Il nuovo romanzo di Maurizio Blini, autore torinese con forti legami nell'Astigiano, esplora le ombre metropolitane e la complessità dei legami umani, preparandosi a conquistare anche il pubblico astigiano. Giovedì 2 aprile, alle 18, il noto autore farà tappa al Diavolo Rosso di piazza San Martino 4, ad Asti, per presentare la sua ultima fatica letteraria. A moderare l'incontro, che si preannuncia denso di spunti e riflessioni, saranno la nostra giornalista Betty Martinelli e Marco Rosso.
Nelle pagine di "E se domani", recentemente pubblicato per Edizioni del Capricorno all'interno della rassegna Piemonte in Noir, la città di Torino smette di essere un semplice sfondo per trasformarsi in un organismo vivo e pulsante. Maurizio Blini ci accompagna in una discesa vertiginosa tra le strade e le periferie del capoluogo, dove la violenza si mescola alla fragilità e le regole del passato sembrano ormai saltate.

Tra vecchi codici e nuove gang
L'omicidio plateale di un giovane sudamericano davanti alla questura di corso Vinzaglio è l'innesco di una trama complessa. Lo scrittore fotografa una mutazione genetica della criminalità urbana: da una parte le tradizionali organizzazioni, abituate a muoversi nel rispetto di gerarchie consolidate e confini invisibili per garantire un delicato equilibrio; dall'altra l'irruenza delle gang di latinos, una realtà spietata e senza scrupoli che l'autore aveva già affrontato nel precedente romanzo Di rabbia e di vento. Questi giovanissimi sfidano ogni regola, mossi dalla smania di ottenere tutto e subito.
È un mondo in cui il rapporto con la violenza diventa quasi metafisico. Dietro i tatuaggi e l'ostentazione di spavalderia, si nascondono ferite profonde e un senso di fratellanza totalizzante, espressione di una rabbia che nasce ai margini e si scontra frontalmente con l'impreparazione delle istituzioni.
I fratelli Stelvio e il peso del tempo
A misurarsi con questa realtà in frantumi ci sono Silvano e Moreno Stelvio, figure storiche dell'universo narrativo dell'autore. Il loro rapporto, da sempre basato su una solida intesa, si scontra in questo capitolo con incomprensioni e menzogne, specchio di una stanchezza interiore che accomuna chi per decenni ha lottato contro il crimine.
Moreno, ormai in pensione, fatica a recidere il cordone ombelicale con la questura, aggrappandosi alle indagini per sentirsi ancora vivo. Silvano, al comando della Mobile, tenta invece di proteggerlo in una dinamica familiare che vede i ruoli invertirsi, mentre nuovi personaggi, come il questore Eusebio, portano con sé l'ombra di vicende dolorose come i fatti del G8 di Genova del 2001.
La musica come rifugio
Come suggerisce il titolo, omaggio alla celebre canzone interpretata da Mina, la musica è una componente vitale del romanzo, nota caratteristica di Blini, anche musicista. Le note accompagnano i momenti di riflessione dei protagonisti, stemperando la tensione narrativa.
Il romanzo non si limita all'indagine poliziesca, ma scava nel profondo dei personaggi, restituendoci uomini segnati dal senso di colpa e dalla malinconia per scelte che, inevitabilmente, presentano il conto. È una riflessione cruda sul mestiere del poliziotto, visto quasi come una missione sacerdotale fatta di rinunce, ma anche sull'inesorabile scorrere del tempo che costringe a ridisegnare i propri equilibri in un mondo sempre più sfuggente.
Dalla polizia alla scrittura: chi è Maurizio Blini
Il realismo crudo che permea le indagini dei fratelli Stelvio non è frutto di semplice immaginazione. Nato a Torino nel 1959, Maurizio Blini riversa nei suoi romanzi un'esperienza sul campo lunga una vita. Laureato in Scienze dell'amministrazione e dell'investigazione, ha lavorato per oltre trent'anni come investigatore della polizia di Stato, congedandosi nel 2009 con il grado di commissario.
Il suo impegno all'interno delle forze dell'ordine si è sviluppato anche a livello sindacale, dove ha lottato per molti anni per i processi di democratizzazione degli apparati di sicurezza. Oltre a essere uno dei fondatori e animatori del collettivo letterario Torinoir, oggi dedica la sua vita alla scrittura, scandagliando con lucidità sia le zone d'ombra della sua città, sia l'animo umano, con una particolare attenzione ai risvolti psicologici del mestiere del poliziotto.





