tullo ha reso ancora più evidente la qualità del lavoro svolto in prova: dietro il caos c’è un’architettura rigorosa, dove ogni fuori pista è studiato per funzionare al millisecondo.
E che dire del presidente Enrico Bellati (instancabile motore del riuscitissimo spettacolo) che, smessi i panni da cornista, ha vestito quelli di un ispettore inflessibile, derubricato da Tullo a "Ispettore Temu".

Un privilegio chiamato “unica data piemontese”

A fine serata la sensazione condivisa, tra platea e balconata, era di aver assistito a qualcosa di raro: non solo uno spettacolo riuscito, ma un incontro felice tra una realtà nazionale in ascesa e una formazione locale capace di reggere il confronto con le migliori orchestre “da palcoscenico”. Il fatto che Asti abbia potuto ospitare l’unica data piemontese di “Sconcerto” ha reso ancora più prezioso l’appuntamento, confermando la vocazione della città a palcoscenico privilegiato per progetti che mettono insieme sperimentazione, qualità e divertimento.​

In un’ora e mezza di musica e teatro si è passati dai capolavori del repertorio sinfonico alle canzoni popolari, dalle parole in dialetto alle improvvisazioni più folli, con la leggerezza di chi sa che il gioco è una cosa serissima. Un caos di arte e meraviglia, appunto: di quelli che fanno uscire il pubblico dal teatro con la sensazione che, almeno per una sera, tutto abbia suonato al posto giusto.

Betty Martinelli

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