L'Italia si scopre sempre più calda e vulnerabile, ma per Asti il verdetto dell'ultima indagine del Sole 24 Ore è particolarmente pesante. Secondo l'Indice del clima 2026, la nostra provincia precipita al 103esimo posto su 107 capoluoghi monitorati. Un risultato che ci colloca direttamente nella "zona rossa" del disagio climatico nazionale, lontanissimi dal benessere di Bari, che conquista il primo posto con 760,2 punti.
A pesare come un macigno sulla nostra pagella sono i parametri legati all'afa e alla scarsa ventilazione. Come sottolineato nell'analisi dei dati nazionali riportata dal quotidiano economico, l'Italia ha registrato un aumento medio di 1,8 gradi rispetto al 2010. Questo surriscaldamento è però molto più marcato al Nord, dove il termometro è salito mediamente di 2,3 gradi in quindici anni. Per Asti, questo si traduce in un numero crescente di ondate di calore e, soprattutto, in un'umidità che rende le estati sempre più difficili da sopportare.
Il report evidenzia come le città della Pianura Padana siano quelle che pagano il prezzo più alto. Mentre le località costiere come Barletta o Pescara beneficiano della brezza marina, il nostro territorio soffre per l'assenza di ricircolo d'aria. I dati elaborati da Alessandro Conigliaro, meteorologo di 3bmeteo, descrivono un quadro preoccupante in cui si passa da un estremo all'altro molto rapidamente, alternando passando da periodi di siccità estrema a piogge torrenziali concentrate in pochi eventi.
Nel solo 2025, sono state registrate in Italia ben 80 notti tropicali, ovvero serate in cui la temperatura non è mai scesa sotto i 20 gradi. Per una provincia come quella di Asti, storicamente abituata a escursioni termiche più equilibrate, questa trasformazione incide direttamente sulla qualità del riposo e sulla salute, specialmente delle fasce più fragili. Il fenomeno della "temperatura percepita" è ulteriormente aggravato dall'umidità relativa, che ci vede spesso ai vertici delle classifiche negative.
Anche l'inizio del 2026 non ha portato sollievo. A inizio marzo si sono già sfiorati i 21 gradi, un valore decisamente anomalo rispetto alla media stagionale che dovrebbe oscillare tra i 7 e i 14 gradi. Secondo Lauro Rossi, direttore di programma della Fondazione Cima, l'area mediterranea è quella più esposta ai danni economici e sanitari derivanti da queste ondate di calore. Mentre per i cittadini astigiani la sfida sarà quella di adattarsi a un ambiente che somiglia sempre meno a quello dei decenni passati e sempre più a un avamposto del caldo subtropicale.
Per approfondire i dati, consultare le classifiche complete e confrontare Asti con le altre province, è possibile visitare il portale interattivo all'indirizzo: https://lab24.ilsole24ore.com/indice-del-clima/?utm_cmp_rs=home





