Economia e lavoro - 08 marzo 2026, 06:30

Imprese femminili in Piemonte, calano i numeri ma cresce la qualità

Nonostante il calo dello 0,4%, le donne dimostrano una resilienza maggiore rispetto ai colleghi uomini in tutto il territorio regionale

Imprese femminili in Piemonte, calano i numeri ma cresce la qualità

In occasione della Giornata internazionale dei diritti della donna, il bilancio economico per il territorio non permette festeggiamenti privi di preoccupazioni. Nonostante il valore sociale della ricorrenza, i dati di fine 2025 delineano un quadro complesso: l’imprenditoria femminile in Piemonte, e in particolare nella realtà di Asti, si trova ad affrontare una fase di contrazione che riflette le difficoltà strutturali del sistema produttivo.

Al 31 dicembre 2025, le imprese femminili registrate in Piemonte sono 93.489, pari al 22,4% dell’intero tessuto produttivo regionale. Sebbene la cifra resti rilevante, il Registro Imprese delle Camere di commercio segnala una perdita di 416 unità rispetto all'anno precedente, con una flessione dello 0,4%. Il dato astigiano si inserisce in un contesto regionale dove la spinta delle donne, pur mostrando una resilienza maggiore rispetto alla componente maschile, deve fare i conti con un tasso di sopravvivenza aziendale più basso: a tre anni dalla fondazione, solo il 68,4% delle imprese rosa resta in vita.

Una metamorfosi qualitativa verso i servizi

Nonostante il lieve calo numerico, il volto delle imprese guidate da donne sta cambiando. Si osserva un deciso rafforzamento strutturale: le aziende sono più solide e orientate verso settori a maggior contenuto di conoscenza. Oggi, quasi tre realtà su quattro operano nel comparto dei servizi (73,8%), con crescite significative nelle attività finanziarie e assicurative (+5,4%) e nelle professioni scientifiche (+3,0%).

"L’imprenditoria femminile rappresenta il vero motore del cambiamento qualitativo del nostro sistema economico" , commenta Massimiliano Cipolletta, vice presidente Unioncamere Piemonte. "Le donne d’impresa stanno dimostrando una resilienza straordinaria, guidando una metamorfosi che premia la solidità strutturale. Dobbiamo garantire alle imprenditrici gli strumenti per superare le barriere dimensionali e consolidare la loro leadership" .

Le imprese femminili si distinguono anche per una forte presenza di giovani under 35 (10,2%) e di componenti straniere (13,8%), segnali di un dinamismo che cerca di contrastare la crisi dei settori tradizionali come l’agricoltura e il commercio.

L'artigianato: eccellenza tra burocrazia e welfare

Il comparto artigiano merita un'analisi a parte, rappresentando una componente fondamentale dell'economia reale anche nell'astigiano. In Piemonte si contano 19.735 imprese artigiane femminili, con oltre 30mila donne che ricoprono cariche direttive. Anche qui si registra una contrazione dello 0,8%, che tuttavia appare più contenuta rispetto al calo complessivo del settore (-1,2%).

Le imprenditrici artigiane operano principalmente nei servizi alla persona (49,1%) e nel manifatturiero (26,4%), ma il loro percorso è costellato di ostacoli. Il nodo principale resta la burocrazia, indicata come criticità dal 54,5% delle intervistate, seguita dalla difficoltà di conciliazione tra lavoro e vita privata (53,4%).

Sara Origlia, presidente del Movimento Donne di Confartigianato Imprese Piemonte, sottolinea l'urgenza di interventi mirati: "È necessario aprire una riflessione sull’efficacia delle politiche pubbliche. Non basta stanziare risorse, serve renderle accessibili e realmente utilizzabili dalle micro e piccole imprese. La conciliazione rimane uno dei principali ostacoli alla competitività. Le donne piemontesi fanno ogni giorno i conti con un welfare che non aiuta a curare la famiglia" .

Secondo Origlia, sostenere l'imprenditoria rosa non deve essere vista come una "politica di genere" o un'azione assistenziale, bensì come una scelta di sviluppo economico strategica per rendere il territorio più innovativo e competitivo sui mercati.

Redazione

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