Attualità - 23 marzo 2026, 16:08

Monferrato Next dà voce ai giovani: al via la campagna social per ripensare il futuro dei piccoli paesi

La Fondazione Mos Ets raccoglie idee e proposte tra i 15 e i 34 anni in cinque Comuni: "Occorre consolidare la coesione e smettere di pensare in piccolo"

Immagine realizzata con AI

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"Cosa pensi, quando pensi al Monferrato? Cosa vorresti cambiare?". È partita da queste due semplici domande la campagna social di Monferrato Next, il progetto ideato dalla Fondazione Mos Ets (Monferrato on stage – enti terzo settore) e sostenuto dall'assessorato alle Politiche giovanili della Regione Piemonte. L'iniziativa ha un obiettivo chiaro e ambizioso: integrare ragazze e ragazzi tra i 15 e i 34 anni nella progettazione di attività capaci di rigenerare il tessuto sociale e il futuro dei piccoli paesi.

Per farlo, la campagna sta diffondendo in rete una serie di brevi video-interviste raccolte nei Comuni di Portacomaro, Moncalvo, Piea, Roatto e Cavagnolo. Il quadro che ne emerge ribalta la narrazione più diffusa: di fronte a fenomeni reali come lo spopolamento, la denatalità e la carenza di servizi, non si trova una generazione disincantata o rassegnata alla fuga, ma un gruppo di giovani intenzionati a vivere e ripensare il territorio in modo attivo.

La terra come valore economico e culturale

I racconti raccolti restituiscono sentimenti convergenti e una sorprendente comunione di vedute. È il caso di Sonia Pozzo, tecnico agronomo di 30 anni, che spiega: "Quando penso al Monferrato, penso semplicemente alla terra. Questo sia per questioni lavorative personali, ma anche per storia familiare, avendo avuto mio nonno un'azienda agricola". Per la giovane professionista, la terra esprime un duplice valore, economico e culturale, da cui bisogna ripartire. "Per questo motivo occorre cambiare una certa mentalità – aggiunge – occorre lavorare per consolidare una certa coesione fra paesi e abitanti, in modo da guardare al futuro con attiva partecipazione".

Un invito a scardinare vecchie abitudini che arriva anche da Lorenzo Mossotto, magazziniere di 22 anni. "Nel Monferrato sopravvive ancora una mentalità un po' stantia, forse disabituata a pensare in grande – osserva – I nostri Comuni però possono esprimere un grande potenziale. Ci sono molti giovani pronti a impegnarsi per ravvivare la vita e le attività dei piccoli paesi, così da restituire alla nostra terra la centralità e il valore che merita".

Tradizioni e consapevolezza per invertire la rotta

L'amore per il territorio, radicato nelle storie familiari, si traduce nella volontà di mantenere vivo il tessuto comunitario. Come sottolinea Federica Stefan, insegnante di 32 anni: "Le tradizioni tramandate per lunghe generazioni continuano ancora in piena continuità. Eventi e fiere rappresentano ancora oggi momenti nodali per le comunità dei piccoli Comuni. Si tratta di situazioni nelle quali i giovani hanno ancora voglia di impegnarsi e che dovrebbero diventare uno dei motivi di permanenza". La sua è una prospettiva controcorrente: "I giovani non devono insomma puntare ad andarsene, ma devono riconoscere nel Monferrato una concreta occasione di espressione personale e di futuro".

A chiudere il cerchio è lo studente ventenne Giacomo Vione, che individua proprio nel senso di comunità la chiave per il rilancio. "Il valore familiare dei nostri paesi rappresenta un valore culturale di assoluto primo piano, che può davvero diventare il motore di un grande cambiamento – conclude – Ripartire dalla consapevolezza del nostro passato è il modo migliore per ripensare il Monferrato in grande: un luogo dove, a cominciare dai giovani, sia possibile trovare occasione di cultura, lavoro e divertimento".

Redazione

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