Domenica, in occasione della Giornata internazionale dei diritti della donna, la tragica vicenda di Christian Guercio è tornata al centro dell'attenzione cittadina grazie a un toccante intervento della sorella Alessia nell'ambito di un'iniziativa organizzata da Non Una Di Meno Asti. Nel suo intervento ha delineato il profilo di un uomo vitale ma profondamente vulnerabile, segnato da diagnosi precoci di ADHD e disturbo borderline.
"Mio fratello era un ragazzo che richiedeva semplicemente di essere visto e amato per ciò che era", ha ricordato con commozione, ripercorrendo il calvario di un uomo già noto ai servizi psichiatrici e protagonista in passato di atti anticonservativi. La donna ha rivolto un duro atto d'accusa al sistema, chiedendo perché, a fronte di una crisi acuta, sia stata scelta la detenzione anziché il ricovero: "Perché i ragazzi con fragilità certificate vengono scaricati in un carcere anziché ricevere cure consone?" Denunciando l'uso della cella come una "discarica sociale", la sorella ha chiesto verità per una morte avvenuta in solitudine, sostenendo che Christian sia stato "punito per il semplice fatto di essere fuori dalle righe".
Il suo accorato appello ha fatto seguito all'iniziativa parlamentare di Ilaria Cucchi e Marco Grimaldi, che lo scorso gennaio hanno portato il caso direttamente sui banchi del governo. Portando, nelle scorse settimane, il ministro di Grazia e Giustizia Carlo Nordio a fornire i chiarimenti richiesti attraverso una dettagliata risposta scritta, basata sugli accertamenti del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. Il Guardasigilli ha ricostruito le fasi dell'ingresso in istituto del giovane, avvenuto il 26 dicembre 2025 a seguito di un arresto per resistenza e lesioni. Secondo la relazione ministeriale, nonostante la dichiarata dipendenza da alcol e sostanze, "la valutazione psicologica ha indicato comportamento e ideazione corretti, umore tranquillo, assenza di propositi autolesivi e basso rischio di aggressività" , portando all'applicazione di un protocollo di vigilanza a basso livello.

La tragedia si è consumata nel tardo pomeriggio del 29 dicembre, poco dopo la convalida del fermo. Nordio ha precisato che il detenuto è stato "rinvenuto esanime in cella, avendo posto in essere un gesto anticonservativo con un lenzuolo fissato alle grate della finestra" , intorno alle 18.30. Nonostante l'intervento dei soccorsi e del 118, il decesso è stato dichiarato alle 19.20 per arresto cardiorespiratorio, causato da una "asfissia acuta da impiccamento volontario" , come confermato dall'autopsia eseguita il 2 gennaio 2026. Il ministro ha inoltre chiarito le ragioni del ritardo nelle comunicazioni ai familiari: "Poiché il detenuto aveva dichiarato, all'atto del suo ingresso in istituto, di non voler informare nessuno, la direzione penitenziaria, non possedendo contatti o altri riferimenti di familiari, ha richiesto ai Carabinieri di contattare questi ultimi".
Oltre alla cronaca del decesso, il ministro ha illustrato le contromisure adottate per contrastare il fenomeno dei suicidi, definendo il rafforzamento della tutela per i detenuti più vulnerabili come una priorità dell'Amministrazione: "I fondi destinati all'assistenza psicologica nel 2024 hanno raggiunto i 14 milioni di euro, quasi triplicando rispetto all'anno precedente" , ha sottolineato, citando anche il progetto "Integrando - Osservazione 2025" finanziato dalla Cassa delle ammende.
L'obiettivo dichiarato è quello di "costruire un sistema più efficace, coordinato e tempestivo nella protezione della salute mentale e nella prevenzione del disagio nei luoghi di detenzione" , anche attraverso l'introduzione dello psicologo di turno e di nuove tecnologie di allerta precoce. Mentre prosegue l'indagine ispettiva del provveditorato regionale per verificare la corretta applicazione dei protocolli, le parole di Alessia Guercio restano un monito sulla necessità di una gestione umana e sanitaria che preceda quella giudiziaria.
In allegato, il testo della risposta scritta fornita dal ministro.





