Il camino che crepita al centro della sala dà subito un diffuso tocco di calore che vi farà sentire nel posto giusto. Questo però è solo un dettaglio della cura con cui questo ristorante è stato allestito: i pavimenti in pietra, l’arco in mattoni a vista, i tavoli piuttosto ampi, il loro tovagliato raffinato unito al loro posizionamento arioso trasmettono un senso di eleganza che fa di questo ristorante un luogo fortemente connotato e del tutto inconsueto rispetto agli standard che spesso si registrano nelle nostre valli. Ed è proprio in queste sale che potrete gustare una cucina che unisce creativamente risonanze piemontesi e francesi, richiamandosi non solo idealmente allo stile di Mary Barale, chef fdi quello che fu lo straordinario Ristorante Rododendro di San Giacomo di Boves, a lungo – negli ultimi decenni del secolo scorso – unico due stelle Michelin della Granda.
Un passato rideclinato col giusto estro
I primi tre piatti, proposti come appetizer, nell’aprire il percorso con leggerezza, suggeriscono una precisa idea di cucina, forse penalizzata solo da una croccantezza leggermente sottotono: la Cialda di riso al salmone affumicato è piacevole nei sapori e ben centrata negli equilibri aromatici;

decisamente più convincente la Mousse al peperone al cucchiaio, avvolgente e calibrata con misura;

davvero degno di nota infine l’Uovo dedicato a Mary Barale al quale crema di Castelmagno e vodka imprimono un inatteso sapore d’antan.

Passando agli antipasti, decisamente buone le nostrane Lumache alla parigina, complessivamente carnose e ben cotte,

e di grande livello la Scaloppa di fois gras al passito accompagnata da pezzi di frutta e valorizzata da un inappuntabile gelato Lemon Curd.

Tanto inconsueti quanto intriganti i Tajarin al Porto, burro fuso e grana di nocciole: un piatto decisamente riuscito nel suo calibrare la consistenza del tajarin con il sapore dolce, ma per nulla stucchevole, degli ingredienti utilizzati per condirli.

Con qualche margine di miglioramento invece le Coscette di quaglia fritte, non tanto per la qualità inappuntabile della carne, ma per la non adeguata croccantezza della panatura.

Chiusura impeccabile invece con un Bunet da manuale, esaltato da una sfiziosa cialda al caramello e arancio.

Se il vino è al passo coi piatti
La carta dei vini proposta, ampia e anch'essa animata da un forte respiro francese che tuttavia non trascura l’Italia (da segnalare il capitolo bollicine!), risulta decisamente interessante, oltre che connotata da prezzi onesti e da un mix ben ponderato tra nomi noti e produttori meno scontati. L’unico punto debole, perlomeno nella serata che ho trascorso in questo locale, mi è sembrato il servizio: perché accendere la candela sul tavolo non nel momento in cui il cliente si siede, ma solo dopo il servizio degli appetizer? perché lasciare la bottiglia dell’acqua sul tavolo, senza versarla nei bicchieri dei commensali al momento dell’apertura? perché non presentare la bottiglia di vino, prima di stapparla, evitando così equivoci che si possono creare al momento in cui essa viene ordinata? Certo, si tratta di dettagli. Eppure una più attenta regia anche a questo riguardo porrebbe senza dubbio il locale al livello delle aspettative che il fascino della sua sobria eleganza comunque crea. E che la sua cucina conferma come sicuramente da non perdere.
Memoria – Villa Belvedere
Tipologia locale: ristorante
Indirizzo: Via IV Novembre, 92 – Pradleves (Cn)
Telefono: (+39) 328 0648540
Web: www.instagram.com/memoria_restaurant_pradleves
Prezzi: antipasti (14/25€), primi (15/18€), secondi (15/22€), dolci (8-10€); coperto (3€); due menu: Territorio (37€) e A sorpresa (45€).
Servizi: proposte vegetariane; animali ammessi;
Ultima visita (cena): febbraio 2026
Sensazioni al volo: L’eleganza sobria del locale trasmette calore, la cucina si mostra convincente e solida, con piatti ben equilibrati. I vini, selezionati tra territorio e Francia, accompagnano con armonia ogni portata. E neppure qualche nota stonata nel servizio intacca la positività complessiva dell’esperienza.





