Sui record del biologico italiano incombe l’ombra di una burocrazia sempre più invasiva, che rischia di frenare proprio le realtà più virtuose. Secondo Coldiretti Bio, le imprese agricole che lavorano con metodo biologico sono costrette a gestire un surplus di adempimenti fino al 30% superiore rispetto all’agricoltura tradizionale, già gravata da una mole consistente di “carte”. Una situazione confermata anche da un’indagine del Crea, secondo cui in otto casi su dieci l’eccesso di burocrazia è la causa principale dell’abbandono del bio.
Il Piemonte bio tra export e carte
In Piemonte oggi sono oltre 50 mila gli ettari coltivati con metodo biologico, con produzioni che interessano soprattutto colture da foraggio, prati, cereali, frutta e vite. Tra i prodotti più richiesti a livello internazionale spicca proprio il vino biologico piemontese, ormai presenza stabile sulle carte dei ristoranti e nelle enoteche di molti Paesi. Complessivamente sono più di 3 mila gli operatori certificati bio, tra produttori, trasformatori e importatori, a testimonianza di una filiera ampia e articolata.
“L’eccessiva burocrazia impatta sull’intero comparto agricolo, in particolar modo sul biologico” conferma il vice presidente Coldiretti Asti e vignaiolo Gianfranco Torelli che, a Bubbio, ha registrato il primo vino biologico italiano. “Incoraggiate dalla crescente domanda del mercato, le aziende che credono nel biologico fanno l’impossibile per fronteggiare l’enorme mole di burocrazia vigente. Per alleggerire il tutto, però, occorrerebbe investire maggiormente sulla digitalizzazione che, se ben applicata e, soprattutto, accompagnata, potrebbe ridurre notevolmente l’impegno sulle carte. Servono soluzioni digital che siano smart, veloci ed economicamente sostenibili”.
“Semplificare davvero il quadro normativo”
Il tema della semplificazione è centrale anche nelle parole della presidente Coldiretti Asti Monica Monticone, che richiama le istituzioni agli impegni presi. “È urgente procedere ad una semplificazione del quadro normativo per il settore, dove gli obiettivi europei di snellimento, anche nell'ultima proposta di revisione del regolamento europeo, sono rimasti ancora una volta sulla carta” evidenzia.
Per sostenere il bio italiano, Coldiretti punta da un lato sul consolidamento delle filiere agricole attraverso i contratti di filiera, dall’altro sulla presenza sempre più capillare dei prodotti biologici nei mercati di Campagna Amica. “Sono gli strumenti che stiamo mettendo in campo per favorire la conoscenza e la valorizzazione del bio italiano, con l'obiettivo di sviluppare ulteriormente il consumo interno di questa eccellenza del nostro agroalimentare” sottolinea Monticone.
Un nuovo marchio per il bio Made in Italy
Accanto agli interventi strutturali, per Coldiretti Asti c’è anche una leva di comunicazione da non sottovalutare: il nuovo marchio del biologico italiano, approvato di recente in Conferenza Stato-Regioni. “Un’ulteriore opportunità di sviluppo del settore può sicuramente venire dal nuovo marchio del biologico italiano” osserva il direttore Giovanni Rosso. “Uno strumento importante per aiutare i consumatori a compiere scelte più consapevoli e a valorizzare il lavoro della filiera agricola Made in Italy”.
Tra vigneti certificati, mercati contadini e cantine che puntano su sostenibilità e qualità, il Piemonte si conferma uno dei motori del biologico nazionale. Ma per non frenare una crescita che arriva fino ai mercati internazionali, la richiesta dal territorio è chiara: meno burocrazia, più strumenti digitali e una semplificazione che, questa volta, non resti solo sulla carta.





