Economia e lavoro - 21 marzo 2026, 13:40

Decreto carburanti, le imprese artigiane piemontesi chiedono più sostegno

Confartigianato Piemonte apprezza il credito d’imposta per l’autotrasporto ma segnala la necessità di interventi più duraturi e di controlli efficaci sui rincari energetici

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Un decreto carburanti che introduce "interventi solo parziali” per Confartigianato Imprese Piemonte, soprattutto vista la situazione di difficoltà che stanno vivendo le imprese artigiane piemontesi.

“Il taglio delle accise di 20 centesimi è una misura tampone: con una durata limitata a soli 20 giorni offre un orizzonte temporale troppo breve per le imprese - commenta Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte - in un contesto in cui il prezzo del petrolio resta attorno ai 100 dollari al barile, le aziende hanno bisogno di strumenti strutturali, non di interventi emergenziali”.

Il tema centrale risiede nella necessità di fare di più. Confartigianato Imprese Piemonte valuta positivamente l’introduzione del credito d’imposta per il settore dell’autotrasporto, “un segnale importante”, sottolinea Felici, “perché tiene conto, almeno in parte, delle richieste delle categorie del trasporto merci, che hanno evidenziato come il carburante pesi fino al 30-35% dei costi operativi e come gli aumenti recenti possano azzerare margini già inferiori al 3%”.

Nello specifico, Confartigianato sottolinea la necessità di rendere il credito d’imposta più accessibile e immediatamente operativo, evitando ritardi o complessità burocratiche che ne riducono l’efficacia. Tuttavia, viene messo in evidenza un limite: l’esclusività per il settore dell’autotrasporto. “Un’estensione temporanea a tutte le imprese artigiane sarebbe stata una misura più equa e più rapida per sostenere l’intero sistema produttivo”.

Anche il sistema di controllo sul pericolo di speculazioni è da tenere d’occhio e lo stesso decreto prevede, in questo senso, un regime speciale: “In una fase così delicata il rischio di speculazioni è concreto - evidenzia Felici - servono controlli stringenti e tempestivi che impediscano che accada quello che, purtroppo, abbiamo già visto anche con il conflitto in Ucraina”.

Sul fronte delle materie prime, inoltre, pesano le tensioni sulle filiere globali. Secondo le rilevazioni della Banca Mondiale, a febbraio 2026 l’indice delle quotazioni di metalli e minerali - che include alluminio, rame, minerali ferrosi, piombo, nichel, stagno e zinco - registra un aumento del 23,8% su base annua, con punte del +53% per lo stagno e del +38,8% per il rame. A incidere è anche la dipendenza dall’estero: il 13,7% dell’alluminio importato dall’Italia proviene da Paesi del Medio Oriente, un’area esposta a tensioni geopolitiche che potrebbero ridurre l’offerta e spingere ulteriormente i prezzi.

"Le imprese artigiane hanno bisogno di politiche energetiche e fiscali di medio-lungo periodo, in grado di garantire stabilità dei costi e sostenere la competitività del sistema produttivo - continua Felici - senza interventi strutturali, il rischio è quello di comprimere ulteriormente margini già messi a dura prova”.

"Il decreto carburanti - conclude Felici - non determinerà una liquidità immediata per le aziende, il credito non sarà scaricabile se non al 31 dicembre 2026, con i tempi delle aziende non ci siamo. Un provvedimento tampone poco incisivo e che riesce a mettere solo una piccola toppa rispetto allo strappo legato agli aumenti che ci sono stati”.

Redazione

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