L’Asl AT e le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl E Uil hanno definito un protocollo d’intesa sullo sviluppo dei servizi sanitari territoriali. L’accordo è stato siglato questa mattina dal direttore generale Giovanni Gorgoni insieme ai segretari provinciali Luca Quagliotti (Cgil), Stefano Calella (Cisl) e Pierluigi Guerrini (Uil): “Si tratta di un documento strategico che definisce indirizzi organizzativi e linee di evoluzione del sistema assistenziale locale - sottolinea Giovanni Gorgoni - l’accordo recepisce i risultati delle sessioni di lavoro congiunte svolte nel corso dell’ultimo anno, nelle quali sono state condivise le priorità per il rafforzamento della medicina territoriale e dell’integrazione tra ospedale e territorio”.
“E’ il primo accordo di questo genere in Piemonte - sottolineano i segretari di CGIL, CISL e UIL - grazie alle corrette e costanti relazioni con la Direzione strategica dell’Asl AT si dà coronamento ad un percorso di proposte per il rilancio della sanità astigiana che ha visto impegnato il fronte confederale dal post Pandemia ad oggi. Il documento mette a terra progettualità concrete per il potenziamento dei servizi territoriali che troveranno ideale completamento nel prossimo avvio dell’Ospedale della Valle Belbo, delle Case e dell’Ospedale della Comunità”.
Distretto socio-sanitario al centro del “sistema salute”
Tra i punti cardine dell’intesa vi è il potenziamento del distretto socio-sanitario, individuato come struttura di programmazione, coordinamento e controllo della rete territoriale. L’Asl AT ha già avviato un percorso di rafforzamento organizzativo attraverso l’istituzione del Dipartimento delle Cure Comunitarie e la ridefinizione degli ambiti distrettuali, offrendo una tripartizione (Asti, Nord e Sud Provincia) coincidente con gli ambiti sociali di zona previsti dalla normativa nazionale (DM 77/2022).
Verrà implementata la diagnostica di base nelle aggregazioni territoriali dei medici di famiglia e verranno attivati servizi di diagnostica di laboratorio nelle Case di Comunità e presso l’Ospedale della Valle Belbo, compatibilmente con le risorse disponibili.
Integrazione socio-sanitaria e salute mentale
È stata condivisa la necessità di potenziare i servizi finalizzati al benessere mentale (Centro Salute Mentale e SerD) “compatibilmente con le possibilità di reperimento sul mercato delle necessarie figure professionali (in particolare gli psichiatri)” nonché la coesistenza logistica di SerD, CSM e Consultori, nel rispetto dell’organizzazione dipartimentale.
Particolare attenzione sarà dedicata alle aree più periferiche della provincia attraverso analisi georeferenziate della domanda di salute e lo sviluppo delle unità territoriali esistenti.
Case di Comunità e Case della Salute: servizi differenziati
Il protocollo introduce un modello organizzativo articolato su diversi livelli assistenziali. Le Case di Comunità saranno differenziate per intensità di attività — bassa oppure medio-alta — con funzioni calibrate sui bisogni della popolazione e sull’accessibilità territoriale.
Le strutture a maggiore complessità offriranno anche specialistica ambulatoriale, diagnostica e servizi per la gestione delle cronicità, mentre quelle a minore intensità garantiranno accoglienza, orientamento, assistenza di base e sportelli amministrativi sanitari. Si segnalano le possibilità di sviluppo e implementazione eventuali delle unità territoriali di Cocconato e di Bubbio.
Telemedicina e sanità digitale
Tra le innovazioni strategiche figura il progetto ASCOTT (Assistenza e Sanità su Centrale Operativa di Territorio e Telemedicina), avviato a settembre dall’Asl e in fase di sviluppo. Prevede una control room avanzata, con sede presso l’Ospedale Vallebelbo, con le funzioni di dispatching del paziente della COT ma integrate dalla gestione dell’assistenza territoriale, dall’implementazione della cartella sociale digitale e dal coordinamento di percorsi assistenziali cronici digitalmente abilitati.
L’avanzamento di progetto consentirà di aggiungere altre cronicità e rendere sempre più sinergiche la dimensione sanitaria e sociale della fragilità. Attualmente sono in fase di sviluppo percorsi dedicati a scompenso cardiaco, tumore al seno e anziani fragili.
I percorsi di cura
Il modello di presa in carico del paziente sarà strutturato su due livelli: ospedaliero per le fasi acute e territoriale per la stabilizzazione e la gestione post-acuzie, con assistenza domiciliare, ospedali di comunità e strutture residenziali.
Il setting assistenziale del CAVS (Continuità a Valenza Sanitaria) verrà riassorbito da quello dell’Ospedale di Comunità a gestione infermieristica e referenza clinica del MMG: agli attuali 22 posti letto di CAVS di Nizza Monferrato si aggiungeranno i 20 previsti ad Asti presso la struttura dell’ex Maternità una volta ultimati i lavori.
Asl e organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil condividono la necessità di dotare il Centro e il Nord della provincia di posti letto Hospice: i 6 posti letto attivi a Nizza Monferrato verranno integrati da altri 10 (a completamento della dotazione provinciale) attraverso l’attivazione transitoria al Cardinal Massaia di Asti, nell’area occupata dal Servizio di Cure Palliative. A tal riguardo l’Azienda ha già sottoposto un piano di fattibilità alla Regione Piemonte a settembre 2025 ed è in attesa di riscontro.
L’Asl ritiene interessante e di possibile sviluppo l’idea di un modulo assistenziale per le persone in stato neurovegetativo, come piano alternativo ove alcuni dei servizi di cui alla DGR Piemonte 253/2022 non dovessero trovare piena attuabilità dal punto di vista regolamentare.
La “decina di posti letto per le persone in stato neurovegetativo” proposta dai sindacati richiede pertinenze tecnologiche e strutturali che imporrebbero ben più della semplice destinazione di uno dei sei petali da otto camere di degenza dell’Ospedale Vallebelbo.
Ruolo centrale dei medici di medicina generale
Nel nuovo assetto organizzativo il medico di medicina generale sarà figura chiave lungo tutto il percorso di cura, dalla fase acuta a quella post-acuta, in un sistema integrato che mira a ridurre accessi impropri al pronto soccorso e migliorare l’appropriatezza delle prestazioni.





