Viviamo in un posto bellissimo - 21 marzo 2026, 06:58

Viviamo in un posto bellissimo che da oggi vede la primavera

Puntata sull’odierno inizio di primavera, simbolo di nuova vita e di risveglio della natura che la mente rappresenta istintivamente in un’immagine. La mia? Un carciofo

Viviamo in un posto bellissimo che da oggi vede la primavera

Oggi inizia la primavera, simbolo universale di rinascita, fioritura e risveglio della natura dopo i freddi invernali. Il termine deriva dal latino prīma vēra, traducibile in primo splendore. Detto questo, se scrivo primavera qual è la prima immagine che vi viene in mente? Colline verdi punteggiate da margheritine e dall’esplosione di pois gialli del tarassaco, ciliegi e pruni carichi, tutto d’un tratto, di cromie da emozione, qualche prima rondine, o che altro?


Delle quattro stagioni, la primavera è certamente la stagione che ha ispirato di più gli artisti di ogni tempo: da Botticelli a Monet, fino agli "Albicocchi in fiore" di Van Gogh. Troppo facile farsi conquistare dalla tipica esplosione di colori, luci e profumi che stimolano la creatività, portando in automatico ad esplorare temi legati alla bellezza ideale, alla giovinezza e alla forza della natura in ciclica rinascita. In fondo, ogni grande quadro a tema primaverile è una chiara risposta alla mia precedente domanda. E voi, cosa rispondereste? 

In attesa delle vostre risposte, che sarebbe bello leggere come commenti alla condivisione di questo articolo sulla pagina Facebook di La voce di Asti o sul mio profilo, rispondo io con un ben poco romantico e assai prosaico Carciofo astigiano del Sorì. In realtà, non solo è la prima immagine primaverile che mi viene in mente, ma trovo quel grandioso prodotto del Sud Astigiano, altamente rappresentativo della nostra primavera e sufficientemente carico di poesia e idealità, tanto da rendere non certo prosaica la mia scelta. Prodotto di nicchia, Presidio Slow Food, con storia e storie sufficienti a ricoprirlo di quel romanticismo, non percepibile in prima istanza.

Piccolo carciofo, dalle lontane origini, ricco di gusto. Per la Regione Piemonte è il Carciofo della Valtiglione PAT, acronimo di Prodotto Agroalimentare Tipico, a testimonianza della sua antica storia produttiva, concentrata in una particolare zona dell’Astigiano. 

Tenero, dolce e senza spine, degustabile, se tutto va bene, dall’ultima settimana di aprile, fino, più a meno a giugno avanzato. Bisogna risalire al XVII secolo per rinvenire le prime testimonianze scritte riguardanti la sua coltivazione. Una, rilevante, nel 1635, quando Francesco Agostino Della Chiesa, storiografo anche al servizio dei Savoia, nel soddisfare la necessità di far conoscere i domini sabaudi, pubblica la Relazione dello stato presente del Piemonte. Relazione che segnalava nell’area compresa tra i fiumi Tanaro, Belbo e Tiglione, la coltivazione di abbondanti "chiarchiofoli", oltre a cardi e asparagi.

 Tradizione sopravvissuta al trascorrere del tempo fino a raggiungere la massima diffusione negli anni '50 del Novecento, seguita poi da lunghi decenni di abbandono, quale tardivo impossibilitato a competere con i prezzi da fine stagione degli altri carciofi. Se non è scomparso dobbiamo solo ringraziare Egidio Gagliardi, ottuagenario agricoltore di Mombercelli, che ha sempre continuato a conservarlo e coltivarlo, fino a diffonderne la produzione tra un piccolo gruppo di orticoltori locali. Carciofo che dall’anno scorso ha una sua festa, la “Sagra dl’ Artichòc”, a Costigliole d’Asti, di cui sono già uscite le prime notizie sui social: 16 e 17 maggio. Nel frattempo, appena arriveranno, per me sarà veramente primavera.

Davide Palazzetti

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